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Direttiva servizi nel mercato interno

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{mosimage}La direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12/12/2006 (G.U. dell'Unione Europea 27/12/2006 L 376/36) relativa ai servizi nel mercato interno ricorda vagamente la originaria proposta dell'ex Comissario UE al mercato interno Frits Bolkestein ... 

Direttiva servizi nel mercato interno

DIRETTIVA 2006/123/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
del 12 dicembre 2006
relativa ai servizi nel mercato interno
IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,
visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare
l’articolo 47, paragrafo 2, prima e terza frase, e l’articolo 55,
vista la proposta della Commissione,
visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (1),
visto il parere del Comitato delle regioni (2),
deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 del
trattato (3),
considerando quanto segue:
(1) La Comunità mira a stabilire legami sempre più stretti tra
gli Stati ed i popoli europei e a garantire il progresso economico
e sociale. Conformemente all’articolo 14, paragrafo
2, del trattato il mercato interno comporta uno
spazio senza frontiere interne nel quale è assicurata la
libera circolazione dei servizi. A norma dell’articolo 43 del
trattato è assicurata la libertà di stabilimento. L’articolo 49
sancisce il diritto di prestare servizi all’interno della Comunità.
L’eliminazione delle barriere allo sviluppo del settore
dei servizi tra Stati membri costituisce uno strumento
essenziale per rafforzare l’integrazione fra i popoli europei
e per promuovere un progresso economico e sociale
equilibrato e duraturo. Nell’eliminazione di questi ostacoli
è essenziale garantire che lo sviluppo del settore dei servizi
contribuisca all’adempimento dei compiti previsti dall’articolo
2 del trattato di promuovere nell’insieme della
Comunità uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile
delle attività economiche, un elevato livello di occupazione
e di protezione sociale, la parità tra uomini e
donne, una crescita sostenibile e non inflazionistica, un
alto grado di competitività e di convergenza dei risultati
economici, un elevato livello di protezione dell’ambiente
ed il miglioramento della qualità di quest’ultimo, il miglioramento
del tenore e della qualità della vita, la coesione
economica e sociale e la solidarietà tra Stati membri.
(2) Una maggiore competitività del mercato dei servizi è
essenziale per promuovere la crescita economica e creare
posti di lavoro nell’Unione europea. Attualmente un elevato
numero di ostacoli nel mercato interno impedisce ai
prestatori, in particolare alle piccole e medie imprese (PMI),
di espandersi oltre i confini nazionali e di sfruttare appieno
il mercato unico. Tale situazione indebolisce la competitività
globale dei prestatori dell’Unione europea. Un libero
mercato che induca gli Stati membri ad eliminare le restrizioni
alla circolazione transfrontaliera dei servizi, incrementando
al tempo stesso la trasparenza e l’informazione
dei consumatori, consentirebbe agli stessi una più ampia
facoltà di scelta e migliori servizi a prezzi inferiori.
(3) La relazione della Commissione sullo «Stato del mercato
interno dei servizi» ha elencato i numerosi ostacoli che
impediscono o rallentano lo sviluppo dei servizi tra Stati
membri, in particolare dei servizi prestati dalle PMI, le
quali sono predominanti nel settore dei servizi. La relazione
conclude che dieci anni dopo il previsto completamento
del mercato interno esiste un notevole divario tra
la visione di un’economia integrata per l’Unione europea
e la realtà vissuta dai cittadini e dai prestatori europei. Gli
ostacoli elencati riguardano un’ampia varietà di servizi in
tutte le fasi dell’attività del prestatore e presentano numerose
caratteristiche comuni, compreso il fatto di derivare
spesso da procedure amministrative eccessivamente gravose,
dall’incertezza giuridica che caratterizza le attività
transfrontaliere e dalla mancanza di fiducia reciproca tra
Stati membri.
