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"Tutto quello che vorreste sapere sul riconoscimento delle qualifiche professionali"

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La Commissione europea ha pubblicato la guida "Tutto quello che vorreste sapere sul riconoscimento delle qualifiche professionali". in 66 domande e 66 risposte vengono spiegati in modo semplice i diritti dei quali gode un cittadino nel momento in cui intende ottenere il riconoscimento della propria qualifica professionale in un altro Stato membro.
Le istituzioni europee hanno introdotto norme che agevolano il reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali (più di 800 le professioni regolamentate) tra Stati membri abbattendo gli ostacoli alla libera circolazione dei professionisti nell'Unione Europea.
La Guida si propone di far chiarezza su una materia complessa per l'insieme di disposizioni, norme e principi comunitari e nazionali che regolano la materia. LEGGI DI SEGUITO LA GUIDA REDATTA DALLA COMMISSIONE EUROPEA ...

1
GUIDA PER L’UTENTE
Direttiva 2005/36/CE
Tutto quello che vorreste sapere sul riconoscimento delle
qualifiche professionali
66 DOMANDE
66 RISPOSTE
Il presente documento è stato elaborato a fini informativi. Il suo contenuto non
comporta alcuna responsabilità da parte della Commissione né dei suoi servizi.

2
INTRODUZIONE..................................................................................................................... 6
UN DIRITTO DEI CITTADINI EUROPEI ......................................................................... 6
DOVE REPERIRE ULTERIORI INFORMAZIONI?.......................................................... 7
I. È POSSIBILE AVVALERSI DELLA DIRETTIVA 2005/36/CE?.................................... 8
1) Si intende lavorare o studiare in un altro Stato membro? ..................................... 8
2) Quale professione si intende esercitare? ............................................................... 8
3) Quale nazionalità? ................................................................................................. 9
4) È possibile usufruire della direttiva se si è un cittadino di un paese terzo? .......... 9
5) In quale paese si intende ottenere il riconoscimento della propria qualifica
professionale?...................................................................................................... 10
6) In quale paese si è ottenuta la qualifica professionale?....................................... 11
7) Come appurare se la qualifica è stata ottenuta in uno Stato membro o in
un paese terzo? .................................................................................................... 11
8) La direttiva è applicabile se si è acquisita la formazione a distanza o presso un
istituto affiliato? .................................................................................................. 12
9) La professione che si intende esercitare in un altro Stato membro è
regolamentata in tale Stato (Stato membro ospitante)?....................................... 12
10) Che cosa succede se la professione che si intende esercitare non è
regolamentata nello Stato membro ospitante? .................................................... 13
11) La professione regolamentata che si intende esercitare è quella per la
quale si è qualificati?........................................................................................... 13
12) La professione che si intende esercitare o la formazione che prepara a tale
professione è regolamentata nel proprio Stato membro di origine?.................... 14
II. QUALI SONO LE NORME DELLA DIRETTIVA 2005/36/CE APPLICABILI IN
UNA DETERMINATA FATTISPECIE?...................................................................... 14
13) Si intende esercitare un’attività professionale in un altro Stato membro
recandovisi temporaneamente o stabilendovisi permanentemente?.................... 15
A. PRESTAZIONE DI SERVIZI TEMPORANEA...................................................... 15
A.1 Norme comuni ......................................................................................................... 15
14) Quali requisiti occorre soddisfare per avvalersi del regime di prestazione
di servizi? ............................................................................................................ 16
15) Che cosa significa “essere legalmente stabiliti”?................................................ 16
16) Occorre presentare una dichiarazione? ............................................................... 16
17) Come appurare se sia necessario presentare una dichiarazione e presso
quale autorità? ..................................................................................................... 17
18) Quali informazioni è necessario riportare nella dichiarazione? .......................... 18
19) Quali informazioni non possono essere richieste? .............................................. 18

3
20) Quali documenti possono essere richiesti a corredo della dichiarazione? .......... 18
21) L’autorità competente dello Stato membro ospitante può richiedere che si
forniscano documenti originali o copie certificate conformi? ............................ 19
22) I documenti devono essere tutti tradotti e le traduzioni devono essere
certificate? ........................................................................................................... 19
A.2 Regime generale....................................................................................................... 20
23) Dopo aver presentato la dichiarazione, quanto occorre attendere per
esercitare l’attività? ............................................................................................. 20
A.3 Regime derogatorio applicabile quando la professione comporta un rischio
a livello di salute o sicurezza pubblica................................................................... 20
24) La risposta alla domanda 23 è valida in ogni fattispecie?................................... 20
25) Quali sono le professioni che comportano un rischio per la salute o la
sicurezza pubblica interessate?............................................................................ 21
26) Le professioni settoriali sono interessate?........................................................... 21
27) Il controllo è sistematico? ................................................................................... 21
28) Nell’ipotesi di un controllo delle qualifiche, è necessario fornire ulteriori
informazioni e/o documenti?............................................................................... 21
29) Quale decisione può prendere l’autorità competente? ........................................ 22
30) Quale ulteriore accertamento può essere disposto dall’autorità competente
e in quali casi? ..................................................................................................... 22
31) Entro quale termine l’autorità competente deve prendere una decisione?.......... 23
32) Che cosa succede se l’autorità competente non risponde entro i
termini previsti?................................................................................................... 23
A.4 Norme relative all’esercizio .................................................................................... 24
33) Quali sono le norme da rispettare nell’esercizio dell’attività?............................ 24
34) Quali sono le norme dalle quali si è dispensati? ................................................. 24
B. STABILIMENTO.................................................................................................... 24
B.1 Elementi comuni a tutte le professioni .................................................................. 24
35) A chi rivolgersi per presentare domanda di riconoscimento? ............................. 24
36) Quali documenti può richiedere l’autorità competente dello Stato membro nel
quale si intende lavorare?.................................................................................... 25
36.a. Documenti riguardanti tutte le professioni ......................................................... 25
36.b. Documenti specifici delle professioni settoriali .................................................. 26
36.c. Documenti specifici delle professioni nel campo dell’artigianato,
dell’industria e del commercio........................................................................... 26
36.d. Documenti specifici delle professioni del sistema generale................................ 27

4
37) È possibile fornire di propria iniziativa ulteriori documenti ed è
consigliabile farlo? .............................................................................................. 27
38) L’autorità competente può richiedere che vengano forniti documenti
originali o copie certificate conformi? ................................................................ 27
39) I documenti devono essere tutti tradotti? ............................................................ 28
40) Entro quale termine deve essere esaminata una domanda di riconoscimento?... 28
41) Quali diritti conferisce il riconoscimento? .......................................................... 29
B. 2 Professioni settoriali................................................................................................ 29
42) Come si svolge l’esame della domanda?............................................................. 29
43) Quali requisiti occorre soddisfare per usufruire del riconoscimento
automatico? ......................................................................................................... 29
- Medico, infermiere responsabile dell’assistenza generale, dentista,
veterinario e farmacista ....................................................................................... 29
- Ostetrica .............................................................................................................. 30
- Architetto............................................................................................................. 30
44) Si usufruisce del riconoscimento automatico se si è acquisita la qualifica
prima della data di adesione del proprio paese all’Unione europea?.................. 31
- Medico, infermiere responsabile dell’assistenza generale, dentista,
veterinario, ostetrica e farmacista........................................................................ 31
- Architetto............................................................................................................. 31
45) Quale procedura di riconoscimento è applicabile quando non è possibile
concedere il riconoscimento automatico? ........................................................... 32
B.3 Professioni nel campo dell’artigianato, dell’industria e del commercio ............ 32
46) Come si svolge l’esame della domanda?............................................................. 33
47) Quali requisiti occorre soddisfare per usufruire del riconoscimento
automatico? ......................................................................................................... 33
48) Quale procedura è applicabile quando non è possibile concedere il
riconoscimento automatico?................................................................................ 33
B.4 Professioni coperte dal sistema generale............................................................... 34
49) Come si svolge l’esame della domanda?............................................................. 34
50) Quale decisione può prendere l’autorità competente? ........................................ 35
51) Quali requisiti ulteriori possono essere imposti dall’autorità competente? ........ 36
52) Nel caso in cui si richieda un tirocinio o una prova, l’autorità può
scegliere tra il tirocinio e la prova? ..................................................................... 36
53) Come ci si prepara alla prova attitudinale o al tirocinio di adattamento? ........... 36
54) Occorre individuare da soli il tirocinio di adattamento? ..................................... 37
55) Come si svolge il tirocinio di adattamento? ........................................................ 37

5
56) È possibile essere retribuiti nell’ambito del tirocinio di adattamento? ............... 37
57) Qual è il contenuto della prova attitudinale?....................................................... 37
58) Quante prove attitudinali all’anno si devono organizzare?................................. 37
59) È possibile presentarsi più volte alla prova attitudinale? .................................... 38
60) Entro quale termine l’autorità competente deve prendere una decisione
dopo la prova attitudinale o il tirocinio di adattamento?..................................... 38
III. SPESE............................................................................................................................... 38
61) È possibile che si richieda all’interessato di concorrere alle spese per
l’esame della sua pratica?.................................................................................... 38
62) È possibile che si richieda all’interessato un contributo finanziario per
una prova attitudinale o un tirocinio di adattamento? ......................................... 38
IV. RICORSI.......................................................................................................................... 39
63) Quali sono i diritti in materia di ricorso giurisdizionale?.................................... 39
V. REQUISITI LINGUISTICI ............................................................................................ 39
64) È possibile esigere che il richiedente conosca la lingua dello Stato membro
ospitante?............................................................................................................. 39
65) È possibile richiedere sistematicamente un esame linguistico? .......................... 40
VI. A CHI RIVOLGERSI IN CASO DI PROBLEMI.......................................................... 40
66) Chi può fornire assistenza a livello nazionale? ................................................... 40

6
INTRODUZIONE
UN DIRITTO DEI CITTADINI EUROPEI
La possibilità di esercitare attività economiche in un altro Stato membro è un diritto
fondamentale dei cittadini europei sancito dal trattato. Tuttavia, entro i limiti delle norme che
disciplinano il mercato interno, ogni Stato membro è libero di subordinare giuridicamente
l’accesso a una determinata professione al possesso di una qualifica professionale specifica,
generalmente quella rilasciata nel territorio nazionale. Ciò costituisce un ostacolo alla libera
circolazione dei professionisti nell’Unione europea in quanto i soggetti abilitati a esercitare la
medesima professione in un altro Stato membro sono titolari di una qualifica professionale
diversa, quella acquisita nel proprio Stato.
Le istituzioni europee hanno pertanto introdotto norme che agevolano il reciproco
riconoscimento delle qualifiche professionali tra Stati membri, come si prefigge la
direttiva 2005/36/CE, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche
professionali. Tuttavia, sebbene il riconoscimento sia agevolato, nel concreto non esiste una
soluzione univoca per il riconoscimento di tali qualifiche nell’Unione europea. La
direttiva 2005/36/CE è consultabile al seguente indirizzo Internet:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2005:255:0022:0142:IT:PDF
La direttiva è stata integrata da un codice di condotta approvato dal gruppo di coordinatori per
la direttiva 2005/36/CE (gruppo costituito da rappresentanti degli Stati membri), il quale
illustra le prassi amministrative nazionali corrette e non in materia di riconoscimento delle
qualifiche professionali. Il codice è reperibile al seguente indirizzo Internet:
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/future_en.htm#docs
COME UTILIZZARE LA GUIDA?
La guida si propone di spiegare in maniera semplice, sotto forma di domande e risposte, i
diritti dei quali gode un cittadino nel momento in cui intende ottenere il riconoscimento della
propria qualifica professionale in un altro Stato membro. La guida contiene risposte
a 66 domande organizzate secondo la struttura descritta di seguito.
In primo luogo, occorre verificare se nella propria fattispecie è possibile usufruire delle norme
della direttiva 2005/36/CE. A tal fine, è opportuno fare riferimento alle domande/risposte
riportate nella sezione I della guida.
Qualora sia possibile usufruire delle norme della direttiva, è necessario chiedersi se si intende
esercitare la professione in un altro Stato membro stabilendovisi in maniera permanente o
recandovisi temporaneamente (si veda la domanda 13). Le norme della direttiva applicabili
nelle due fattispecie non sono infatti le medesime. Se si intende esercitare la professione
recandosi temporaneamente nell’altro Stato membro, consultare la sezione II.A della guida.
Se invece l’intenzione è stabilirsi permanentemente nel suo territorio, consultare la
sezione II.B.

