Il 7 giugno 2011 l'esecutivo europeo ha approvato un documento in cui si raccomanada all'Italia di inserire più concorrenza nel settore dei servizi, soprattutto nel segmento delle professioni. Secondo la Commissione europea, nel settore delle libere professioni, in Italia, "c'è ancora un ampio margine di manovra per imuovere barriere normative e amministrative". E ancora ci raccomanda la Commissione di "adottare nel 2011 la legge annuale sulla concorrenza, tenendo conto delle raccomandazioni presentate dall'Autorità Antitrust nazionale".
A mio avviso è evidente che la riforma della professione forense approvata dal Senato e ora all'esame della Camera (Atto Camera 3900) è l'esatto contrario di una apertura pro-concorrenziale del mercatoo dei servizi professionali di avvocato. Chissà se se ne parlerà in Commissione giustizia della Camera o se lì si cercherà disperatamente un accordo tra destra e sinistra in nome della qualificazione della "classe forense" (ormai proletaria). Ma chi si illude che un accordo del genere passerebbe in Aula? E se anche passasse, chi si illude che poi la legge anticoncorrenziale che ne risulterebbe potrebbe sopravvivere alle immediate censure di incostituzionalità che sorgerebbero in gran copia?
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