(4) I servizi costituiscono il motore della crescita economica
e rappresentano il 70 % del PIL e dei posti di lavoro nella
maggior parte degli Stati membri, ma la frammentazione
del mercato interno si ripercuote negativamente sul complesso
dell’economia europea, in particolare sulla competitività
delle PMI e la circolazione dei lavoratori, ed
impedisce ai consumatori di avere accesso ad una maggiore
scelta di servizi a prezzi competitivi. È importante
sottolineare che il settore dei servizi costituisce un settore
chiave in materia di occupazione, soprattutto per le donne,
e che esse possono, pertanto, trarre enormi benefici dalle
nuove opportunità offerte dal completamento del mercato
interno dei servizi. Il Parlamento europeo ed il Consiglio
hanno sottolineato che l’eliminazione degli ostacoli giuridici
alla realizzazione di un vero mercato interno costituisce
una priorità per conseguire l’obiettivo stabilito dal
Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 di
migliorare l’occupazione e la coesione sociale e di pervenire
ad una crescita economica sostenibile allo scopo di
(1) GU C 221 del 8.9.2005, pag. 113.
(2) GU C 43 del 18.2.2005, pag. 18.
(3) Parere del Parlamento europeo del 16 febbraio 2006 (non ancora
pubblicato nella Gazzetta ufficiale). Posizione comune del Consiglio
del 24 luglio 2006 (GU C 270 E del 7.11.2006, pag. 1), posizione
del Parlamento europeo del 15 novembre 2006 e decisione del Consiglio
dell’11 dicembre 2006.
L 376/36 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
fare dell’Unione europea l’economia basata sulla conoscenza
più competitiva e più dinamica del mondo entro il
2010 con nuovi e migliori posti di lavoro. L’eliminazione
di questi ostacoli, accompagnata da un avanzato modello
sociale europeo, rappresenta pertanto una premessa per
superare le difficoltà incontrate nell’attuazione dell’agenda
di Lisbona e per rilanciare l’economia europea, soprattutto
in termini di occupazione e investimento. È quindi importante
realizzare un mercato unico dei servizi, mantenendo
un equilibrio tra apertura dei mercati, servizi pubblici nonché
diritti sociali e del consumatore.
(5) È necessario quindi eliminare gli ostacoli alla libertà di stabilimento
dei prestatori negli Stati membri e alla libera circolazione
dei servizi tra Stati membri nonché garantire ai
destinatari e ai prestatori la certezza giuridica necessaria
all’effettivo esercizio di queste due libertà fondamentali del
trattato. Poiché gli ostacoli al mercato interno dei servizi
riguardano tanto gli operatori che intendono stabilirsi in
altri Stati membri quanto quelli che prestano un servizio
in un altro Stato membro senza stabilirvisi, occorre permettere
ai prestatori di sviluppare le proprie attività nel
mercato interno stabilendosi in uno Stato membro o avvalendosi
della libera circolazione dei servizi. I prestatori
devono poter scegliere tra queste due libertà, in funzione
della loro strategia di sviluppo in ciascuno Stato membro.
(6) Non è possibile eliminare questi ostacoli soltanto grazie
all’applicazione diretta degli articoli 43 e 49 del trattato
in quanto, da un lato, il trattamento caso per caso
mediante l’avvio di procedimenti di infrazione nei confronti
degli Stati membri interessati si rivelerebbe estremamente
complesso da gestire per le istituzioni nazionali e
comunitarie, in particolare dopo l’allargamento e, dall’altro
lato, l’eliminazione di numerosi ostacoli richiede un
coordinamento preliminare delle legislazioni nazionali,
anche al fine di istituire una cooperazione amministrativa.
Come è stato riconosciuto dal Parlamento europeo e dal
Consiglio, un intervento legislativo comunitario permette
di istituire un vero mercato interno dei servizi.
(7) La presente direttiva istituisce un quadro giuridico generale
a vantaggio di un’ampia varietà di servizi pur tenendo
conto nel contempo delle specificità di ogni tipo d’attività
o di professione e del loro sistema di regolamentazione.