7
Va aggiunto che le norme della direttiva variano a seconda della professione esercitata.
Esistono tre grandi categorie di professioni soggette a regimi diversi, ossia:
- professioni le cui condizioni minime di formazione sono state armonizzate a livello europeo:
medico, infermiere responsabile dell’assistenza generale, dentista, veterinario, ostetrica,
farmacista e architetto. Nella guida tali professioni sono denominate “professioni settoriali”;
- professioni rientranti nel campo dell’artigianato, dell’industria o del commercio di cui
all’allegato IV della direttiva 2005/36/CE;
- tutte le altre professioni; nella guida tali professioni sono denominate “professioni del
sistema generale”.
È dunque fondamentale accertare con precisione il regime al quale è soggetta la professione
per la quale si è qualificati e che si intende esercitare in un altro Stato membro. La sezione II
della guida contiene spiegazioni in merito ai diversi regimi applicabili.
Per chiarimenti relativi ad aspetti pratici come spese, ricorsi, conoscenze linguistiche e
organismi da contattare in caso di problemi, consultare rispettivamente le sezioni III, IV, V
e VI della guida.
DOVE REPERIRE ULTERIORI INFORMAZIONI?
1) In generale, è possibile reperire ulteriori informazioni (disponibili in francese, inglese
e tedesco) in merito alla direttiva 2005/36/CE sul sito Internet della Commissione
europea al seguente indirizzo:
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/index_en.htm
2) Gli Stati membri hanno l’obbligo di rispettare la direttiva 2005/36/CE e devono
recepirla nella legislazione nazionale. La guida non contiene tuttavia informazioni
sulle norme nazionali volte a recepire la direttiva 2005/36/CE. Per informazioni utili
sulla procedura di riconoscimento e segnatamente sulle disposizioni in vigore a livello
nazionale (documenti richiesti, professione regolamentata o meno, livello di
regolamentazione, eccetera), rivolgersi ai punti di contatto nazionali, generalmente
preposti a fornire ogni chiarimento utile nell’ambito del riconoscimento delle
qualifiche. Per un elenco dei punti di contatto, consultare il seguente indirizzo
Internet:
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/contactpoints/index.htm
3) Per tutte le formalità alle quali adempiere nello Stato membro ospitante, fare
riferimento agli sportelli unici istituiti dalla direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi
nel mercato interno1.
1 Ciascuno Stato membro può decidere se intende utilizzare questo strumento per il personale e i
professionisti della sanità (ad esclusione dei veterinari) nella misura in cui questi non rientrano nella
direttiva 2006/123/CE.

8
I. È POSSIBILE AVVALERSI DELLA DIRETTIVA
2005/36/CE?
Le domande di seguito sono intese a chiarire se sia possibile usufruire delle norme della
direttiva 2005/36/CE. Tali norme sono infatti applicabili solamente nel caso in cui siano
soddisfatti determinati requisiti.
1) Si intende lavorare o studiare in un altro Stato membro?
La direttiva 2005/36/CE riguarda unicamente i professionisti qualificati a tutti gli
effetti a esercitare una professione nel proprio Stato membro nel momento in cui
intendano esercitare la medesima professione in un altro Stato membro.
Non vale invece per chi ha intenzione di studiare in un altro Stato membro né per chi
intraprende un percorso formativo in uno Stato membro e intende proseguirla in un
altro. Questi ultimi possono rivolgersi ai centri nazionali di informazione per il
riconoscimento accademico (NARIC) in grado di fornire loro informazioni sul
riconoscimento accademico dei diplomi:
http://www.enic-naric.net/
2) Quale professione si intende esercitare?
La direttiva 2005/36/CE non è applicabile alle professioni disciplinate da direttive
specifiche come, per esempio, i revisori legali dei conti, che rientrano nell’ambito di
applicazione della direttiva 2006/43/CE, gli intermediari assicurativi, coperti dalla
direttiva 2002/92/CE, gli avvocati che intendano esercitare in un altro Stato membro
con il proprio titolo di origine, ai quali si applicano le direttive 77/249/CEE e 98/5/CE.
Anche nel settore dei trasporti esistono varie direttive specifiche.
Esempio: un controllore di volo sloveno intende esercitare la professione in Italia; in
tal caso, il riconoscimento delle qualifiche professionali rientra nell’ambito di
applicazione della direttiva 2006/23/CE; un pilota di aereo ceco intende esercitare la
professione in Polonia; tale fattispecie rientra nell’ambito di applicazione della
direttiva 91/670/CE; analogamente, diverse professioni nel settore marittimo
rientrano nelle direttive 2005/45/CE e 2008/106/CE.
La direttiva 2005/36/CE vale pertanto per tutte le professioni non disciplinate da una
direttiva specifica. Per un elenco non esauriente delle professioni disciplinate dalla
direttiva 2005/36/CE, è possibile consultare il database al seguente indirizzo Internet:
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/regprof/index.cfm?newlang=en

9
Per ulteriori informazioni sulle professioni disciplinate dalla direttiva 2005/36/CE, è
anche possibile rivolgersi al punto di contatto dello Stato membro ospitante:
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/docs/contact-points/infopoints_
en.pdf
3) Quale nazionalità?
La direttiva 2005/36/CE è applicabile ai cittadini di 30 paesi: i 27 Stati membri
dell’Unione europea, nonché i tre paesi seguenti: Islanda, Norvegia e Liechtenstein.
Vale per i soggetti che, all’atto della presentazione della domanda di riconoscimento,
possiedano la nazionalità di uno di questi 30 paesi, anche se precedentemente ne
possedevano un’altra, ed è altresì applicabile ai soggetti con doppia nazionalità. È
pertanto applicabile, per esempio, a un cittadino argentino che possieda anche la
nazionalità italiana.
È opportuno sottolineare che per la Svizzera sono in vigore norme specifiche in
materia di riconoscimento delle qualifiche professionali.
4) È possibile usufruire della direttiva se si è un cittadino di un paese
terzo2?
La direttiva vale anche per i cittadini di paesi terzi familiari di un cittadino
dell’Unione europea che eserciti il proprio diritto alla libera circolazione all’interno
dell’Unione europea3.
Esempio: un medico americano titolare di un diploma britannico è coniugato con una
cittadina britannica. La coppia risiede nel Regno Unito, dopodiché decide di
trasferirsi in Germania. Nella fattispecie, il riconoscimento in Germania del diploma
britannico di dottore in medicina di cui è titolare il medico americano deve avvenire
conformemente alle norme della direttiva 2005/36/CE.
La direttiva è altresì applicabile ai cittadini di paesi terzi cui sia riconosciuto lo stato di
soggiornanti di lungo periodo4. Tuttavia, i diritti dei soggiornanti di lungo periodo
sono più limitati rispetto a quelli di cui godono i familiari di un cittadino dell’Unione.
La direttiva, per esempio, non si applica in Regno Unito, Irlanda e Danimarca e
riguarda unicamente lo stabilimento permanente. Non vale invece in caso di
prestazione temporanea di servizi (si veda la domanda 13).
2 Si tratta di paesi che non rientrano nei 30 paesi precitati, eccettuata la Svizzera per la quale sono in vigore
norme specifiche.
3 Direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini
dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri
(GU L 158 del 30.4.2004).
4 Direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che
siano soggiornanti di lungo periodo (GU L 16 del 23.1.2004).

10
La direttiva è inoltre applicabile ai cittadini di paesi terzi cui sia riconosciuto lo stato
di rifugiato in uno Stato membro5. Il rifugiato deve essere trattato nello Stato membro
che gli ha concesso tale stato come uno dei suoi cittadini. Se un rifugiato possiede una
qualifica professionale rilasciata in un altro Stato membro dell’Unione europea, lo
Stato membro che gli ha concesso lo stato di rifugiato deve riconoscere tale qualifica
professionale conformemente alla direttiva 2005/36/CE.
Esempio: un cittadino iracheno titolare di un diploma olandese di farmacista al quale
sia riconosciuto lo stato di rifugiato in Belgio deve ottenere il riconoscimento del
proprio diploma di farmacista in Belgio conformemente alle norme della
direttiva 2005/36/CE. Viceversa, se decide di stabilirsi in Danimarca, non può
avvalersi delle norme della direttiva 2005/36/CE.
A decorrere dal 19 giugno 20116, la direttiva varrà anche per i cittadini di paesi terzi
titolari di diploma ottenuto nell’ambito dell’insegnamento superiore che abbiano
ricevuto un’offerta di lavoro (titolari di una “carta blu”) ma solo per le attività
esercitate in veste di dipendenti. La direttiva non si applica al Regno Unito, all’Irlanda
e alla Danimarca.
5) In quale paese si intende ottenere il riconoscimento della propria
qualifica professionale?
La direttiva 2005/36/CE vale nei 30 paesi citati in risposta alla domanda 37.
La direttiva è applicabile ai soggetti che intendano esercitare un’attività professionale
in un altro Stato membro, il che significa che lo Stato membro o paese nel quale si
intende esercitare la professione deve essere diverso da quello nel quale si sono
acquisite le qualifiche. È indispensabile che esista un elemento “transfrontaliero”. La
direttiva, pertanto, non vale per situazioni prettamente interne di un paese.
Esempio: la direttiva è applicabile a un ingegnere di nazionalità italiana qualificato a
tutti gli effetti in Italia che intenda esercitare la professione di ingegnere in Spagna,
come pure a un fisioterapista di nazionalità francese qualificato a tutti gli effetti in
Belgio che intenda esercitare la professione di fisioterapista in Francia. Non è invece
applicabile a un medico di nazionalità ungherese che abbia acquisito le proprie
qualifiche in Ungheria e intenda esercitare in Ungheria.
5 Direttiva 2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, recante norme minime sull’attribuzione, a cittadini di
paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale,
nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta (GU L 304 del 30.9.2004).
6 Direttiva 2009/50/CE del Consiglio, del 25 maggio 2009, sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini
di paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente qualificati (GU L 155 del 18.6.2009).
7 Per la Svizzera sono in vigore norme specifiche.

11
6) In quale paese si è ottenuta la qualifica professionale?
La direttiva 2005/36/CE vale se si è ottenuta la qualifica professionale in uno
dei 30 paesi citati in risposta alla domanda 3.
Se la qualifica professionale è stata acquisita in un paese terzo8, la direttiva
2005/36/CE non è applicabile allo Stato membro al quale viene presentata per la prima
volta nell’Unione europea domanda di riconoscimento della qualifica professionale
(“prima domanda di riconoscimento”).
Esempio: un soggetto di nazionalità francese ha acquisito la formazione professionale
di ortofonista in Canada. Il “primo” riconoscimento di tale formazione in un paese
comunitario (per esempio, la Francia) non rientra nell’ambito di applicazione della
direttiva 2005/36/CE, bensì in quello della legislazione nazionale dello Stato in
questione.
La direttiva 2005/36/CE vale soltanto a partire dalla seconda domanda di
riconoscimento, sempre che siano soddisfatti i requisiti per usufruirne.
Esempio: dopo aver ottenuto il riconoscimento del proprio diploma canadese di
ortofonista in Francia, il soggetto intende esercitare in Belgio.
7) Come appurare se la qualifica è stata ottenuta in uno Stato membro o
in un paese terzo9?
La qualifica è stata ottenuta in uno Stato membro se è stata rilasciata da un’autorità
competente di uno Stato membro e la formazione professionale è stata interamente o
prevalentemente acquisita in tale Stato.
Esempio: se si è acquisita una formazione di ingegnere di 5 anni, di cui 2 frequentati
negli Stati Uniti e i 3 restanti in Danimarca e la qualifica è stata rilasciata da
un’autorità danese, si possiede una qualifica danese, vale a dire di uno Stato membro.
Viceversa, se si è seguita la formazione professionale per 3 anni negli Stati Uniti e 2
in Danimarca, si è titolari di un diploma americano, vale a dire di un paese terzo.
Infine, se si è frequentata la formazione professionale per 3 anni in Danimarca e i 2
restanti negli Stati Uniti, ma il diploma è stato rilasciato da un’autorità americana, si
è comunque titolari di un diploma americano (si veda anche la domanda 6).
Tale ragionamento non vale però per le professioni i cui requisiti minimi di
formazione siano stati armonizzati a livello europeo (medico, infermiere responsabile
dell’assistenza generale, dentista, veterinario, ostetrica, farmacista). Per queste
professioni, a partire dal momento in cui uno Stato membro rilascia un diploma
8 Si tratta di paesi che non rientrano nei 30 paesi precitati, eccettuata la Svizzera per la quale sono in vigore
norme specifiche.
9 Si tratta di paesi che non rientrano nei 30 paesi precitati, eccettuata la Svizzera per la quale sono in vigore
norme specifiche.

