Su ilsole24ore del 2/10/09 leggo un articolo dal titolo "Confindustria: rivedere la riforma dell'avvocatura". Vi si riferisce d'una lettera che la presidente della Confindustria avrebbe indirizzato al ministro della giustizia per chiedere uno stop alla riforma forense come pensata dalla "commissione ristretta" della Commissione giustizia del Senato. Sembrerebbe che i punti più critici per Confindustria siano non tanto le tariffe forensi (che infatti ben diffecilmente sono in pratica influenzate da scelte legislative che pretendano di imporne il livello) ma la questione dell'ampliamento delle riserve legislative agli avvocati (ampliamento che ridurrebbe l'attività di consulenza delle associazioni professionali come Confindustria) e la questione del limite di validità temporale (si propongono cinque anni soltanto) dell'abilitazione professionale, per cui se non si comincia a far l'avvocato entro quel certo numero di anni dal superamento dell'esame di stato bisogna rifare l'esame (limite temporale che -a quanto mi pare di capire- sarebbe un ostacolo economicamente convenientissima scelta delle imprese di costituire rapporti di lavoro non con avvocati ma con soggetti soltanto abilitati all'esercizio della professione <i c.d. giuristi d'impresa>, che costano meno). Cosa vedo e temo all'orizzonte? un accordo tra poteri forti a scapito di quello che è ormai l'inconsapevole e facilmente manovrabile (a meno che i manovratori non siano troppi) proletariato forense. Speriamo di no!
A commento mi pare adatta una illusione ottica di modificazione d'una forma forma solida nello spazio: nella realtà trattasi di forma solida che non altera le sue dimensioni ma viene fatta roteare in due diverse modalità che si succedono. Chi è in grado di vedere la realtà?
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