Tale quadro giuridico si basa su un approccio dinamico e
selettivo che consiste nell’eliminare in via prioritaria gli
ostacoli che possono essere rimossi rapidamente e, per
quanto riguarda gli altri ostacoli, nell’avviare un processo
di valutazione, consultazione e armonizzazione complementare
in merito a questioni specifiche grazie al quale
sarà possibile modernizzare progressivamente ed in
maniera coordinata i sistemi nazionali che disciplinano le
attività di servizi, operazione indispensabile per realizzare
un vero mercato interno dei servizi entro il 2010. È opportuno
prevedere una combinazione equilibrata di misure
che riguardano l’armonizzazione mirata, la cooperazione
amministrativa, la disposizione sulla libera prestazione di
servizi e che promuovono l’elaborazione di codici di condotta
su determinate questioni. Questo coordinamento
delle legislazioni nazionali dovrebbe garantire un grado
elevato d’integrazione giuridica comunitaria ed un livello
elevato di tutela degli obiettivi d’interesse generale, in particolare
la tutela dei consumatori, che è fondamentale per
stabilire la fiducia reciproca tra Stati membri. La presente
direttiva prende altresì in considerazione altri obiettivi
d’interesse generale, compresa la protezione dell’ambiente,
la pubblica sicurezza e la sanità pubblica nonché la necessità
di rispettare il diritto del lavoro.
(8) È opportuno che le disposizioni della presente direttiva
relative alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione
dei servizi si applichino soltanto nella misura in cui le attività
in questione sono aperte alla concorrenza e non obblighino
pertanto gli Stati membri a liberalizzare i servizi
d’interesse economico generale, a privatizzare gli enti pubblici
che forniscono tali servizi o ad abolire i monopoli
esistenti per quanto riguarda altre attività o certi servizi di
distribuzione.
(9) La presente direttiva si applica unicamente ai requisiti che
influenzano l’accesso all’attività di servizi o il suo esercizio.
Pertanto essa non si applica a requisiti come le norme
del codice stradale, le norme riguardanti lo sviluppo e l’uso
delle terre, la pianificazione urbana e rurale, le regolamentazioni
edilizie nonché le sanzioni amministrative comminate
per inosservanza di tali norme che non disciplinano
o non influenzano specificatamente l’attività di servizi, ma
devono essere rispettate dai prestatori nello svolgimento
della loro attività economica, alla stessa stregua dei singoli
che agiscono a titolo privato.
(10) La presente direttiva non concerne i requisiti che disciplinano
l’accesso ai finanziamenti pubblici per taluni prestatori.
Tali requisiti comprendono in particolare quelli che
stabiliscono le condizioni in base alle quali i prestatori
hanno diritto a beneficiare di finanziamenti pubblici, comprese
specifiche condizioni contrattuali, e in particolare le
norme di qualità che vanno osservate per poter beneficiare
dei finanziamenti pubblici, ad esempio per quanto
riguarda i servizi sociali.
(11) La presente direttiva non pregiudica le misure adottate
dagli Stati membri, conformemente al diritto comunitario,
per quanto riguarda la protezione o la promozione
della diversità linguistica e culturale e il pluralismo dei
media, compresi i relativi finanziamenti. La presente direttiva
non impedisce agli Stati membri di applicare le loro
norme e i loro principi fondamentali in materia di libertà
di stampa e di espressione. La presente direttiva non incide
sulle norme legislative degli Stati membri che vietano la
discriminazione in base alla nazionalità oppure per i
motivi specificati all’articolo 13 del trattato.
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/37
(12) La presente direttiva è volta a creare un quadro giuridico
per assicurare la libertà di stabilimento e la libera circolazione
dei servizi tra gli Stati membri. Essa non armonizza
né incide sul diritto penale. Gli Stati membri non dovrebbero
poter limitare la libertà di fornire servizi applicando
disposizioni di diritto penale che riguardano specificamente
l’accesso ad un’attività di servizi o l’esercizio della
stessa aggirando le norme stabilite nella presente direttiva.
(13) È altrettanto importante che la presente direttiva rispetti
pienamente le iniziative comunitarie basate sull’articolo
137 del trattato al fine di conseguire gli obiettivi previsti
all’articolo 136 del trattato per quanto riguarda la
promozione dell’occupazione e il miglioramento delle
condizioni di vita e di lavoro.