12
nazionale, quest’ultimo è sempre un diploma di quello Stato membro, a prescindere
dalla durata della formazione seguita in un paese terzo. In effetti, lo Stato membro può
rilasciare tale diploma nazionale solo se sono soddisfatti i requisiti minimi di
formazione fissati dalla direttiva.
8) La direttiva è applicabile se si è acquisita la formazione a distanza o
presso un istituto affiliato?
La direttiva 2005/36/CE non richiede che la formazione sia stata seguita nello Stato
membro che ha rilasciato il diploma. È dunque possibile aver acquisito la formazione
a distanza o presso un istituto affiliato. Un istituto affiliato è un istituto che abbia
concluso un accordo di affiliazione con un istituto di formazione ubicato in un altro
Stato membro. In base a tale accordo, la formazione viene dispensata nell’istituto
affiliato, ma si tratta di una formazione convalidata dall’istituto di formazione ubicato
nell’altro Stato membro e il diploma viene rilasciato da quest’ultimo. Si tratta dunque
di un diploma di un altro Stato membro.
Esempio: varie università britanniche hanno concluso accordi di affiliazione con
istituti di formazione greci. Un cittadino greco che, per esempio, segua in Grecia una
formazione di ingegnere presso uno di questi istituti affiliati, al termine della
formazione, una volta superati gli esami, è titolare di un diploma di ingegnere
dell’università britannica. Si tratta pertanto di un diploma di un altro Stato membro.
La direttiva può applicarsi ad un diploma ottenuto presso istituti affiliati solo se la
formazione dispensata nell’istituto affiliato è stata formalmente convalidata
dall’istituto che rilascia il diploma. Il diploma deve essere inoltre uguale ad un
diploma rilasciato nel caso in cui la formazione sia seguita interamente nello Stato
membro in cui si trova l’istituto che rilascia il diploma. Infine, tale diploma offre gli
stessi diritti di accesso alla professione nello Stato membro in cui è situato l’istituto
che rilascia il diploma.
9) La professione che si intende esercitare in un altro Stato membro è
regolamentata in tale Stato (Stato membro ospitante)?
La direttiva 2005/36/CE vale unicamente per le professioni regolamentate nello Stato
membro ospitante, ossia quelle in cui in tale Stato l’accesso o l’esercizio sia
subordinato, da una legge, una normativa o una disposizione amministrativa, al
possesso di determinate qualifiche professionali. La direttiva 2005/36/CE si applica
pertanto solo se la professione che si intende esercitare è regolamentata nello Stato
membro ospitante.
Esempio: in Francia una legge prevede che soltanto i soggetti titolari del brevetto di
Stato di istruttore di sci siano autorizzati a esercitare la professione nel territorio
nazionale; la professione di istruttore di sci è pertanto regolamentata in Francia e,
dunque, se si intende esercitarla in tale Stato, si applica la direttiva 2005/36/CE.
Per appurare se una professione è regolamentata nello Stato membro ospitante, è
possibile rivolgersi al punto di contatto dello Stato membro in questione:

13
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/docs/contact-points/infopoints_
en.pdf
L’elenco (indicativo e non esauriente) delle professioni regolamentate disciplinate
dalla direttiva 2005/36/CE è reperibile al seguente indirizzo Internet:
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/regprof/index.cfm?newlang=en
È opportuno sottolineare che le professioni di medico, infermiere responsabile
dell’assistenza generale, ostetrica, farmacista, veterinario e dentista sono
regolamentate in tutti gli Stati membri.
10) Che cosa succede se la professione che si intende esercitare non è
regolamentata nello Stato membro ospitante?
In tal caso, l’accesso è libero e non occorre chiedere il riconoscimento delle proprie
qualifiche professionali. È possibile iniziare a esercitare la professione nello Stato
membro ospitante alle medesime condizioni valevoli per i cittadini dello Stato
membro in questione. Non è necessario presentare un documento di riconoscimento
rilasciato da un’autorità ufficiale. Il valore da attribuire alle proprie qualifiche dipende,
nella fattispecie, dalla situazione del mercato del lavoro e dal comportamento di tale
mercato, non da norme giuridiche.
Può tuttavia accadere che la professione non sia regolamentata in quanto tale nello
Stato membro ospitante senza poter per questo affermare che il suo esercizio sia
libero. È infatti possibile che la professione non esista in quanto tale nello Stato
membro ospitante perché le sue attività specifiche nello Stato membro di origine
rientrano nell’ambito di un’altra professione nello Stato membro ospitante e, pertanto,
sono riservate ai professionisti che la esercitano. In tal caso, su richiesta può essere
garantito un accesso parziale alla professione.
Esempio 1: un professore di matematica in Francia intende esercitare tale professione
in Germania; in Germania i professori sono tenuti a insegnare due materie; in tal
caso, le autorità tedesche devono concedere un accesso parziale alla professione,
ossia autorizzare il soggetto a insegnare unicamente matematica.
Esempio 2: si è acquisita una formazione specifica di psicoterapeuta in uno Stato
membro e si intende lavorare come psicoterapeuta in un altro Stato membro in cui la
psicoterapia non è una professione a se stante, bensì rientra nella medicina ed è
riservata ai medici psichiatri. Non si può esercitare la professione se non si è un
medico psichiatra.
11) La professione regolamentata che si intende esercitare è quella per la
quale si è qualificati?
La direttiva 2005/36/CE è applicabile unicamente se la professione regolamentata che
si intende esercitare nello Stato membro ospitante è quella per la quale si è qualificati
a tutti gli effetti nel proprio Stato membro di provenienza.

14
Esempio: la direttiva 2005/36/CE non è applicabile se si è qualificati a tutti gli effetti
per esercitare la professione di agente immobiliare in Spagna e si intende esercitare
in Francia la professione di avvocato.
12) La professione che si intende esercitare o la formazione che prepara a
tale professione è regolamentata nel proprio Stato membro di
origine?
La domanda non riguarda le professioni di medico, infermiere responsabile
dell’assistenza generale, dentista, veterinario, ostetrica e farmacista. Lo stesso dicasi
per le professioni nel campo dell’artigianato, del commercio e dell’industria di cui
all’allegato IV della direttiva 2005/36/CE nel momento in cui usufruiscono del
riconoscimento automatico nell’ambito del regime di stabilimento (si veda la
domanda 47), nonché per la professione di architetto, che usufruisce del
riconoscimento automatico nell’ambito del regime di stabilimento (si veda la
domanda 43).
Quando né la professione per la quale si è qualificati né la formazione che prepara a
tale professione è regolamentata nello Stato membro in cui si è ottenuta la qualifica,
l’autorità competente dello Stato membro ospitante può richiedere che si sia esercitata
la professione in questione per almeno due anni in uno Stato membro che non
regolamenta la professione (per la definizione di professione regolamentata, si veda la
domanda 9).
Una formazione è regolamentata nel momento in cui il suo livello e il suo contenuto
sono definiti o controllati dallo Stato membro in cui viene impartita. Per la definizione
di professione regolamentata, si veda la domanda 9.
Per appurare se una professione o la sua formazione sia regolamentata, è possibile
rivolgersi al punto di contatto dello Stato membro di provenienza:
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/docs/contact-points/infopoints_
en.pdf
L’elenco (indicativo e non esauriente) delle professioni regolamentate disciplinate
dalla direttiva 2005/36/CE è reperibile al seguente indirizzo Internet:
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/regprof/index.cfm?newlang=en
II. QUALI SONO LE NORME DELLA DIRETTIVA
2005/36/CE APPLICABILI IN UNA DETERMINATA
FATTISPECIE?

15
13) Si intende esercitare un’attività professionale in un altro Stato
membro recandovisi temporaneamente o stabilendovisi
permanentemente?
Il regime applicabile varia a seconda che si intenda stabilirsi permanentemente in un
altro Stato membro o soltanto lavorarvi recandosi temporaneamente in tale Stato
membro.
Ci si stabilisce nel momento in cui ci si trasferisce in uno Stato membro in maniera
stabile e duratura.
Esempio: un logopedista che lasci il Belgio e apra uno studio in Francia, si stabilisce
in Francia; un ingegnere slovacco che collabori con un’impresa ceca sulla base di un
contratto a tempo indeterminato, si stabilisce nella Repubblica ceca.
Nelle fattispecie appena descritte si usufruisce delle norme della direttiva 2005/36/CE
applicabili in materia di stabilimento.
Viceversa, se si è già legalmente stabiliti in uno Stato membro ai sensi della direttiva
2005/36/CE (si veda la domanda 15) e si intende esercitare temporaneamente la
professione in un altro Stato membro, si presta un servizio in tale Stato membro e,
pertanto, si usufruisce delle norme della direttiva 2005/36/CE applicabili in materia di
prestazione di servizi. La natura temporanea della prestazione è valutata caso per caso.
Esempio: un veterinario spagnolo che effettui una sostituzione di tre mesi presso uno
studio veterinario in Portogallo presta un servizio in Portogallo; un medico estone
che si rechi per tre giorni al mese a curare pazienti in Lettonia presta servizio in
Lettonia; presta anche un servizio un sommozzatore professionista spagnolo che vada
a lavorare su una piattaforma petrolifera nel Regno Unito per quattro mesi.
A. PRESTAZIONE DI SERVIZI TEMPORANEA
Nel caso in cui si intenda esercitare la propria professione temporaneamente in un altro Stato
membro recandosi in tale Stato, si è soggetti a norme meno restrittive di quelle applicabili nel
caso in cui si intenda stabilirsi in maniera permanente sempre che si soddisfino determinati
requisiti. Nella maggior parte dei casi non si è soggetti a un controllo delle qualifiche ed è
possibile esercitare l’attività immediatamente. Si può essere nondimeno tenuti a fornire alcune
informazioni all’autorità dello Stato ospitante. Le domande riportate di seguito sono volte a
indicare le formalità alle quali si potrebbe essere chiamati ad adempiere precisando i diritti di
cui si gode in caso di controllo delle qualifiche o assenza di un siffatto controllo.
A.1 Norme comuni

16
14) Quali requisiti occorre soddisfare per avvalersi del regime di
prestazione di servizi?
- È necessario essere legalmente stabiliti in uno dei 27 Stati membri o uno dei seguenti
3 paesi: Norvegia, Islanda e Liechtenstein.
Se il paese nel quale si è stabiliti non regolamenta la professione per la quale si sono
ottenute le qualifiche né la formazione che prepara a tale professione (si vedano le
domande 9-12), lo Stato ospitante può esigere che si sia esercitata la professione in
questione per due anni nello Stato di stabilimento. Tale requisito non può essere
tuttavia imposto nel caso di un architetto che usufruisca del riconoscimento
automatico (si veda la domanda 43) o se si esercita una professione dell’artigianato,
del commercio o dell’industria di cui all’allegato IV della direttiva 2005/36/CE e si
soddisfano i requisiti per usufruire del regime di riconoscimento automatico
nell’ambito dello stabilimento (si veda la domanda 47).
- È necessario recarsi fisicamente nel territorio dello Stato membro ospitante.
Viceversa, se si presta un servizio nello Stato membro ospitante senza lasciare il
proprio Stato membro di origine, si applica la direttiva 2000/31/CE sul commercio
elettronico o la direttiva 2006/123/CE concernente le prestazioni per corrispondenza o
telefono, non la direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche
professionali.
15) Che cosa significa “essere legalmente stabiliti”?
Si è legalmente stabiliti nel momento in cui si soddisfano tutti i requisiti per esercitare
una professione in uno Stato membro e non si è oggetto di alcun divieto, neppure
temporaneo, all’esercizio di tale professione. È possibile essere legalmente stabiliti
come lavoratore autonomo o lavoratore dipendente. Nel momento in cui si ipotizza la
prestazione non è necessario che si eserciti effettivamente la professione in questione.
Esempio 1: un architetto francese iscritto all’ordine professionale è legalmente
stabilito in Francia anche se non vi esercita ancora di fatto la professione di
architetto; viceversa, se non è ancora iscritto all’ordine, non è legalmente stabilito.
Esempio 2: si lavora in Belgio come veterinario dipendente presso una clinica
veterinaria; in tal caso, si è legalmente stabiliti in Belgio.
16) Occorre presentare una dichiarazione?
Dipende dalla regolamentazione nazionale.
La prima volta che si presta un servizio nel territorio di un altro Stato membro, tale
Stato membro può esigere di esserne informato tramite una dichiarazione. Non si tratta
in alcun caso di una domanda di autorizzazione all’esercizio della professione. La
direttiva non obbliga gli Stati membri a esigere una siffatta dichiarazione; è una
possibilità che gli Stati membri devono applicare nei limiti della direttiva e del trattato.

