Non bisogna approvare con troppa fretta la riforma della professione forense

Riforma della professione di avvocato - l'iter per giungere alla l. 247/12
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Chi vincerà tra Antitrust e C.N.F.? Questa domanda è fuorviante perchè non sta scritto da nessuna parte che debba vincere l'uno o l'altra. Le riforme non sono una competizione fatta per far vincere una istituzione sull'altra; un partito sull'altro; una categoria sociale sull'altra; la Confindustria, le banche, le assicurazioni, i sindacati e le associazioni dei consumatori sui tanti  piccoli avvocati italiani; l'elite degli studi strutturati sul c.d. proletariato forense. Dovrebbero esser fatte per far vincere tutti i cittadini. Speriamo si recuperi questo modo di ragionare.

Una buona domanda è: "I numerosissimi avvocati e aspiranti tali che dissentono radicalmente su quasi tutti gli aspetti della proposta di riforma della professione forense elaborata dal C.N.F. avranno la forza di farsi sentire?".

Altre buone domande sono: "La proposta del CNF e le critiche (che sono anche proposte) dell'Antitrust non si possono smontare e riaggregare in una sintesi migliore? Non accettare in blocco la proposta CNF e non accettare in blocco la "proposta" Antitrust significherebbe creare un testo incoerente, un compromesso inadeguato e/o dalla vita breve? Non si può accettare di introdurre le tariffe minime in un corpus di regole che massimizzi, per il resto, una sana concorrenza tra avvocati? Non è forse vero che  in una categoria professionale manca la giusta concorrenza tra i professionisti o invece questa giusta concorrenza c'è, non se il  loro numero è basso o alto ma se le differenze di reddito all' interno della categoria sono o non sono troppo elevate? Non è forse vero che nella categoria professionale degli avvocati grandi differenze di reddito ci sono eccome, poichè ad una ristretta cerchia di avvocati che guadagna molto si affianca una sempre più numerosa schiera di nuovi proletari, spesso in realtà dipendenti di altri avvocati?  Non è forse vero che, così come i CCNL tutelano quelle categorie di lavoratori che soli sembravano bisognosi di tutela quando si scrisse l'art. 36 della Costituzione, oggi le tariffe minime e il riconoscimento della avvocatura dipendente (una realtà ormai non più marginale e in progressiva espansione anche perchè incentivata dall'esenzione dall'IRAP) svolgono la stessa funzione di garanzia per un'altra categoria di lavoratori, quella degli avvocati che si sono in notevole parte "proletarizzati" e ormai abbisognano di tutela rispetto a clienti forti o fortissimi (banche, assicurazioni, sindacati, associazioni di vario genere e in primo luogo associazioni dei consumatori, studi "strutturati")? In definitiva non va bene lo slogan <<Sana concorrenza tra avvocati e protezione dai poteri forti e fortissimi>>?"
Io dico: si è aspettato per anni ed ora sembra esserci una gran fretta di approvare la riforma della professione forense, cambiando poco o niente del testo approvato dalla Commissione giustizia del Senato il 19 novembre 2009 (versione ancora molto simile a quella predisposta originariamente dal CNF). Mi viene il sospetto che l'indagine conoscitiva dell'Antitrust del 21/3/2009 -che sostiene che la attuale disciplina delle "libere" professioni (compresa la professione d'avvocato) in Italia non attua adeguatamente il principio di concorrenza e di proporzionalità della regolazione- abbia colto nel segno e sia percepita come potenzialmente dirompente. Ancor più netta è la sensazione che sia percepita come altamente "infettiva" la segnalazione dell'Antitrust a Governo e Parlamento n. 41 del 21 settembre 2009, che censura aspramente le limitazioni alla concorrenza che si vorrebbero porre colla propsta di riforma forense ora approvata dalla Commissione giustizia del Senato. La segnalazione dell'Antitrust del 21 settembre 2009 evidenzia che, al contrario di quel che si ripete da più parti, il problema non sta solo nella reintroduzione o meno delle tariffe minime: il problema sta nell'impostazione complessiva della proposta legislativa AS601 che chiamare riforma è evidentemente impossibile.
Le reazioni alla proposta di "riforma" della professione nata da quella elaborata dal CNF, peraltro, non paiono poca cosa e potrebbero rapidamente crescere, nel solco d'una maggiore consapevolezza e d'un maggior protagonismo dei diretti interessati (avvocati, aspiranti cassazionisti, praticanti, abilitati, giovani studenti in giurisprudenza, clienti ecc ..). E' semplicemente falso che l'intera avvocatura si riconosca in tutti i punti della proposta di legge all'esame del Senato. E' vero invece che tutti gli avvocati chiedono la reintroduzione delle tariffe minime (e su questo dico che hanno proprio ragione). MA BISOGNA DIRGLIELO A GOVERNO E PARLAMENTO!!!
E comunque questa deve essere la stella polare: la concorrenzialità naturale della professione forense è stata sancita da Corte costituzionale 189/01 e sarebbe sicuramente censurata di violazione (anche) dell'art. 117 Cost. una legge di riforma che non tenesse in ageguato conto i suggerimenti dell'Antitrust.