(14) La presente direttiva non incide sulle condizioni di lavoro
e di occupazione, compresi i periodi massimi di lavoro e i
periodi minimi di riposo, la durata minima delle ferie
annuali retribuite, i salari minimi nonché la salute, la sicurezza
e l’igiene sul lavoro, che gli Stati membri applicano
in conformità del diritto comunitario; inoltre, la presente
direttiva non incide sulle relazioni tra le parti sociali, compresi
i diritti di negoziare e concludere accordi collettivi,
di scioperare e di intraprendere azioni sindacali in conformità
del diritto e delle prassi nazionali che rispettano il
diritto comunitario, né si applica ai servizi forniti dalle
agenzie di lavoro interinale. La presente direttiva non
incide sulla normativa degli Stati membri in materia di
sicurezza sociale.
(15) La presente direttiva rispetta l’esercizio dei diritti fondamentali
applicabili negli Stati membri quali riconosciuti
dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e
nelle relative spiegazioni, armonizzandoli con le libertà
fondamentali di cui agli articoli 43 e 49 del trattato. Tali
diritti fondamentali includono, fra l’altro, il diritto a intraprendere
un’azione sindacale in conformità del diritto e
delle prassi nazionali che rispettano il diritto comunitario.
(16) La presente direttiva riguarda soltanto i prestatori stabiliti
in uno Stato membro e non tratta gli aspetti esterni. Essa
non riguarda i negoziati nell’ambito di organizzazioni
internazionali per gli scambi di servizi, in particolare nel
quadro del GATS.
(17) La presente direttiva si applica soltanto ai servizi che sono
prestati dietro corrispettivo economico. I servizi d’interesse
generale non rientrano nella definizione di cui all’articolo
50 del trattato e sono pertanto esclusi dall’ambito
di applicazione della presente direttiva. I servizi d’interesse
economico generale sono servizi che, essendo prestati dietro
corrispettivo economico, rientrano nell’ambito di
applicazione della presente direttiva. Tuttavia, alcuni
servizi d’interesse economico generale, per esempio quelli
che possono esistere nel settore dei trasporti, sono esclusi
dall’ambito di applicazione della presente direttiva, mentre
altri servizi d’interesse economico generale, per esempio
quelli che possono esistere nel settore postale, sono
oggetto di una deroga alla disposizione sulla libera prestazione
di servizi stabilita nella presente direttiva. La presente
direttiva non riguarda il finanziamento dei servizi
d’interesse economico generale e non si applica alle sovvenzioni
concesse dagli Stati membri, in particolare nel
settore sociale, in conformità delle norme comunitarie
sulla concorrenza. La presente direttiva non si occupa del
follow-up del Libro bianco della Commissione sui servizi
d’interesse generale.{mospagebreak}
(18) Occorre escludere dal campo di applicazione della presente
direttiva i servizi finanziari, essendo tali attività
oggetto di una normativa comunitaria specifica volta a realizzare,
al pari della presente direttiva, un vero mercato
interno dei servizi. Pertanto, tale esclusione concerne tutti
i servizi finanziari quali l’attività bancaria, il credito, l’assicurazione,
compresa la riassicurazione, le pensioni professionali
o individuali, i titoli, gli investimenti, i fondi, i
servizi di pagamento e quelli di consulenza nel settore
degli investimenti, compresi i servizi di cui all’allegato I
della direttiva 2006/48/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 14 giugno 2006, concernente l’accesso
all’attività degli enti creditizi e al suo esercizio (1).
(19) Poiché nel 2002 è stata adottata una serie di atti normativi
relativi ai servizi e alle reti di comunicazione elettronica
nonché alle risorse e ai servizi associati, che ha
istituito una disciplina volta ad agevolare l’accesso a tali
attività nel mercato interno grazie, in particolare, all’eliminazione
della maggior parte dei regimi di autorizzazione
individuale, è necessario escludere le questioni disciplinate
da tali atti dal campo di applicazione della presente
direttiva.
