"Un richiamo all'ordine", di Michele Pellizzari 24.01.2012

Antitrust, liberalizzazione, concorrenza - La primazia di concorrenza e liberalizzazione
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Riporto da www.lavoce.info l'articolo "UN RICHIAMO ALL'ORDINE", di Michele Pellizzari, del  24.01.2012

 

"Il decreto sulle liberalizzazioni contiene interventi significativi che potrebbero modernizzare i servizi professionali in maniera incisiva. Il difetto è che non modificano la struttura istituzionale del settore. Le categorie interessate potrebbero così utilizzare il principio di autoregolamentazione per neutralizzarne gli effetti. Una riforma efficace dovrebbe impedire che l'esame di abilitazione sia gestito dagli stessi professionisti che saranno i diretti concorrenti dei candidati promossi. E allargare la composizione degli organi dirigenziali degli ordini. Il decreto sulle liberalizzazioni varato sabato dal governo contiene, per la parte che riguarda i servizi professionali, interventi molto significativi che hanno certamente il potenziale di modernizzare il settore in maniera incisiva. Sono interventi che nessun governo era mai riuscito a introdurre in modo così esteso.
Non si può però non rilevare che non si tratta di interventi strutturali, destinati cioè a modificare la struttura istituzionale del settore. Di conseguenza, esiste il rischio non troppo remoto che le categorie interessate possano reagire a queste riforme utilizzando le molte leve offerte loro dal principio di autoregolamentazione riuscendo a neutralizzarne gli effetti.

ESAMI, SCANDALI E RIFORME

Il sistema ordinistico attuale si fonda sul principio generale che ogni categoria professionale si occupa di regolamentare sia l'accesso alla professione, attraverso la gestione dell'esame di abilitazione, sia il controllo sulla pratica professionale, attraverso l'attività sanzionatoria.
Sono tanti gli studi scientifici e innumerevoli i resoconti giornalistici che documentano ormai in modo molto evidente il fallimento di tale principio ed è lì che si dovrebbe intervenire radicalmente: dal famoso scandalo degli scritti per l'esame di avvocato a Catanzaro, rivelatisi quasi tutti identici tra loro, al più recente esame di notariato che ricalcava l'esercitazione svolta in una scuola di notariato. Fino al fatto, documentato su questo sito, che il superamento dell'esame dipenda dalle connessioni familiari o dal livello della domanda. E agli elevatissimi tassi di familismo in questi mercati.
Si dovrebbe quindi intervenire strutturalmente su due fronti. Da un lato, sarebbe necessario evitare che l'esame di abilitazione sia gestito dagli stessi professionisti che saranno anche i diretti concorrenti dei candidati promossi. Lo si può fare anche in quelle professioni in cui le competenze per la valutazione dei candidati sono concentrate esclusivamente nella professione stessa prevedendo che i commissari non operino nella medesima area geografica dei candidati. Il meccanismo di accoppiamento casuale delle sedi d'esame introdotto nel 2004 dall'allora ministro della Giustizia Castelli per gli avvocati va proprio in questa direzione e ha prodotto risultati notevolti. Dovrebbe essere esteso anche agli esami orali e ad altre categorie.
Il secondo intervento riguarda invece la composizione degli organi dirigenziali degli ordini, che oggi sono esclusivamente in mano ai professionisti stessi, proprio in virtù del principio di autoregolamentazione. Come avviene in altri paesi, sarebbe necessario che la gestione degli ordini e della loro attività sanzionatoria e di controllo fosse condivisa anche con rappresentanti istituzionali, magari provenienti dall'Autority per la concorrenza, e con quelli dei consumatori, privati e imprese, e dei potenziali nuovi professionisti, gli studenti di più alto grado delle materie collegate.

POSTI MAI COPERTI DAI NOTAI

Senza questi interventi sulla struttura istituzionale del sistema ordinistico è lecito temere che molte delle misure introdotte dal decreto Monti possano essere neutralizzate. Anzi, in alcune parti il decreto sembra proprio offrire agli ordini l'appiglio per vanificarlo.
Per esempio, il decreto prevede che il tirocinio possa essere svolto anche in concomitanza con il percorso universitario, ma solo “in presenza di un'apposita convenzione quadro stipulata tra i consigli nazionali degli ordini e il ministro dell'Istruzione”. Che incentivo avranno gli ordini a attivare le convenzioni, che, tra l'altro, non erano previste nella prima bozza del decreto?
Allo stesso modo, l'aumento del numero dei notai dovrebbe passare attraverso il bando di circa 500 nuovi posti per i prossimi tre anni fino alla copertura di tutto il fabbisogno. Oggi i notai attivi sono 4.451 contro 6.152 sedi notarili disponibili. Contando anche i 500 nuovi posti introdotti  dal decreto Monti, mancano all'appello 2.200 notai, ovvero il 50 per cento degli attivi. Il paradosso è che in questa situazione, in nessun concorso bandito dal 1985 a oggi (ovvero da quando è possibile recuperare i dati), il numero di posti messi a bando è stato pari al numero di posti disponibili. Non solo, in moltissimi casi il numero di promossi è stato significativamente inferiore a quello dei posti. In altre parole, poiché i notai hanno un controllo notevole sulle procedure di selezione, qualora volessero limitare o neutralizzare la portata dell'espansione dell'offerta prevista dal governo Monti non dovrebbero far altro che diventare più severi all'esame.
Ragionamento analogo vale anche per l'abrogazione delle tariffe minime. Basti ricordare che in occasione delle famose lenzuolate di Bersani, il consiglio nazionale forense avvertì che, nonostante le tariffe minime avessero assunto un valore soltanto indicativo, offrire servizi professionali a prezzi inferiori a quelli indicati sarebbe stata comunque considerata pratica contraria alla corretta condotta professionale e, quindi, soggetta ad attività sanzionatoria da parte degli ordini.
Bene, quindi, i contenuti del decreto, ma è importante evitare che con queste misure si ritenga chiusa la questione degli ordini professionali che, invece, necessitano ancora di interventi strutturali, senza i quali anche le misure faticosamente introdotte oggi rischiano di essere inefficaci."