Disegno di legge Sen. Lauro n. 2852 / 2011 per abolire ordini professionali e esami di stato

Martedì 02 Agosto 2011 15:29 avv. Maurizio Perelli Riforma di tutte le professioni - Riforma delle professioni regolamentate
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(da www.dirittodelleprofessioni.it )

Il 27 luglio 2011 il Sen. Raffaele Lauro (pdl) ha presentato il disegno di legge n. 2852 "Modifica all'articolo 33, quinto comma, della Costituzione in materia di ordini professionali" (vedi all'indirizzo http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=611745 ). Il ddl è stato assegnato alla 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) del Senato, in sede referente il 15 settembre 2011 ma non ne è ancora iniziato l'esame.

L’art. 33 della Costituzione recita: “È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all’esercizio professionale”.  Il ddl prevede: "All’articolo 33, quinto comma, della Costituzione, le parole: «e per l’abilitazione all’esercizio professionale» sono soppresse".

Avrebbe dichiarato Lauro: “Questa è la prima e la più importante  delle riforme liberali da realizzare al più presto nel nostro Paese, se vogliamo liberare energie per un nuovo sviluppo economico. Gli Ordini professionali si sono trasformati in corporazioni, che hanno il solo scopo di difendere ed amministrare privilegi acquisiti, cioè costi aggiuntivi per i cittadini e mediocre qualità dei servizi... La Banca d'Italia ha stimato l’entità della rendita monopolistica degli Ordini, che ostacola una vera concorrenza, nella misura di 11 punti di PIL in pochi anni, di cui ben 5 nei primi tre anni”. All'indirizzo http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Attsen/00025248.htm la scheda del Senatore, contro il quale si sono subito scagliati vari Ordini professionali.

Questa la relazione al disegno di legge:

"Onorevoli Senatori. – Gli ordini professionali costituiscono un impedimento alla libertà professionale e al libero accesso alla professione, limitazioni che si ripercuotono, poi, sul cittadino in costi e qualità dei servizi. Dall’ordine dei giornalisti a quello dei medici, queste corporazioni hanno il solo scopo di amministrare e difendere privilegi acquisiti.

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, in un’indagine conoscitiva terminata il 15 gennaio 2009, ha denunciato restrizioni alla concorrenza sia normative sia legate alle decisioni degli ordini. Il regime attuale non produce benefici: «Se il professionista è vincolato al rispetto di standard qualitativi minimi e, al tempo stesso, gli utenti sono messi in condizione di confrontare le offerte dei professionisti, sarà più difficile e meno conveniente erogare prestazioni di bassa qualità». La garanzia ultima per il cliente, insomma, sta nella pluralità dell’offerta, non nel monopolio degli ordini.
La stessa Banca d’Italia ha stimato l’entità della «rendita monopolistica» che è premio della scarsa concorrenza nel settore dei servizi (professioni comprese). Se tale rendita fosse restituita al mercato, il prodotto interno lordo (PIL) potrebbe lievitare di undici punti in pochi anni, di cui cinque punti nei primi tre anni.
Come conseguenza è urgentemente necessario aprire un mercato che oggi non è libero: il cittadino consumatore, alla ricerca della professionalità per vivere meglio, deve poter scegliere esclusivamente il miglior rapporto qualità/prezzo.
In occasione dell’approvazione del decreto-legge per la stabilizzazione finanziaria 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, presentato dal Governo al fine di respingere l’urto della speculazione finanziaria sul nostro sistema economico e che, con ogni probabilità e per tale ragione, passerà alla storia parlamentare come un raro esempio di rapidità di approvazione, è tornato d’attualità il tema della possibile abolizione degli ordini professionali.
La riforma delle professioni, inizialmente inserita nella manovra, poi stralciata e annunciata sotto forma di proposta di legge delega, sembra segnare un’inversione di rotta rispetto ad una condotta politico-parlamentare tesa a tutelare lo status quo.
Il presente disegno di legge costituzionale è volto a sostenere in concreto la visione liberale della maggioranza di governo, intervenendo alla radice normativa delle disposizioni che, nel tempo, hanno regolato la materia degli ordini.
Le cautele che, infatti, hanno frenato i tentativi liberalizzatori sono state dettate dai profili di possibile incostituzionalità delle norme. L’articolo 33, quinto comma, della Costituzione prevede espressamente l’esame di stato per l’abilitazione all’esercizio professionale: ed è qui che si interviene, sopprimendo la disposizione relativa all’esame di abilitazione".