(20) Le esclusioni dal campo di applicazione riguardanti le
materie attinenti ai servizi di comunicazione elettronica
oggetto delle direttive 2002/19/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa all’accesso
alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate,
e all’interconnessione delle medesime (direttiva
accesso) (2), 2002/20/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa alle autorizzazioni
per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (direttiva
autorizzazioni) (3), 2002/21/CE del Parlamento
europeo
(1) GU L 177 del 30.6.2006, pag. 1.
(2) GU L 108 del 24.4.2002, pag. 7.
(3) GU L 108 del 24.4.2002, pag. 21.
L 376/38 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
e del Consiglio, del 7 marzo 2002, che istituisce un quadro
normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione
elettronica (direttiva quadro) (1), 2002/22/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002,
relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in
materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica
(direttiva servizio universale) (2) e 2002/58/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 12 luglio 2002, relativa
al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita
privata nel settore delle comunicazioni elettroniche (direttiva
relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche)
(3) si applicano non solo a questioni specificamente
trattate in dette direttive, ma anche a questioni per le quali
le direttive lasciano esplicitamente agli Stati membri la
facoltà di adottare talune misure a livello nazionale.
(21) I servizi di trasporto, compresi i trasporti urbani, i taxi e
le ambulanze nonché i servizi portuali, sono esclusi dal
campo di applicazione della presente direttiva.
(22) L’esclusione dei servizi sanitari dall’ambito della presente
direttiva dovrebbe comprendere i servizi sanitari e farmaceutici
forniti da professionisti del settore sanitario ai propri
pazienti per valutare, mantenere o ripristinare le loro
condizioni di salute, laddove tali attività sono riservate a
professioni del settore sanitario regolamentate nello Stato
membro in cui i servizi vengono forniti.
(23) La presente direttiva non incide sul rimborso dei costi dei
servizi sanitari prestati in uno Stato membro diverso da
quello in cui il destinatario del servizio risiede. La Corte
di giustizia ha in numerose occasioni esaminato la questione
e riconosciuto i diritti del paziente. È importante
affrontare la questione in un altro atto giuridico comunitario,
a fini di maggiore certezza e chiarezza giuridica,
nella misura in cui essa non sia già oggetto del regolamento
(CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno
1971, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza
sociale ai lavoratori subordinati e ai loro familiari che si
spostano all’interno della Comunità (4).
(24) Occorre altresì escludere dal campo di applicazione della
presente direttiva i servizi audiovisivi, a prescindere dal
modo di trasmissione, anche all’interno dei cinema. Inoltre,
la presente direttiva non dovrebbe applicarsi agli aiuti
erogati dagli Stati membri nel settore audiovisivo oggetto
delle norme comunitarie sulla concorrenza.
(25) È opportuno escludere dal campo d’applicazione della presente
direttiva i giochi con denaro, ivi comprese le lotterie
e le scommesse, tenuto conto della natura specifica di
tali attività che comportano da parte degli Stati membri
l’attuazione di politiche di ordine pubblico e di tutela dei
consumatori.
(26) La presente direttiva non osta all’applicazione dell’articolo
45 del trattato.
(27) La presente direttiva non dovrebbe applicarsi ai servizi
sociali nel settore degli alloggi, dell’assistenza all’infanzia
e del sostegno alle famiglie e alle persone bisognose, forniti
dallo Stato a livello nazionale, regionale o locale da
prestatori incaricati dallo Stato o da associazioni caritative
riconosciute come tali dallo Stato per sostenere persone
che si trovano in condizione di particolare bisogno
a titolo permanente o temporaneo, perché hanno un reddito
familiare insufficiente, o sono totalmente o parzialmente
dipendenti e rischiano di essere emarginate. È
opportuno che la presente direttiva non incida su tali servizi
in quanto essi sono essenziali per garantire i diritti
fondamentali alla dignità e all’integrità umana e costituiscono
una manifestazione dei principi di coesione e solidarietà
sociale.
(28) La presente direttiva non riguarda il finanziamento dei servizi
sociali, né il sistema di aiuti ad esso collegato. Essa
non incide sui criteri o le condizioni stabiliti dagli Stati
membri per assicurare che tali servizi sociali effettivamente
giovino all’interesse pubblico e alla coesione sociale.