17
Se lo Stato membro sceglie di richiedere una dichiarazione, tale dichiarazione ha una
validità di un anno. Trascorso un anno, se si intende nuovamente prestare servizi nel
territorio dello Stato membro, è possibile che lo Stato membro in questione preveda di
esserne nuovamente informato tramite una dichiarazione, valida anch’essa per un
anno. È dunque possibile che si debba presentare una dichiarazione una volta all’anno
se nel corso dell’anno si intende prestare servizi nel territorio di uno Stato membro.
La dichiarazione deve essere scritta, ma è possibile trasmetterla con qualunque mezzo:
posta ordinaria, raccomandata, fax, e-mail, eccetera.
La dichiarazione può essere presentata in qualunque momento prima di prestare il
servizio per la prima volta. Lo Stato membro ospitante non può disporre che la
dichiarazione gli venga trasmessa un certo numero di mesi o giorni prima dell’inizio
della prestazione. Occorre nondimeno sapere che, a seconda della propria situazione,
l’esame della dichiarazione può richiedere da 0 a 5 mesi (si vedano le domande 23
e 30). È anche possibile presentare la dichiarazione nell’ipotesi in cui non si sappia
ancora quando si presterà un servizio nello Stato membro in questione. In ogni caso,
spetta all’interessato giudicare il momento più opportuno per presentare la
dichiarazione concernente la propria situazione, prima di prestare il servizio per la
prima volta.
Esempio: un istruttore di sci tedesco intende esercitare per la prima volta la
professione in Austria per 2 o 3 settimane durante la successiva stagione sciistica
senza sapere né dove né quando. È possibile presentare la dichiarazione in giugno o
luglio dell’anno precedente per essere certi, nel caso in cui la qualifica venga
controllata, di poter esercitare sul territorio austriaco una volta giunto il momento; se
viceversa si sono già prestati servizi nel territorio austriaco negli anni precedenti, le
qualifiche non possono più essere controllate ed è possibile esercitare la professione
immediatamente dopo aver inviato la dichiarazione, per cui è possibile presentarla
molto più tardi, per esempio in novembre, dicembre o addirittura il giorno prima
della prestazione.
17) Come appurare se sia necessario presentare una dichiarazione e
presso quale autorità?
Rivolgendosi al punto di contatto dello Stato membro ospitante:
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/docs/contact-points/infopoints_
en.pdf
Se lo si desidera, è tuttavia possibile presentare direttamente la dichiarazione allo
sportello unico previsto dalla direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato
interno10. Attraverso tale sportello, è possibile adempiere a tutte le formalità ed
espletare tutti gli iter necessari per l’esercizio della professione nello Stato membro
ospitante, compresa la presentazione della dichiarazione. Lo sportello unico sarà
istituito negli Stati membri a partire dal 28 dicembre 2009.
10 Ciascuno Stato membro può decidere se intende utilizzare questo strumento per il personale e i
professionisti della sanità (ad esclusione dei veterinari) nella misura in cui questi non rientrano nella
direttiva 2006/123/CE.

18
18) Quali informazioni è necessario riportare nella dichiarazione?
Nella dichiarazione è necessario obbligatoriamente riportare cognome, nomi, recapiti
(indirizzo, telefono, e-mail, eccetera), nazionalità, professione per la quale si sono
ottenute le qualifiche nello Stato membro in cui si è legalmente stabiliti e professione
che si intende esercitare nello Stato membro ospitante.
Occorre altresì fornire informazioni sulla forma di protezione di cui si usufruisce per
quanto concerne la responsabilità professionale (per esempio, nome della compagnia
di assicurazione, numero di contratto).
Per agevolare l’esame della domanda, è anche possibile indicare se è la prima volta
che si prestano servizi nel territorio dello Stato membro in questione, oppure si tratta
di un rinnovo annuale.
19) Quali informazioni non possono essere richieste?
Lo Stato membro ospitante non può in alcun caso richiedere che nella dichiarazione si
indichino il luogo e/o la data e/o la durata della prestazione nel proprio territorio,
oppure il numero di partecipanti se si accompagna un gruppo di clienti nello Stato
membro ospitante. Parimenti non è possibile richiedere che venga specificato un
indirizzo nello Stato membro ospitante.
20) Quali documenti possono essere richiesti a corredo della
dichiarazione?
Lo Stato membro ospitante può richiedere che si alleghino alla dichiarazione i
seguenti documenti prima di prestare i servizi per la prima volta o in caso di
cambiamento della situazione istituita dai documenti stessi.
- Documento comprovante la nazionalità.
- Documento comprovante che si è legalmente stabiliti in uno Stato membro e
non si è oggetto di alcun divieto, neppure temporaneo, di esercizio.
Esempio di documenti comprovanti lo stabilimento legale: quando la professione
nello Stato membro in cui si è legalmente stabiliti è regolamentata: attestazione
dell’autorità competente, attestazione dell’ordine professionale competente, copia
della licenza professionale; quando la professione nello Stato membro in cui si è
legalmente stabiliti non è regolamentata: copia della licenza professionale, estratto
del registro delle imprese, certificato dell’associazione professionale, certificato del
datore di lavoro accompagnato da una scheda previdenziale o una scheda fiscale.
È indispensabile che il documento specifichi chiaramente la professione in questione.

19
Qualora il documento presentato non consenta di accertare se si è oggetto di un divieto
temporaneo o definitivo di esercizio, è necessario presentare un secondo documento
comprovante l’assenza di un divieto temporaneo di esercizio.
Esempio: estratto del casellario giudiziale, certificato di un’autorità giudiziaria o di
polizia, eccetera.
- Documento comprovante le qualifiche professionali.
Si tratta della qualifica che conferisce il diritto di esercitare la professione se è
regolamentata nello Stato membro in cui si è acquisita la qualifica o semplicemente
della propria esperienza professionale. Nel caso in cui la professione non sia
regolamentata, si tratta della qualifica che sancisce una formazione che ha preparato a
esercitare la professione o, in assenza di qualifica, della propria esperienza
professionale (si veda il trattino successivo).
- Documento comprovante che si è esercitata la professione in questione per
almeno due anni nel corso degli ultimi dieci se né la professione né la relativa
formazione è regolamentata nello Stato membro in cui si è legalmente stabiliti (si
vedano le domande 9 e 12). Tale documento può essere fornito con qualunque mezzo:
attestazione del datore di lavoro, scheda fiscale, eccetera.
- Documento comprovante che non si è mai stati oggetto di condanne penali se si
esercita una professione nel campo della sicurezza (ad esempio agente di sicurezza
privato), sempre che lo Stato membro ospitante richieda la medesima prova dai propri
cittadini.
21) L’autorità competente dello Stato membro ospitante può richiedere
che si forniscano documenti originali o copie certificate conformi?
L’autorità competente dello Stato membro ospitante non può richiedere che le si
consegnino documenti originali; potrebbe viceversa richiedere copie certificate
conformi dei documenti essenziali come qualifiche professionali e documenti
comprovanti l’esperienza professionale.
Se non si è in grado di fornire copie certificate conformi di uno o più documenti
richiesti, l’autorità competente deve sincerarsi direttamente dell’autenticità del
documento presso l’autorità competente dello Stato membro nel quale si è legalmente
stabiliti.
22) I documenti devono essere tutti tradotti e le traduzioni devono essere
certificate?
L’autorità competente dello Stato membro ospitante può richiedere una traduzione dei
documenti soltanto se realmente necessario per portare a termine l’iter di un fascicolo.
È possibile richiedere la traduzione certificata soltanto dei documenti essenziali.

20
Esempio: qualifiche professionali, certificati relativi all’esperienza professionale.
Tuttavia, a un medico, un infermiere responsabile dell’assistenza generale, un dentista,
un’ostetrica, un veterinario, un farmacista o un architetto la cui qualifica figuri
nell’allegato V della direttiva 2005/36/CE non è possibile richiedere una traduzione
certificata della qualifica professionale perché ciò non è essenziale ai fini dell’esame
della domanda di riconoscimento. L’autorità competente può infatti verificare
facilmente la corrispondenza tra la denominazione della qualifica in questione e quella
riportata nell’allegato.
L’autorità dello Stato membro ospitante non può neanche richiedere una traduzione
certificata di documenti standard come carte di identità, passaporti, eccetera.
A ogni modo, si è liberi di scegliere di far certificare le proprie traduzioni da
un’autorità competente del proprio Stato membro di provenienza o di quello ospitante.
L’autorità dello Stato membro ospitante ha comunque l’obbligo di accettare le
traduzioni certificate da un’autorità competente dello Stato membro di origine
dell’interessato.
A.2 Regime generale
23) Dopo aver presentato la dichiarazione, quanto occorre attendere per
esercitare l’attività?
È possibile esercitare l’attività nel territorio dello Stato membro ospitante
immediatamente; non è necessario attendere che l’autorità dello Stato membro
ospitante dia il proprio benestare (sempre che non si rientri nel regime derogatorio di
cui alla successiva sezione A.3).
A.3 Regime derogatorio applicabile quando la professione comporta un rischio
a livello di salute o sicurezza pubblica
24) La risposta alla domanda 23 è valida in ogni fattispecie?
Nel caso in cui la professione che si intende esercitare comporti un rischio per la salute
o la sicurezza pubblica, l’autorità dello Stato ospitante ha facoltà di procedere a un
controllo della qualifica che può ritardare l’esercizio dell’attività.

