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La responsabilità dell' Stato giudice dopo la sentenza della Corte di giustizia in causa C-379/10

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Sui riflessi per l'ordinamento interno della sentenza della Corte di giustizia nella causa C-379/10, del 24 novembre 2011, vedi l'articolo del Prof. Alessandro Pace

Da tempo, sia in giurisprudenza che in dottrina, s'erano avvertite le implicazioni, derivanti dalla sentenza Kobler e poi  dalla sentenza Traghetti del mediterraneo, sulla normativa italiana riguardante la resoponsabilità civile dello Stato "per fatto di giudici" .

 

Scrive, tra l'altro, Alessandro Pace nel detto articolo dal titoolo "Le ricadute sull'ordinamento italiano della sentenza della Corte di giustizia dell'U.E. del 24 novembre 2011 sulla responsabilità dello Stato giudice", pubblicato sulla rivista dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti n. 1/2012), che dopo la sentenza della Corte di giustizia del 24/11/2011 che ha deciso la causa C-379/10, "gli errori commessi nell’attività di interpretazione di norme di diritto comunitario e di valutazione del fatto e delle prove potranno dar luogo a responsabilità civile dello Stato, non essendo più l’art. 2 comma 2 [della l. 117/1988] applicabile nei giudizi in cui vengano in discussione norme di provenienza comunitaria. Sarà pertanto censurabile d’ora in poi il comportamento del giudice di ultima istanza che dia «a una norma di diritto sostanziale o procedurale comunitario una portata [anche solo] manifestamente erronea» (sentenza Traghetti, n. 35). D’ora in avanti non sarà infatti più applicabile la giurisprudenza della Corte di cassazione -che era stata ritenuta troppo restrittiva dalla sentenza annotata (v. nn. 37 e 43)- che identificava, come soli limiti esterni invalicabili dal giudice, talune ipotesi-limite difficilissimamente concretizzabili (violazioni evidenti, grossolane e macroscopiche della norma di diritto; lettura di essa in termini contrastanti con ogni criterio logico; adozione di scelte aberranti nella ricostruzione della volontà del legislatore; manipolazione assolutamente arbitraria del testo normativo; sconfinamento dell’interpretazione nel diritto libero). Ovviamente, perché l’interpretazione errata possa ridondare in «violazione manifesta» dipenderà -come sempre- dal grado di chiarezza e precisione della norma violata, dal carattere scusabile o inescusabile dell’errore di diritto commesso nonché «dalla mancata osservanza, da parte dell’organo giurisdizionale di cui trattasi, del suo obbligo di rinvio pregiudiziale ai sensi dell’art. 234, comma 3, TCE, ed è presunta, in ogni caso, quando la decisione interessata interviene ignorando manifestamente la giurisprudenza della Corte in materia» (così la sentenza Traghetti al n. 43 con rinvio ai nn. 53-56 della sentenza Köbler). Del pari, quanto alla concretizzazione della responsabilità dei giudici con riferimento alle ipotesi dell’art. 2 comma 1, la colpa grave dovrà equivalere alla «manifesta violazione del diritto comunitario», per la quale, in sostanza, valgono gli stessi criteri sopra identificati come limiti esterni dell’interpretazione del giudice".

 

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