Inoltre la presente direttiva non dovrebbe incidere sul principio
del servizio universale nell’ambito dei servizi sociali
degli Stati membri.
(29) Poiché il trattato prevede basi giuridiche specifiche in
materia fiscale e considerate le norme comunitarie già
adottate in questo ambito, occorre escludere il settore
fiscale dal campo di applicazione della presente direttiva.
(30) Esiste già un notevole corpus di norme comunitarie sulle
attività di servizi. La presente direttiva viene ad aggiungersi
all’acquis comunitario per completarlo. I conflitti tra
la presente direttiva ed altri atti comunitari sono stati identificati
e sono contemplati dalla presente direttiva, anche
tramite deroghe. Tuttavia, occorre prevedere una regola
che disciplini eventuali casi residui ed eccezionali in cui
sussiste un conflitto tra una delle disposizioni della presente
direttiva ed una disposizione di un altro atto comunitario.
L’esistenza di un siffatto conflitto dovrebbe essere
determinata nel rispetto delle norme del trattato relative
al diritto di stabilimento ed alla libera circolazione dei
servizi.
(1) GU L 108 del 24.4.2002, pag. 33.
(2) GU L 108 del 24.4.2002, pag. 51.
(3) GU L 201 del 31.7.2002, pag. 37. Direttiva modificata dalla direttiva
2006/24/CE GU L 105 del 13.4.2006, pag. 54).
(4) GU L 149 del 5.7.1971, pag. 2. Regolamento modificato da ultimo
dal regolamento (CE) n. 629/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio
(GU L 114 del 27.4.2006, pag. 1).
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/39
(31) La presente direttiva è coerente con la direttiva
2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa
al riconoscimento delle qualifiche professionali (1) e
non pregiudica tale direttiva. Essa riguarda questioni
diverse da quelle relative alle qualifiche professionali, quali
l’assicurazione di responsabilità professionale, le comunicazioni
commerciali, le attività multidisciplinari e la semplificazione
amministrativa. Per quanto concerne la
prestazione di servizi transfrontalieri a titolo temporaneo,
una delle deroghe alla disposizione sulla libera prestazione
di servizi previste dalla presente direttiva assicura che il
titolo II sulla libera prestazione di servizi della direttiva
2005/36/CE resti impregiudicato. Pertanto, la disposizione
sulla libera prestazione di servizi non incide su nessuna
delle misure applicabili a norma di tale direttiva
2005/36/CE nello Stato membro in cui viene fornito un
servizio.
(32) La presente direttiva è coerente con la legislazione comunitaria
relativa alla tutela dei consumatori, come la direttiva
2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
dell’11 maggio 2005 relativa alle pratiche commerciali
sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno (direttiva
sulle pratiche commerciali sleali) (2) e il regolamento
(CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio
del 27 ottobre 2004 sulla cooperazione tra le autorità
nazionali responsabili dell’esecuzione della normativa
che tutela i consumatori («regolamento sulla cooperazione
per la tutela dei consumatori») (3).
(33) Tra i servizi oggetto della presente direttiva rientrano
numerose attività in costante evoluzione, fra le quali figurano:
i servizi alle imprese, quali i servizi di consulenza
manageriale e gestionale, i servizi di certificazione e di collaudo,
i servizi di gestione delle strutture, compresi i servizi
di manutenzione degli uffici, i servizi di pubblicità o i
servizi connessi alle assunzioni e i servizi degli agenti commerciali.
Sono oggetto della presente direttiva anche i servizi
prestati sia alle imprese sia ai consumatori, quali i
servizi di consulenza legale o fiscale, i servizi collegati con
il settore immobiliare, come le agenzie immobiliari, l’edilizia,
compresi i servizi degli architetti, la distribuzione,
l’organizzazione di fiere, il noleggio di auto, le agenzie di
viaggi. Nell’ambito di applicazione della presente direttiva
rientrano altresì i servizi ai consumatori, quali i servizi nel
settore del turismo, compresi i servizi delle guide turistiche,
i servizi ricreativi, i centri sportivi, i parchi di divertimento
e, nella misura in cui non sono esclusi dall’ambito
di applicazione della direttiva, i servizi a domicilio, come
l’assistenza agli anziani. Queste attività possono riguardare
servizi che richiedono la vicinanza del prestatore e
del destinatario della prestazione, servizi che comportano
lo spostamento del destinatario o del prestatore e servizi
che possono essere prestati a distanza, anche via Internet.