21
25) Quali sono le professioni che comportano un rischio per la salute o la
sicurezza pubblica interessate?
Per appurare quali siano le professioni che in uno Stato membro si ritiene comportino
un rischio a livello di salute o sicurezza pubblica, è possibile rivolgersi al punto di
contatto:
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/docs/contact-points/infopoints_
en.pdf
26) Le professioni settoriali sono interessate?
Gli Stati membri non possono applicare il regime derogatorio a medici, infermieri
responsabili dell’assistenza generale, dentisti, veterinari, ostetriche, farmacisti e
architetti nel momento in cui usufruiscono del riconoscimento automatico nell’ambito
del regime di stabilimento (si vedano le domande 42-45). Tali soggetti possono
esercitare l’attività immediatamente (si veda la sezione A.2, domanda 23).
Esempio 1: un medico portoghese titolare del diploma “Carta de curso de
licenciatura em medicina” usufruisce del riconoscimento automatico e, pertanto, non
può essere soggetto a un controllo delle qualifiche.
Esempio 2: un architetto la cui qualifica non sancisca una formazione conforme alla
direttiva 2005/36/CE non usufruisce del riconoscimento automatico e, pertanto, può
essere oggetto di un controllo delle qualifiche.
27) Il controllo è sistematico?
No, la qualifica può essere controllata soltanto la prima volta in cui ci si reca nello
Stato membro ospitante per prestarvi un servizio.
Esempio: un fisioterapista spagnolo ha lavorato in Francia per quattro mesi nel 2002
dopo aver ottenuto, in tale Stato membro, il riconoscimento della qualifica spagnola e
intende nuovamente lavorare in Francia per un periodo limitato; la qualifica non può
essere controllata in quanto lo è già stata nel 2002.
28) Nell’ipotesi di un controllo delle qualifiche, è necessario fornire
ulteriori informazioni e/o documenti?
L’autorità preposta al controllo di una qualifica può richiedere che le vengano fornite
le seguenti informazioni sulla formazione: durata complessiva degli studi, materie
studiate e relativo numero di ore, parti rispettive di insegnamento teorico e pratico.
Inoltre, l’autorità può richiedere informazioni in merito all’esperienza professionale,
alla formazione professionale permanente, ai seminari e altre formazioni che siano
state seguite in aggiunta alla formazione iniziale.

22
È nel proprio interesse fornire questo genere di informazioni in quanto ciò può
agevolare il controllo della qualifica ed evitare ulteriori accertamenti (si veda la
domanda 30).
Non fornendo tali informazioni, l’autorità, dovendo comunque prendere una decisione,
si basa sugli elementi a sua disposizione.
29) Quale decisione può prendere l’autorità competente?
Le possibilità sono molteplici.
- L’autorità competente può decidere, esaminata la pratica, di non controllare le
qualifiche.
Esempio: l’autorità competente ha già esaminato qualifiche analoghe e ritiene che i
titolari di tali qualifiche non possano arrecare gravi danni alla salute o alla sicurezza
del beneficiario del servizio.
L’autorità competente può decidere, esaminata la pratica, di controllare le qualifiche e,
a seguito di tale esame, autorizzare il soggetto a effettuare la prestazione o vietargli di
effettuarla (per esempio, al soggetto è vietato l’esercizio nel suo Stato membro di
stabilimento), oppure di imporgli ulteriori accertamenti (si veda la domanda 30).
Se l’autorità impone ulteriori accertamenti, il soggetto viene portato a conoscenza
della decisione finale dell’autorità che può autorizzarlo a effettuare la prestazione (in
caso di esito positivo) o vietargli di effettuarla (in caso di esito negativo) soltanto dopo
essersi sottoposto a tali accertamenti.
Se si esercita una professione nel campo dell’artigianato, del commercio o
dell’industria e tale professione pone un rischio per la salute o la sicurezza pubblica,
l’autorità può verificare se si è maturato il numero di anni di esperienza professionale
necessario per usufruire del riconoscimento automatico nell’ambito del regime di
stabilimento (si vedano le domande 45-47). Ove del caso, l’autorità autorizza il
soggetto a effettuare la prestazione. Non è possibile procedere ad alcun controllo
aggiuntivo e non può essere disposto alcun ulteriore accertamento.
30) Quale ulteriore accertamento può essere disposto dall’autorità
competente e in quali casi?
L’autorità competente può disporre ulteriori accertamenti se sussistono differenze
sostanziali tra la formazione del richiedente e quella prevista dallo Stato membro
ospitante e le differenze riscontrate sono tali da nuocere alla salute o alla sicurezza dei
beneficiari del servizio.
Prima di disporre ulteriori accertamenti, l’autorità deve verificare se l’esperienza
professionale, la formazione permanente e le formazioni complementari
eventualmente seguite dal soggetto possano colmare tali lacune. Tuttavia, l’autorità

23
può procedere alla verifica in questione prima di prendere la propria decisione soltanto
se le sono state comunicate le informazioni necessarie allo scopo.
Se non disponeva di tali informazioni nel momento in cui ha preso la decisione di
procedere a ulteriori accertamenti, l’autorità competente deve innanzi tutto offrire al
soggetto l’opportunità di dimostrare di aver acquisito le conoscenze mancanti
attraverso l’esperienza professionale, la formazione permanente o formazioni
complementari.
Se l’interessato non è in grado di fornire prove in tal senso, l’autorità competente
potrebbe richiedere una prova attitudinale o un tirocinio di breve durata.
In caso di esito negativo, il soggetto deve avere la possibilità di ripresentarsi alla prova
o frequentare nuovamente il tirocinio.
31) Entro quale termine l’autorità competente deve prendere una
decisione?
La decisione di autorizzare la prestazione, vietarla o procedere a ulteriori accertamenti
viene presa nel migliore dei casi un mese dopo il ricevimento della dichiarazione e dei
documenti allegati (nel caso in cui non si sia incontrato alcun problema nell’esame
della pratica) e nel peggiore dei casi quattro mesi dopo il ricevimento della
dichiarazione e dei documenti allegati (nel caso in cui si siano incontrate difficoltà
nell’esame della pratica).
Se l’autorità competente decide di disporre ulteriori accertamenti, la decisione finale
viene comunicata dopo aver sottoposto il soggetto a tali accertamenti, per cui il
termine è prorogato. Gli accertamenti ulteriori devono essere predisposti entro il mese
successivo alla decisione.
Pertanto, se si è oggetto di ulteriori accertamenti superati con esito positivo, è
possibile effettuare la prestazione nel migliore dei casi due mesi dopo il ricevimento
della dichiarazione e dei documenti allegati da parte dell’autorità competente (nel caso
in cui non si sia incontrato alcun problema nell’esame della pratica) e nel peggiore dei
casi cinque mesi dopo il ricevimento della dichiarazione e dei documenti allegati da
parte dell’autorità competente (nel caso in cui si siano incontrate difficoltà nell’esame
della pratica).
Per ulteriori informazioni sui termini, consultare il codice di condotta (segnatamente la
sua sezione 8): http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/future_en.htm#docs
32) Che cosa succede se l’autorità competente non risponde entro i
termini previsti?
Se si soddisfano i requisiti per avvalersi delle norme della direttiva in materia di libera
prestazione di servizi (si veda la domanda 14) e l’autorità competente non risponde

24
entro i termini previsti, scaduti i termini è possibile effettuare la prestazione nel
territorio dello Stato membro ospitante.
A.4 Norme relative all’esercizio
33) Quali sono le norme da rispettare nell’esercizio dell’attività?
È necessario rispettare le norme della deontologia professionale direttamente correlate
alle qualifiche professionali in vigore nello Stato membro ospitante (per esempio, uso
dei titoli, norme in materia di colpa professionale, disposizioni disciplinari applicabili
al riguardo, eccetera).
34) Quali sono le norme dalle quali si è dispensati?
Si tratta delle norme seguenti:
- autorizzazione e iscrizione o affiliazione a un organismo professionale; è tuttavia
possibile che sia prevista un’iscrizione temporanea o proforma, sempre che non ritardi
né complichi la prestazione. Non occorre che il soggetto provveda a tale iscrizione
perché, ove del caso, devono provvedervi le autorità competenti dello Stato membro
ospitante;
- iscrizione a un organismo previdenziale: è tuttavia necessario segnalare a tale
organismo la prestazione anticipatamente o, in caso di emergenza, successivamente.
B. STABILIMENTO
Quando ci si stabilisce in un altro Stato membro per esercitare una professione
regolamentata, si è soggetti a un controllo della propria qualifica. È necessario
adempiere a una serie di formalità e si è sottoposti a un determinato iter. L’obiettivo
delle domande che seguono è illustrare tali formalità e i diritti di cui si gode
nell’ambito della procedura di riconoscimento.
B.1 Elementi comuni a tutte le professioni
35) A chi rivolgersi per presentare domanda di riconoscimento?
Il punto di contatto (http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/docs/contactpoints/
info-points_en.pdf) può indicare dove presentare domanda di riconoscimento e
fornire informazioni sull’iter da seguire.

25
Se lo si desidera è tuttavia possibile presentare direttamente la domanda di
riconoscimento allo sportello unico previsto dalla direttiva 2006/123/CE relativa ai
servizi nel mercato interno11. Attraverso tale sportello è possibile adempiere a tutte le
formalità ed espletare tutti gli iter necessari per l’esercizio della professione nello
Stato membro ospitante, compresa la presentazione della domanda di riconoscimento.
Lo sportello unico sarà istituito negli Stati membri a partire dal 28 dicembre 2009.
36) Quali documenti può richiedere l’autorità competente dello Stato
membro nel quale si intende lavorare?
36.a. Documenti riguardanti tutte le professioni
L’autorità competente dello Stato membro nel quale si intende esercitare un’attività
professionale può richiedere la presentazione dei seguenti documenti:
- documento comprovante la nazionalità (per esempio, copia della carta di identità);
- documento comprovante che si è titolari dell’attestato di competenza
professionale o del titolo di formazione che prepara o dà accesso alla professione in
questione (per esempio, copia dell’attestato o del titolo); ciò, tuttavia, non può essere
richiesto se si soddisfano i requisiti previsti per usufruire del riconoscimento
automatico basato sulla sola esperienza professionale (si vedano le domande 47-49);
- documento comprovante l’esperienza professionale se si è titolari di una qualifica
acquisita in un paese terzo e tale qualifica è già stata riconosciuta da un altro Stato
membro; in tal caso, l’autorità competente dello Stato membro nel quale si intende
esercitare un’attività professionale può richiedere un certificato, rilasciato dallo Stato
membro che ha riconosciuto la qualifica, comprovante che si è effettivamente
esercitata la professione per almeno tre anni nel suo territorio (si veda la domanda 6);
- Se previsto anche per i cittadini dello Stato membro in questione:
• documento comprovante l’onorabilità, la moralità o l’assenza di fallimenti,
sospensioni o divieti di esercizio della professione per grave colpa professionale o
reato penale;
• certificato medico di idoneità rilasciato da un’autorità competente, che può essere
un medico non convenzionato (medicina generale o specialista, a seconda del
certificato richiesto);
- documento comprovante la capacità finanziaria e la copertura assicurativa.
11 Ciascuno Stato membro può decidere se intende utilizzare questo strumento per il personale e i
professionisti della sanità (ad esclusione dei veterinari) nella misura in cui questi non rientrano nella
direttiva 2006/123/CE.

26
36.b. Documenti specifici delle professioni settoriali
L’autorità competente dello Stato membro in cui si intende esercitare un’attività
professionale può richiedere:
• certificato detto di “conformità”: si tratta di un certificato rilasciato dallo Stato
membro di provenienza comprovante che la qualifica è esattamente quella di cui alla
direttiva;
• certificato di variazione di denominazione (esclusi gli architetti): ciò nell’ipotesi in
cui la denominazione della qualifica che soddisfa i requisiti minimi di formazione non
coincida con quella riportata nell’allegato corrispondente della direttiva;
• attestazione di una pratica professionale di almeno un anno per un’ostetrica che
ha frequentato una formazione di infermiera responsabile dell’assistenza generale
seguita da una formazione di ostetrica di 18 mesi, oppure attestazione di una pratica
professionale di almeno due anni se si è acquisita una formazione di ostetrica di
almeno tre anni il cui accesso non sia subordinato al possesso di un diploma,
certificato o altro titolo che dia accesso alle università o agli istituti di insegnamento
superiore;
• attestazione dello Stato membro di origine relativa all’esercizio effettivo e lecito
della professione in questione (generalmente per almeno tre anni consecutivi nei
cinque anni antecedenti al rilascio dell’attestazione):
- nel caso di un medico, infermiere responsabile dell’assistenza generale,
dentista, veterinario, ostetrica o farmacista che abbia ottenuto la qualifica
prima della data di riferimento stabilita nell’allegato V della direttiva e la
qualifica non soddisfa i requisiti minimi di formazione previsti, come in altre
situazioni specifiche contemplate dalla direttiva (per esempio, titoli di
formazione conseguiti nell’ex Iugoslavia, oppure titoli di formazione medica in
stomatologia conseguiti in alcuni Stati membri in vista del riconoscimento
come dentista);
- nel caso di un architetto che non possieda le qualifiche di cui all’allegato V o
all’allegato VI, nonché in altre situazioni specifiche contemplate dalla direttiva
(per esempio, titoli di formazione conseguiti nell’ex Iugoslavia); in taluni casi,
l’attestazione deve altresì precisare che si è stati autorizzati ad assumere il
titolo professionale di architetto nello Stato di origine prima della data
specificata nella direttiva, a seconda dello Stato membro in questione.
36.c. Documenti specifici delle professioni nel campo dell’artigianato,
dell’industria e del commercio
L’autorità competente dello Stato membro in cui si intende esercitare un’attività
professionale può richiedere:

