Sentenza CNF n. 37/2013: "rischio carcere" per l'avvocato cancellato dall'albo che fa consulenza?

Deontologia - Le norme deontologiche
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Dalla newsletter di deontologia forense del CNF dell'8 giugno 2013:

"L’esercizio abusivo dell’attività professionale forense in ambito stragiudiziale.
L’attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale, ove connessa all’attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato, è di competenza degli avvocati.
Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Salazar, Rel. Sica), sentenza del 13 marzo 2013, n. 37

 

L’offerta di prestazione professionale a prezzi bassi determinati a forfait.
La proposta che offra servizi professionali a costi molto bassi lede il decoro della professione legale, a prescindere dalla corrispondenza o meno alle indicazioni tariffarie, dovendo parametrarsi l’adeguatezza del compenso al valore ed all’importanza della singola pratica trattata e non già determinarsi forfettariamente senza alcuna proporzione all’attività svolta.
Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Salazar, Rel. Sica), sentenza del 13 marzo 2013, n. 37
NOTA:
In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Perfetti, Rel. Morlino), sentenza del 2 marzo 2012, n. 34.

 

L’avvocato non può esporre i propri clienti in vetrina.
Lo studio professionale deve garantire la riservatezza del cliente, quale esplicazione del decoro e della dignità che la funzione sociale della professione impone, sicché, qualora l’ufficio si trovi a pian terreno sul fronte strada, porte e finestre devono essere schermati o riparati dalla vista dei passanti.
Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Salazar, Rel. Sica), sentenza del 13 marzo 2013, n. 37
NOTA:
In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (Pres. Alpa, Rel. Broccardo), sentenza del 2 marzo 2012, n. 39.

 

I limiti deontologici alla pubblicità professionale (dopo il c.d. Decreto Bersani).
I principi in tema di pubblicità di cui alla legge 248/2006 (c.d. Decreto Bersani), pur consentendo al professionista di fornire specifiche informazioni sull’attività e i servizi professionali offerti, non legittimano tuttavia una pubblicità indiscriminata avulsa dai dettami deontologici, giacché la peculiarità e la specificità della professione forense, in virtù della sua funzione sociale, impongono, conformemente alla normativa comunitaria e alla costante sua interpretazione da parte della Corte di Giustizia, le limitazioni connesse alla dignità ed al decoro della professione, la cui verifica è dall’ordinamento affidata al potere – dovere dell’ordine professionale.
Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Salazar, Rel. Sica), sentenza del 13 marzo 2013, n. 37
NOTA:
In senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Tacchini), sentenza del 28 dicembre 2012, n. 204, Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Tacchini), sentenza del 29 novembre 2012, n. 170; Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Pasqualin), sentenza del 15 ottobre 2012, n. 152; Consiglio Nazionale Forense (Pres. Alpa, Rel. Broccardo), sentenza del 2 marzo 2012, n. 39; Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. PERFETTI, rel. BIANCHI), sentenza del 21 dicembre 2009, n. 183."

 

COME LA VEDO IO:

La sentenza n. 37/2013 del CNF fa il punto su tante tematiche d'attualità. La più interessante mi pare quella relativa al "rischio carcere" per l'avvocato che, dopo esser stato cancellato dall'albo, svolga attività di consulenza stragiudiziale in maniera continuata e professionale , fruendo di strutture stabili e idonee e definendosi professionista qualificato.

 

Mi pare che i nuovi ambiti di legittima attività di consulenza riconosciuti dall'art. 2 della l. 247/12 a soggetti non avvocati impongano, ormai, di ritenere superate le posizioni più rigoriste della Cassazione penale (Cass. 49/2002; Cass. 1151/2003; Cass. 18898/2004) citate dalla sentenza del CNF n. 37/2013.

 

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