(34) Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, la valutazione
di determinate attività, in particolare di quelle
finanziate con fondi pubblici o esercitate da enti pubblici,
deve essere effettuata, per stabilire se costituiscono un «servizio
», caso per caso alla luce delle loro caratteristiche, in
particolare del modo in cui sono prestate, organizzate e
finanziate nello Stato membro interessato. La Corte di giustizia
ha ritenuto che la caratteristica fondamentale della
retribuzione sia rappresentata dal fatto che essa costituisce
un corrispettivo economico per i servizi prestati, ed
ha riconosciuto che la caratteristica della retribuzione è
assente nelle attività svolte dallo Stato o per conto dello
Stato senza corrispettivo economico nel quadro dei suoi
doveri in ambito sociale, culturale, educativo e giudiziario,
quali i corsi assicurati nel quadro del sistema nazionale
di pubblica istruzione o la gestione di regimi di
sicurezza sociale che non svolgono un’attività economica.
Il pagamento di una tassa da parte dei destinatari, ad esempio
una tassa di insegnamento o di iscrizione pagata dagli
studenti per contribuire in parte alle spese di funzionamento
di un sistema, non costituisce di per sé retribuzione
in quanto il servizio continua ad essere essenzialmente
finanziato con fondi pubblici. Queste attività non rientrano
pertanto nella definizione di «servizio» di cui all’articolo
50 del trattato e sono quindi escluse dal campo
d’applicazione della presente direttiva.
(35) Le attività sportive amatoriali senza scopo di lucro rivestono
una notevole importanza sociale. Tali attività perseguono
spesso finalità esclusivamente sociali o ricreative.
Pertanto, esse non possono costituire un’attività economica
ai sensi del diritto comunitario e non dovrebbero
rientrare nel campo di applicazione della presente
direttiva.
(36) La nozione di prestatore dovrebbe comprende qualsiasi
persona fisica, avente la cittadinanza di uno Stato membro,
o persona giuridica che esplica un’attività di servizio
in tale Stato membro esercitando la libertà di stabilimento
o la libera circolazione dei servizi. La nozione di prestatore
quindi non dovrebbe limitarsi solo al caso in cui il
servizio venga prestato attraverso le frontiere nell’ambito
della libera circolazione dei servizi, ma dovrebbe comprendere
anche la fattispecie in cui un operatore si stabilisce
in uno Stato membro per svilupparvi le proprie attività di
servizio. La nozione di prestatore, d’altra parte, non
dovrebbe coprire il caso delle succursali di società di paesi
terzi in uno Stato membro poiché, in conformità dell’articolo
48 del trattato, la libertà di stabilimento e la libera
circolazione dei servizi si applicano soltanto alle società
costituite conformemente alla legislazione di uno Stato
membro e aventi la sede sociale, l’amministrazione centrale
o il centro di attività principale all’interno della
Comunità. Il concetto di destinatario dovrebbe coprire
anche i cittadini di paesi terzi che beneficiano già di diritti
loro conferiti da atti comunitari quali il regolamento (CEE)
n. 1408/71, la direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del
25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di
paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo (4), il (1) GU L 255 del 30.9.2005, pag. 22.
(2) GU L 149 dell’11.6.2005, pag. 22.
(3) GU L 364 del 9.12.2004, pag. 1. Regolamento modificato dalla direttiva
2005/29/CE. (4) GU L 16 del 23.1.2004, pag. 44.