27
• attestazione rilasciata dall’organismo competente dello Stato membro di
provenienza riportante la natura e il periodo di esercizio dell’attività in
questione;
• in taluni casi può essere anche richiesto un documento comprovante la
formazione.
36.d. Documenti specifici delle professioni del sistema generale
L’autorità competente dello Stato membro in cui si intende esercitare un’attività
professionale può richiedere:
• documento comprovante un’esperienza professionale di almeno due anni per la
professione in questione: tale prova può essere richiesta quando né la professione né
la formazione è regolamentata nello Stato membro di origine, ma la professione è
regolamentata nello Stato membro ospitante (si vedano le domande 9 e 12); vanno
considerati tutti i documenti; non si è dunque tenuti a fornire un certificato rilasciato
dall’autorità competente; lo Stato membro ospitante deve, per esempio, accettare buste
paga o attestazioni del datore di lavoro; è comunque fondamentale che il documento
circoscriva chiaramente l’attività professionale;
• informazioni concernenti la formazione, ma unicamente nella misura necessaria
per accertare l’eventuale esistenza di differenze sostanziali rispetto alla formazione
nazionale richiesta; di norma, è sufficiente fornire le seguenti informazioni:
informazioni relative alla durata complessiva degli studi, alle materie studiate e
relativo numero di ore, nonché, ove del caso, alle parti rispettive di insegnamento
teorico e pratico.
37) È possibile fornire di propria iniziativa ulteriori documenti ed è
consigliabile farlo?
Se la professione rientra nel sistema generale, è nel proprio interesse fornire il maggior
numero di informazioni possibile all’autorità competente nei seguenti ambiti:
esperienza professionale, formazione professionale permanente, seminari e altre
formazioni seguite in aggiunta alla formazione iniziale. Ciò può infatti agevolare il
riconoscimento della propria qualifica e segnatamente consentire di evitare,
interamente o parzialmente, di doversi sottoporre a una prova attitudinale o seguire un
tirocinio di adattamento prima del riconoscimento della qualifica (si vedano le
domande 51 e 52).
Non fornendo tali informazioni, l’autorità, dovendo comunque prendere una decisione,
si basa sugli elementi a sua disposizione.
38) L’autorità competente può richiedere che vengano forniti documenti
originali o copie certificate conformi?

28
L’autorità competente dello Stato membro ospitante non può richiedere che le si
consegnino documenti originali; potrebbe viceversa richiedere copie certificate
conformi dei documenti essenziali come qualifiche professionali e documenti
comprovanti l’esperienza professionale.
Se non si è in grado di fornire copie certificate conformi di uno o più documenti
richiesti, l’autorità competente deve sincerarsi direttamente dell’autenticità del
documento presso l’autorità competente dello Stato membro nel quale si è legalmente
stabiliti.
39) I documenti devono essere tutti tradotti?
L’autorità competente dello Stato membro ospitante può richiedere una traduzione dei
documenti soltanto se realmente necessario per portare a termine l’iter di una domanda
di riconoscimento.
È possibile richiedere la traduzione certificata soltanto dei documenti essenziali.
Esempio: qualifiche professionali, certificati relativi all’esperienza professionale.
Tuttavia, per un medico, un infermiere responsabile dell’assistenza generale, un
dentista, un’ostetrica, un veterinario, un farmacista o un architetto la cui qualifica
figuri nell’allegato V della direttiva 2005/36/CE, non è possibile richiedere una
traduzione certificata della qualifica professionale perché ciò non è essenziale ai fini
dell’esame della domanda di riconoscimento. L’autorità competente può infatti
verificare facilmente la corrispondenza tra la denominazione della qualifica in
questione e quella riportata nell’allegato.
L’autorità dello Stato membro ospitante non può neanche richiedere una traduzione
certificata di documenti standard come carte di identità, passaporti, eccetera.
A ogni modo, si è liberi di scegliere di far certificare le proprie traduzioni da
un’autorità competente del proprio Stato membro di provenienza o di quello ospitante.
L’autorità dello Stato membro ospitante ha comunque l’obbligo di accettare le
traduzioni certificate da un’autorità competente del proprio Stato membro di origine.
40) Entro quale termine deve essere esaminata una domanda di
riconoscimento?
Innanzi tutto l’autorità competente dello Stato membro ospitante conferma il
ricevimento della pratica entro un mese dal suo ricevimento segnalando gli eventuali
documenti mancanti.
L’autorità competente è chiamata a prendere una decisione debitamente motivata entro
il più breve tempo possibile dalla presentazione della pratica completa e comunque
entro e non oltre tre mesi per i casi che rientrano nel regime di riconoscimento
automatico (si vedano le domande 42-45) ed entro e non oltre quattro mesi per i casi

29
che rientrano nel regime generale di riconoscimento dei diplomi (si vedano le
domande 49-60) e nel regime di riconoscimento automatico dell’esperienza
professionale (si vedano le domande 46-48). In caso di inosservanza del termine, si
veda la domanda 63.
41) Quali diritti conferisce il riconoscimento?
Il riconoscimento conferisce il diritto di esercizio della professione in questione. È
pertanto possibile iniziare a esercitare la professione alle medesime condizioni
applicabili ai cittadini dello Stato membro ospitante. Nello Stato membro ospitante si è
soggetti alle stesse norme (legislative, regolamentari, amministrative e deontologiche)
cui devono sottostare i suoi cittadini, rispettando segnatamente l’ambito di attività
della professione circoscritto in tale Stato. In caso di esercizio della professione come
lavoro dipendente, si ha il diritto di candidarsi per occupare i posti di lavoro offerti
nello Stato ospitante e partecipare alle procedure di selezione del personale indette in
tale paese (colloqui, esame di documentazioni, concorsi, eccetera) esattamente come i
titolari di diplomi nazionali.
B. 2 Professioni settoriali
Si tratta delle professioni i cui requisiti minimi di formazione sono stati armonizzati a
livello comunitario: medico, infermiere responsabile dell’assistenza generale, dentista,
veterinario, ostetrica, farmacista o architetto.
42) Come si svolge l’esame della domanda?
La qualifica rientra, in linea di principio, nel regime di riconoscimento automatico dei
diplomi (si vedano le domande 43 e 44). Ciò implica che l’autorità competente dello
Stato membro ospitante non può controllare la formazione e, pertanto, non può
richiedere documenti che specifichino il contenuto della formazione acquisita.
Se si è in possesso di una qualifica acquisita in un paese terzo all’Unione, che tuttavia
è già stato oggetto di un primo riconoscimento da parte di uno Stato membro, il quale
ha attestato che si è esercitata la professione in questione per almeno tre anni nel suo
territorio, il riconoscimento della qualifica non è automatico, ma interviene sulla base
del regime generale di riconoscimento dei diplomi (si vedano le domande 45 e 49-60).
43) Quali requisiti occorre soddisfare per usufruire del riconoscimento
automatico?
- Medico, infermiere responsabile dell’assistenza generale, dentista,
veterinario e farmacista

30
È necessario essere in possesso della qualifica specificata per lo Stato membro in
questione nell’allegato V della direttiva 2005/36/CE (vale a dire il titolo di formazione
e l’eventuale certificato che lo accompagna). Tale qualifica deve sancire una
formazione conforme ai requisiti minimi di formazione stabiliti dalla direttiva
2005/36/CE. Il requisito generalmente è soddisfatto quando la formazione è stata
intrapresa dopo la data di riferimento specificata nell’allegato V della direttiva per la
qualifica e lo Stato membro in questione.
Esempio: un medico italiano ha conseguito il titolo di formazione “attestato di
formazione specifica in medicina generale” dopo il 31 dicembre 1994 (si veda
l’allegato V, punto 5.1.4); il titolo sancisce una formazione conforme alla direttiva,
per cui si usufruisce del riconoscimento automatico.
- Ostetrica
Per svolgere questa professione è necessario essere in possesso della qualifica indicata
per lo Stato membro interessato all’allegato V della direttiva 2005/36/CE (vale a dire
il titolo di formazione e l’eventuale certificato che lo accompagna). Tale qualifica
deve sancire una formazione conforme ai requisiti minimi di formazione istituiti dalla
direttiva 2005/36/CE. Questo accade, in genere, se la formazione è iniziata dopo la
data di riferimento indicata nell’allegato V della direttiva per la qualifica e lo Stato
membro interessati.
A seconda del tipo di formazione acquisita, si usufruisce o meno del riconoscimento
automatico.
Pertanto, se si è frequentata una formazione a tempo pieno in ostetricia di almeno due
anni o 3 600 ore il cui accesso sia subordinato al possesso di un titolo di formazione di
infermiere responsabile dell’assistenza generale, si usufruisce del riconoscimento
automatico.
Viceversa, se si è acquisita una formazione di infermiere responsabile dell’assistenza
generale, seguita da una formazione di ostetrica di 18 mesi, si usufruisce del
riconoscimento automatico soltanto se si è esercitata la professione per almeno un
anno.
Infine, se si è acquisita una formazione di ostetrica di almeno tre anni il cui accesso
non sia subordinato al possesso di un diploma, un certificato o altri titoli che diano
accesso alle università o agli istituti di insegnamento superiore, si usufruisce del
riconoscimento automatico soltanto se si è esercitata la professione per almeno due
anni.
- Architetto
A seconda del tipo di formazione acquisita, si usufruisce o meno del riconoscimento
automatico.

31
Per usufruire del riconoscimento automatico, è necessario essere in possesso della
qualifica specificata per lo Stato membro in questione nell’allegato V della direttiva
2005/36/CE (vale a dire il titolo di formazione e l’eventuale certificato che lo
accompagna). Tale qualifica deve sancire una formazione conforme ai requisiti minimi
di formazione stabiliti dalla direttiva 2005/36/CE. Il requisito è generalmente
soddisfatto quando la formazione è stata intrapresa al massimo nell’anno accademico
di riferimento specificato nell’allegato V della direttiva per la qualifica e lo Stato
membro in questione.
Esempio: un architetto spagnolo in possesso del titolo di formazione “Título oficial de
arquitecto” conferito dall’“Universidad Europea de Madrid”, avendo intrapreso la
formazione al massimo nel corso dell’anno accademico 1998/1999 (si veda
l’allegato V, punto 5.1.7), può avvalersi del riconoscimento automatico.
Viceversa, un architetto italiano in possesso del titolo di formazione “Laurea
specialistica in architettura” conseguito presso il “Politecnico di Bari”, avendo
intrapreso la formazione al massimo nell’anno accademico 1999/2000, ma non
avendo ancora ottenuto il “Diploma di abilitazione all’esercizio indipendente della
professione” richiesto in Italia in aggiunta al titolo di formazione (si veda
l’allegato V, punto 5.1.7), non può avvalersi del riconoscimento automatico.
44) Si usufruisce del riconoscimento automatico se si è acquisita la
qualifica prima della data di adesione del proprio paese all’Unione
europea?
- Medico, infermiere responsabile dell’assistenza generale, dentista,
veterinario, ostetrica e farmacista
Se la qualifica sancisce una formazione intrapresa prima della data di riferimento
specificata nell’allegato V della direttiva per la qualifica e lo Stato membro in
questione (per esempio, 1° maggio 2004 per un infermiere responsabile
dell’assistenza generale ceco – allegato V, punto 5.2.2, eccetera) e tale formazione
non è conforme ai requisiti minimi di formazione, si usufruisce nondimeno del
riconoscimento automatico se si è in grado di dimostrare, attraverso un’attestazione
dello Stato membro di origine, che si è esercitata in maniera effettiva e lecita la
professione per almeno tre anni consecutivi nei cinque anni antecedenti al rilascio
dell’attestazione. Analogamente, nel caso in cui la qualifica rientri in una delle
disposizioni concernenti i diritti acquisiti specifici delle professioni interessate della
direttiva (per esempio, qualifiche ottenute nell’ex Iugoslavia, nell’ex Repubblica
democratica tedesca, eccetera), si devono soddisfare i requisiti in materia di esperienza
professionale, comprovata da attestazioni, per usufruire del relativo riconoscimento
automatico.
- Architetto

