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Discriminati gli avvocati rispetto ai giudici: solo i primi sono sempre responsabili se sbagliano...

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(da www.servizi-legali.it )

... La discriminazione riguarda la colpa grave per "instabilità giurisprudenziale".

La Giustizia con la G maiuscola non si realizza, di certo, scaricando sui soli avvocati tutto il peso (almeno quello economico di una assicurazione sulla responsabilità  professionale che dopo la sentenza della Cassazione 18612/2013 costerà un bel pò) dell'incertezza giurisprudenziale, anche quando tale incertezza è "colposa" per errori di giudici.

Perchè su questi temi non interviene il CNF o l'OUA o l'AIGA o una delle tante associazioni specialistiche "maggiormente rappresentative d'avvocati" che il CNF indica nel suo sito? L'assicurazione obbligatoria della responsabilità professionale dell'avvocato, connotata come da Cass. 18612/2013, costerà troppo !!!

Il diverso trattamento della responsabilità professionale di avvocati e giudici è semplicemente incostituzionale se si aderisce (come deve farsi) alla opinione della Corte di giustizia. Quest'ultima scrive al punto 23 della sentenza del 6 settembre 2012 le cause C-422/11 P e C-423/11 P: "Si deve ricordare in proposito che, come il Tribunale ha dichiarato a buon diritto al punto 17 dell’ordinanza impugnata, la concezione del ruolo dell’avvocato nell’ordinamento giuridico dell’Unione, emanante dalle tradizioni giuridiche comuni degli Stati membri e su cui si fonda l’articolo 19 dello Statuto della Corte, è quella di una persona chiamata a collaborare con la giustizia e a fornire, in piena indipendenza e nell’interesse superiore di quest’ultima, l’assistenza legale di cui il cliente ha bisogno (v., in tal senso, sentenze del 18 maggio 1982, AM & S Europe/Commissione, 155/79, Racc. pag. 1575, punto 24, e Akzo Nobel Chemicals e Akcros Chemicals/Commissione, cit., punto 42, e ordinanza del 29 settembre 2010, EREF/Commissione, cit., punto 52)." Perchè mai l'avvocato "collaboratore" deve esser ritenuto maggiormente responsabile del giudice "protagonista"?

Non è condivisibile, dunque, la sentenza della Cassazione n. 18612 del 5 agosto 2013 per cui, tra l'altro: “In definitiva, l’opinabilità stessa della soluzione giuridica impone al professionista una diligenza ed una perizia adeguate alla contingenza, nel senso che la scelta professionale deve cadere sulla soluzione che consenta di tutelare maggiormente il cliente e non già danneggiarlo e, dunque, nella specie, egli è tenuto ad un comportamento (introduzione del giudizio o compimento di atti interruttivi idonei) che sia riferito alla decorrenza del termine più breve. In tale prospettiva, dunque, la misura della diligenza richiesta al legale è connotata proprio dall’esistenza del contrasto giurisprudenziale - aldilà della soluzione che poi lo verrà a comporre (peraltro, nella specie, si è trattato di contrasto diacronico permanente sino alle più recenti sezioni unite del 2008, sentenza n. 27337, con le quali si optato per l’applicabilità del termine prescrizionale più lungo nel caso di reato perseguibile a querela) - non potendo la compresenza di approdi giurisprudenziali non collimanti tra loro essere per ciò stesso evocata ad esimente della colpa grave, come diversamente potrebbe accadere, se del caso (e cioè ove ricorrano le circostanze di fatto idonee allo scopo), nella ben diversa ipotesi di overruling, ovverosia di mutamento giurisprudenziale, nell’interpretazione di una norma o di un sistema di norme, inatteso o comunque privo di preventivi segnali anticipatori del suo manifestarsi (quali possono essere quelli di un, sia pur larvato, dibattito dottrinale o di un qualche significativo intervento giurisprudenziale sul tema; cfr. Cass., Sez. Un. 12 ottobre 2012, n. 17402), e sino a quando esso possa ancora reputarsi tale, in ragione dell’onere di costante informazione del difensore sulla giurisprudenza (in siffatta ottica, si veda Cass. 7 febbraio 2011, n. 3030)”.

L'intera sentenza della Cassazione n. 18612/2013 la puoi leggere sull'ottimo Guida al Diritto.

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