32
Se la qualifica sancisce una formazione intrapresa prima dell’anno accademico di
riferimento specificato nell’allegato V della direttiva per la qualifica e lo Stato
membro in questione (per esempio, prima dell’anno accademico 2007/2008 per un
architetto maltese – allegato V, punto 5.7.1), anche se tale formazione non è conforme
ai requisiti minimi stabiliti dalla direttiva 2005/36/CE, è nondimeno possibile
usufruire di un riconoscimento automatico sulla base dei diritti acquisiti, a condizione
che si sia in possesso della qualifica specificata per lo Stato membro in questione
nell’allegato VI della direttiva 2005/36/CE (vale a dire il titolo di formazione e
l’eventuale certificato che lo accompagna). Il requisito è generalmente soddisfatto
quando la formazione è stata intrapresa al massimo nell’anno accademico di
riferimento specificato nell’allegato V della direttiva per la qualifica e lo Stato
membro in questione.
Inoltre, qualora la qualifica sanzioni una formazione non specificata né nell’allegato V
né nell’allegato VI della direttiva, si può nondimeno usufruire del riconoscimento
automatico se si è in grado di dimostrare, attraverso un’attestazione dello Stato
membro di origine, che si è stati autorizzati ad assumere il titolo professionale di
architetto in detto Stato prima della data specificata nella direttiva e si è esercitata in
maniera effettiva e lecita la professione per almeno tre anni consecutivi nei cinque
anni antecedenti al rilascio dell’attestazione. Analogamente, nel caso in cui la qualifica
rientri in una delle disposizioni concernenti i diritti acquisiti specifici della direttiva
(per esempio, qualifiche ottenute nell’ex Iugoslavia, nell’ex Repubblica democratica
tedesca, eccetera), si devono soddisfare i requisiti in materia di esperienza
professionale, comprovata da attestazioni, per usufruire del relativo riconoscimento
automatico.
45) Quale procedura di riconoscimento è applicabile quando non è
possibile concedere il riconoscimento automatico?
Quando non è possibile concedere il riconoscimento automatico, il riconoscimento
rientra nel sistema generale (si vedano le domande 49-60).
Poiché la direttiva prevede l’applicazione sussidiaria del regime generale soltanto in
un numero limitato di casi, è anche possibile che il riconoscimento non rientri nel
regime generale (titolo III, capitolo I). In tal caso si può ottenere il riconoscimento
della qualifica in base all’articolo 43 del trattato relativo alla libertà di stabilimento. In
tal caso, ai sensi del trattato l’autorità competente è tenuta a paragonare la formazione
seguita con la formazione nazionale tenendo conto dell’esperienza professionale e
delle formazioni complementari del soggetto interessato. Se rileva delle discordanze,
può chiedere che vengano superate, ad esempio tramite una prova, un tirocinio o una
formazione complementare in base alle norme nazionali.
B.3 Professioni nel campo dell’artigianato, dell’industria e del
commercio

33
Quando si intende esercitare un’attività contemplata nell’allegato IV, è possibile
usufruire del riconoscimento automatico delle qualifiche sulla base dell’esperienza
professionale se si soddisfano i requisiti previsti dalla direttiva.
46) Come si svolge l’esame della domanda?
Alla luce dei documenti trasmessi, l’autorità competente dello Stato ospitante verifica
in primo luogo se si soddisfano i requisiti per usufruire del riconoscimento automatico.
47) Quali requisiti occorre soddisfare per usufruire del riconoscimento
automatico?
A seconda dell’attività che si intende esercitare, i requisiti a livello di esperienza
professionale (eventualmente accompagnati da requisiti in materia di formazione)
sono definiti nell’articolo 17, 18 o 19 della direttiva. È necessario che l’esperienza
professionale in questione si riferisca all’attività che si intende esercitare nello Stato
ospitante. La direttiva definisce tale esperienza in base alla natura (esercizio come
lavoratore autonomo, imprenditore, lavoratore dipendente, eccetera) e alla durata
(numero di anni di esercizio, data in cui è terminata l’esperienza, eccetera). In taluni
casi, la direttiva prevede altresì il requisito di una formazione preliminare riconosciuta.
Per esempio, le attività legate all’estetica rientrano nell’elenco III, 4 dell’allegato IV
della direttiva. L’articolo 19 della direttiva è pertanto applicabile. Se si è maturata
un’esperienza professionale di tre anni consecutivi come estetista autonoma in
Germania e tale esperienza non è terminata da oltre dieci anni, è possibile usufruire di
un riconoscimento automatico in Grecia sulla base della sola esperienza professionale.
Viceversa, le attività legate all’acconciatura rientrano nell’elenco I, 3 dell’allegato IV
e in tal caso si applica l’articolo 17. Se si possiede un’esperienza professionale di tre
anni consecutivi come acconciatore autonomo in Germania, ciò non è sufficiente per
usufruire del riconoscimento automatico in Grecia. A tal fine, occorre anche
comprovare una formazione preliminare di almeno tre anni riconosciuta in Germania,
oppure dimostrare che si è esercitata l’attività di acconciatore come lavoratore
dipendente per almeno cinque anni. Si sarebbe anche potuto usufruire del
riconoscimento automatico se si fosse posseduta un’esperienza di almeno sei anni
consecutivi come lavoratore autonomo o imprenditore nel campo dell’acconciatura in
Germania, oppure un’esperienza di quattro anni in tale ambito accompagnata da una
formazione preliminare riconosciuta di ameno due anni.
48) Quale procedura è applicabile quando non è possibile concedere il
riconoscimento automatico?
Se l’attività che si intende esercitare nello Stato ospitante figura nell’allegato IV della
direttiva, ma non si soddisfano i requisiti previsti per usufruire del riconoscimento
automatico sulla base dell’esperienza professionale, il riconoscimento rientra nel
regime generale (cfr. domande da 49 a 60).

34
(Per esempio, un’estetista con un solo anno di esperienza), il riconoscimento rientra
nel regime generale (si vedano le domande 49-60).
B.4 Professioni coperte dal sistema generale
Si tratta di tutte le professioni che non possono usufruire di uno dei due regimi di
riconoscimento automatico descritti nelle sezioni B.2 e B.3.
49) Come si svolge l’esame della domanda?
1) L’autorità competente preposta al controllo della qualifica verifica innanzi tutto se
la qualifica sia stata ottenuta in uno Stato membro che regolamenta la professione per
la quale si domanda il riconoscimento della qualifica. Se lo Stato membro nel quale si
è ottenuta la qualifica non regolamenta né professione né la formazione che prepara a
tale professione, l’autorità competente ha il diritto di richiedere che si dimostri di aver
esercitato la professione in questione per almeno due anni nel corso degli ultimi dieci
(si vedano le domande 9 e 12). Se non si è in grado di fornire tale prova, oppure se non
si è maturata l’esperienza professionale richiesta, l’autorità competente ha la facoltà di
non applicare le norme della direttiva 2005/36/CE alla domanda di riconoscimento.
Se si è ottenuta la qualifica in uno Stato terzo, l’autorità competente verifica se si sia
effettivamente esercitata la professione in questione per almeno tre anni nello Stato
membro che ha riconosciuto in primo luogo la qualifica. Tale esperienza professionale
deve essere comprovata da un certificato rilasciato dallo Stato membro in questione.
Soltanto a questa condizione si può usufruire della direttiva.
2) L’autorità competente verifica quindi il livello della qualifica tenuto conto dei
criteri stabiliti dalla direttiva. La direttiva 2005/36/CE (articolo 11) suddivide le
qualifiche professionali in cinque livelli: “a”, “b”, “c”, “d” ed “e”, in base alla durata e
al livello di formazione sanzionato. Il livello “a” è il più basso, mentre il livello “e” è
il più alto.
La direttiva prevede che l’autorità competente non possa negare il riconoscimento di
una qualifica (fatte salve le domande da 50 a 52) se classificata allo stesso livello della
qualifica richiesta sul piano nazionale o al livello immediatamente inferiore.
Esempio: la qualifica professionale richiesta nello Stato membro ospitante è
classificata al livello “c”; se la qualifica professionale del richiedente è classificata al
livello “c” o “b”, la direttiva è applicabile; se viceversa la qualifica è classificata al
livello “a”, la direttiva non è applicabile perché lo scarto di livello tra la qualifica del
richiedente e la qualifica dello Stato membro ospitante è eccessivo.
Si deroga tuttavia a tale principio nel momento in cui la qualifica professionale
richiesta nello Stato membro ospitante sanziona una formazione di quattro anni ed è
classificata al livello “e”. In tal caso, l’autorità competente non può negare il
riconoscimento della qualifica del richiedente se è classificata al livello “e”, “d” o “c”,
vale a dire due livelli inferiori.

35
Per appurare il livello della propria qualifica e quello della qualifica dello Stato
membro ospitante, è possibile consultare il database della Commissione al seguente
indirizzo Internet:
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/regprof/index.cfm?newlang=en
È inoltre possibile rivolgersi al punto di contatto nazionale al seguente indirizzo
Internet: http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/docs/contact-points/infopoints_
en.pdf
3) L’autorità competente procede infine a un raffronto tra la formazione acquisita dal
richiedente e la formazione proposta a livello nazionale per accertare se sussistano
differenze sostanziali. Per differenze sostanziali si intendono differenze notevoli
riguardanti materie fondamentali per l’esercizio della professione.
Se si riscontrano differenze sostanziali tra la formazione del richiedente e la
formazione nazionale, l’autorità competente è chiamata a verificare se tali differenze
non possano essere colmate dall’esperienza professionale o da qualunque formazione
complementare seguita dal richiedente. Per questo è importante fornire all’autorità
competente il maggior numero di informazioni possibile in tal senso.
Una volta concluso l’esame, l’autorità competente prende una decisione, che deve
essere debitamente motivata.
50) Quale decisione può prendere l’autorità competente?
1) L’autorità competente può decidere di riconoscere la qualifica (si veda anche la
domanda 41).
2) L’autorità competente può negare il riconoscimento della qualifica. Un diniego,
tuttavia, può essere deciso soltanto in via eccezionale. Un diniego sarebbe giustificato,
per esempio, se emergesse che la professione per la quale si è domandato il
riconoscimento della qualifica non è la medesima per la quale si è qualificati.
Viceversa, un diniego non sarebbe giustificabile nell’ipotesi in cui, per esempio, lo
scarto di livello tra la qualifica del richiedente e la qualifica dello Stato membro
ospitante fosse eccessivo, oppure nel caso in cui non si fossero maturati i due anni di
esperienza professionale richiesti perché si è ottenuta la qualifica in uno Stato membro
che non regolamenta né la professione né la formazione che prepara a tale professione.
Nella fattispecie, l’autorità competente non è certo obbligata ad applicare la direttiva,
ma resta tenuta, in virtù del trattato, a raffrontare la formazione del richiedente e la
formazione nazionale tenuto conto dell’esperienza professionale maturata dal
richiedente e delle sue formazioni complementari. Ove riscontri differenze, l’autorità
può richiedere che siano colmate, per esempio, sottoponendosi a una prova, oppure
seguendo un tirocinio o una formazione complementare.
3) L’autorità competente può altresì disporre ulteriori accertamenti prima del
riconoscimento della qualifica (si vedano anche le domande 51 e 52) nel caso in cui
abbia riscontrato differenze sostanziali tra la formazione del richiedente e la
formazione nazionale che potrebbero essere colmate dall’esperienza professionale e/o
da formazioni complementari.

36
51) Quali requisiti ulteriori possono essere imposti dall’autorità
competente?
L’autorità competente può richiedere che venga superata una prova attitudinale o
frequentato un tirocinio di adattamento di una durata massima di tre anni.
52) Nel caso in cui si richieda un tirocinio o una prova, l’autorità può
scegliere tra il tirocinio e la prova?
In linea di principio, l’autorità non può scegliere. Spetta al richiedente optare per la
prova attitudinale o il tirocinio di adattamento. Vi sono tuttavia eccezioni a tale
principio nei seguenti casi:
- per le professioni giuridiche,
- per le professioni i cui requisiti di formazione siano stati armonizzati, ma che non
usufruiscono del riconoscimento automatico, eccettuati gli infermieri specializzati (si
vedano le domande 42-45),
- per le professioni nel campo dell’artigianato, del commercio e dell’industria di cui
all’allegato IV della direttiva che non usufruiscono del regime di riconoscimento
automatico (si vedano le domande 46-48) nel caso in cui si abbia l’intenzione di
stabilirsi come lavoratore autonomo o imprenditore se l’attività professionale
presuppone la conoscenza e l’applicazione della regolamentazione nazionale specifica
in vigore, sempre che ciò sia previsto anche per i cittadini del paese in questione;
- per le seguenti professioni, negli Stati membri specificati, l’autorità competente ha il
diritto di disporre una prova attitudinale:
• Francia: istruttore di sci, istruttore di immersione subacquea, istruttore di
paracadutismo, guida di alta montagna, istruttore di speleologia;
• Austria: istruttore di sci alpino, istruttore di sci di fondo, guida di scialpinismo, guida
di montagna;
• Italia: istruttore di sci, guida di montagna;
• Germania (Baviera): istruttore di sci, istruttore di sci di fondo, guida di scialpinismo,
guida di montagna;
• Belgio: detective privato.
53) Come ci si prepara alla prova attitudinale o al tirocinio di
adattamento?
Per quanto concerne la prova attitudinale, l’autorità competente o il punto di contatto
può fornire informazioni sui corsi di preparazione eventualmente dispensati mettendo
anche a disposizione elenchi di testi raccomandati e/o esempi di prove (sempre che
tutto ciò sia disponibile).

37
In merito al tirocinio di adattamento, l’autorità competente o il punto di contatto può
illustrare gli insegnamenti tratti da precedenti tirocini conclusi con esito positivo
fornendo anche un elenco di testi raccomandati (se disponibile).
54) Occorre individuare da soli il tirocinio di adattamento?
Lo Stato membro ospitante può affidare la responsabile dell’organizzazione e dello
svolgimento del tirocinio di adattamento a istituti e/o istruttori autorizzati. L’autorità
competente deve mettere a disposizione del richiedente un elenco di istituti/persone
responsabili del tirocinio di adattamento per la professione che si intende esercitare.
Per quanto possibile, nell’ambito di tale elenco si deve lasciare al richiedente la libertà
di scegliere l’istruttore e la sede di svolgimento del tirocinio.
In ogni caso, le condizioni del tirocinio non devono essere troppo restrittive.
La sede del tirocinio non deve trovarsi a una distanza geografica tale da rappresentare
un ostacolo.
55) Come si svolge il tirocinio di adattamento?
Il tirocinio di adattamento si svolge sotto la responsabilità di un professionista
qualificato e può accompagnarsi a una formazione complementare. Alla fine del
tirocinio, si è sottoposti a una valutazione.
56) È possibile essere retribuiti nell’ambito del tirocinio di adattamento?
Ove previsto dalle strutture nazionali del paese ospitante, è possibile percepire una
retribuzione durante il tirocinio di adattamento. Ciò, tuttavia, non costituisce un diritto.
Spetta al paese ospitante stabilire lo stato del richiedente, ma quando i tirocinanti
usufruiscono di un determinato stato a livello nazionale, anche il richiedente deve
poterne usufruire.
57) Qual è il contenuto della prova attitudinale?
L’unica finalità della prova attitudinale deve essere quella di verificare le conoscenze
professionali del richiedente. La prova può riguardare soltanto le materie essenziali
per l’esercizio della professione in merito alle quali si sono riscontrate differenze
sostanziali. Tali materie devono essere state specificate con chiarezza nella decisione
presa dall’autorità competente; tra le materie può figurare la conoscenza della
deontologia applicabile alla specifica professione.
La prova attitudinale può essere teorica (per esempio, esame scritto) o pratica (per
esempio, prova di sci su pista).
58) Quante prove attitudinali all’anno si devono organizzare?

38
Di norma, il numero di prove attitudinali va stabilito in base al numero di domande
presentate. In ogni caso è necessario organizzare almeno due prove attitudinali
all’anno. Per le attività stagionali, come quella di istruttore di sci, le prove devono
concentrarsi nella prima parte della stagione.
59) È possibile presentarsi più volte alla prova attitudinale?
Sì, il richiedente deve avere la facoltà di ripresentarsi alla prova in caso di esito
negativo. Spetta tuttavia allo Stato membro ospitante stabilire il numero massimo di
volte in cui il richiedente ha il diritto di ripresentarsi alla prova tenuto conto delle
norme in vigore a livello nazionale.
60) Entro quale termine l’autorità competente deve prendere una
decisione dopo la prova attitudinale o il tirocinio di adattamento?
La direttiva non fissa alcun termine specifico, ma l’autorità competente è tenuta a
prendere la decisione con la massima celerità possibile.
III. SPESE
61) È possibile che si richieda all’interessato di concorrere alle spese per
l’esame della sua pratica?
Se si usufruisce del regime di dichiarazione nell’ambito della libera prestazione di
servizi (si veda la sezione A.2, domanda 23), il richiedente non è tenuto a versare
alcun contributo finanziario. Infatti, in tal caso, l’autorità dello Stato ospitante non
deve esaminare alcuna pratica.
Viceversa, nelle altre fattispecie, potrebbe essere richiesto il versamento di un certo
importo per l’esame della domanda. Tale importo non può tuttavia superare il costo
reale del servizio fornito e deve essere paragonabile a quello corrisposto dai cittadini
del paese in questione in circostanze analoghe.
62) È possibile che si richieda all’interessato un contributo finanziario
per una prova attitudinale o un tirocinio di adattamento?
Per l’organizzazione della prova attitudinale o del tirocinio di adattamento,
l’interessato potrebbe essere chiamato a versare una certa somma. Tale somma non
può tuttavia superare il costo reale del servizio fornito e deve essere paragonabile a
quella corrisposta dai cittadini del paese in questione in circostanze analoghe.

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IV. RICORSI
63) Quali sono i diritti in materia di ricorso giurisdizionale?
La decisione di diniego della domanda (o la disposizione di ulteriori accertamenti
come, per esempio, prova attitudinale, tirocinio di adattamento) deve specificare le
motivazioni del diniego. In caso contrario, il richiedente ha il diritto di esigere che gli
vengano comunicate. Qualora non riceva alcuna comunicazione o intenda contestare le
motivazioni, l’interessato ha il diritto di presentare ricorso di tipo giurisdizionale
dinanzi a un organo competente dello Stato membro ospitante. Il ricorso
giurisdizionale intentato nello Stato membro ospitante consente di verificare la legalità
della decisione di diniego alla luce del diritto comunitario.
Nell’ambito del regime di stabilimento (si veda la sezione II) è inoltre possibile
presentare ricorso ove la decisione non venga presa entro il termine previsto. Infatti,
fintantoché non viene presa una decisione, il richiedente non ha il diritto di esercitare
la professione nel territorio dello Stato membro ospitante. Nel quadro del regime di
libera prestazione di servizi (si veda la sezione I) non è viceversa necessario
presentare ricorso perché in assenza di una decisione presa entro i termini previsti
l’interessato ha il diritto di effettuare la prestazione.
In alcuni Stati membri è anche possibile fare un ricorso amministrativo. Il punto di
contatto potrà fornire tutte le informazioni utili sulle possibilità di ricorso a livello
nazionale:
http://ec.europa.eu/internal_market/qualifications/docs/contact-points/infopoints_
en.pdf
V. REQUISITI LINGUISTICI
64) È possibile esigere che il richiedente conosca la lingua dello Stato
membro ospitante?
Lo Stato membro ospitante può esigere che il richiedente abbia una certa conoscenza
della lingua del paese ospitante se ciò è giustificato alla luce della natura della
professione che intende esercitare. In ogni caso, i requisiti linguistici non devono
superare quanto oggettivamente necessario per l’esercizio della professione in
questione (vocabolario, conoscenza orale e/o scritta, attiva e/o passiva).
È opportuno peraltro sottolineare che, prescindendo dalla specifica professione
regolamentata, l’iter della pratica si svolge nella lingua dello Stato membro ospitante e
l’eventuale prova attitudinale o tirocinio di adattamento richiesto (si vedano le
domande 51 e 52) avvengono nella lingua di tale Stato membro.

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La procedura di riconoscimento di una qualifica e l’eventuale verifica delle
conoscenze linguistiche sono due procedure distinte. Il riconoscimento della qualifica
professionale non può essere negato o respinto perché non si hanno le conoscenze
linguistiche appropriate.
Vi è tuttavia un’eccezione, ossia quando le conoscenze linguistiche fanno
espressamente parte della qualifica (per esempio, ortofonista, professore che insegna
la lingua del paese ospitante).
65) È possibile richiedere sistematicamente un esame linguistico?
Lo Stato membro ospitante non può richiedere sistematicamente un esame linguistico.
Ciascuno dei seguenti documenti costituisce una prova sufficiente delle conoscenze
linguistiche:
- copia dei titoli conseguiti nella lingua dello Stato membro ospitante;
- copia del titolo comprovante la conoscenza della lingua o delle lingue dello Stato
membro ospitante (per esempio, diploma universitario, qualifica rilasciata da una
camera di commercio, qualifica rilasciata da un organismo di formazione in lingue
riconosciuto come, il Goethe Institut, eccetera);
- documento comprovante una precedente esperienza professionale nello Stato
membro ospitante.
Può essere disposto un colloquio o una prova (orale e/o scritta) soltanto se il
richiedente non è in grado di fornire uno dei suddetti documenti.
VI. A CHI RIVOLGERSI IN CASO DI PROBLEMI
66) Chi può fornire assistenza a livello nazionale?
1) Se si incontrano difficoltà nell’ambito della procedura di riconoscimento delle
qualifiche professionali, è possibile rivolgersi al punto di contatto nazionale.
2) È anche possibile rivolgersi al Servizio di orientamento per i cittadini (SOC).
Tale servizio si avvale di esperti giuridici indipendenti che forniscono gratuitamente
consulenze personalizzate sui diritti dei cittadini europei. Le risposte sono fornite nella
lingua dell’interessato entro un termine di una settimana.
Per ulteriori informazioni sul servizio, consultare il seguente indirizzo Internet:
http://ec.europa.eu/citizensrights/front_end/index_it.htm

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3) È infine possibile rivolgersi alla rete SOLVIT.
SOLVIT è una rete per la risoluzione di problemi online in cui gli Stati membri
dell’Unione europea collaborano per risolvere concretamente i problemi derivanti
dall’applicazione scorretta delle norme sul mercato interno da parte delle
amministrazioni pubbliche. Esiste un centro SOLVIT in ogni Stato membro
dell’Unione (come pure in Norvegia, Islanda e Liechtenstein). I centri SOLVIT fanno
parte dell’amministrazione nazionale e si impegnano a fornire soluzioni concrete a
problemi concreti entro dieci settimane da quando viene presentato il caso. SOLVIT è
un servizio gratuito. Si richiama tuttavia l’attenzione sul fatto che se ci si avvale di
SOLVIT i termini di ricorso a livello nazionale non vengono sospesi. Viceversa, se si
decide di presentare ricorso a livello nazionale, non si ha più la possibilità di avvalersi
di SOLVIT.
Per ulteriori informazioni su SOLVIT, consultare il seguente indirizzo Internet:
http://ec.europa.eu/solvit/site/index_it.htm.

 

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Vale sempre la pena di fare una domanda, ma non sempre vale la pena di dare una risposta (O. Wilde)