L 376/40 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
regolamento del Consiglio (CE) n. 859/2003 del Consiglio,
del 14 maggio 2003, che estende le disposizioni del
regolamento (CEE) n. 1408/71 e del regolamento (CEE)
n. 574/72 ai cittadini di paesi terzi cui tali disposizioni
non siano già applicabili unicamente a causa della nazionalità
(1) e la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto
dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e
di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri
(2). Inoltre, gli Stati membri possono estendere il concetto
di destinatario ad altri cittadini di paesi terzi presenti
sul loro territorio.
(37) Il luogo di stabilimento del prestatore dovrebbe essere
determinato in conformità della giurisprudenza della Corte
di giustizia, secondo la quale la nozione di stabilimento
implica l’esercizio effettivo di un’attività economica per
una durata di tempo indeterminata mediante l’insediamento
in pianta stabile. Tale requisito può essere soddisfatto
anche nel caso in cui una società sia costituita a
tempo determinato o abbia in affitto un fabbricato o un
impianto per lo svolgimento della sua attività. Esso può
altresì essere soddisfatto allorché uno Stato membro rilasci
autorizzazioni di durata limitata soltanto per particolari
servizi. Lo stabilimento non deve necessariamente
assumere la forma di una filiale, succursale o rappresentanza,
ma può consistere in un ufficio gestito dal personale
del prestatore o da una persona indipendente ma
autorizzata ad agire su base permanente per conto dell’impresa,
come nel caso di una rappresentanza. Secondo questa
definizione, che comporta l’esercizio effettivo di
un’attività economica nel luogo di stabilimento del prestatore
di servizi, una semplice casella postale non costituisce
uno stabilimento. Se uno stesso prestatore ha più
luoghi di stabilimento, è importante determinare da quale
luogo di stabilimento è prestato il servizio effettivo in questione.
Nei casi in cui è difficile determinare da quale dei
vari luoghi di stabilimento un determinato servizio è prestato,
tale luogo è quello in cui il prestatore ha il centro
delle sue attività per quanto concerne tale servizio
specifico.
(38) La nozione di «persona giuridica» secondo le disposizioni
del trattato in materia di stabilimento lascia agli operatori
la libertà di scegliere la forma giuridica che ritengono
opportuna per svolgere la loro attività. Di conseguenza,
per «persone giuridiche» ai sensi del trattato si intendono
tutte le entità costituite conformemente al diritto di uno
Stato membro o da esso disciplinate, a prescindere dalla
loro forma giuridica.
(39) La nozione di regime di autorizzazione dovrebbe comprendere,
in particolare, le procedure amministrative per
il rilascio di autorizzazioni, licenze, approvazioni o
concessioni, ma anche l’obbligo, per potere esercitare l’attività,
di essere iscritto in un albo professionale, in un registro,
ruolo o in una banca dati, di essere convenzionato
con un organismo o di ottenere una tessera professionale.
L’autorizzazione può essere concessa non solo in base ad
una decisione formale, ma anche in base ad una decisione
implicita derivante, ad esempio, dal silenzio dell’autorità
competente o dal fatto che l’interessato debba attendere
l’avviso di ricevimento di una dichiarazione per iniziare
l’attività o affinché quest’ultima sia legittima.
(40) La nozione di «motivi imperativi di interesse generale» cui
fanno riferimento alcune disposizioni della presente direttiva
è stata progressivamente elaborata dalla Corte di giustizia
nella propria giurisprudenza relativa agli articoli 43
e 49 del trattato, e potrebbe continuare ad evolvere. La
nozione, come riconosciuto nella giurisprudenza della
Corte di giustizia, copre almeno i seguenti motivi: l’ordine
pubblico, la pubblica sicurezza e la sanità pubblica
ai sensi degli articoli 46 e 55 del trattato, il mantenimento
dell’ordine sociale, gli obiettivi di politica sociale, la tutela
dei destinatari di servizi, la tutela dei consumatori, la tutela
dei lavoratori, compresa la protezione sociale dei lavoratori,
il benessere degli animali, la salvaguardia dell’equilibrio
finanziario del regime di sicurezza sociale, la
prevenzione della frode, la prevenzione della concorrenza
sleale, la protezione dell’ambiente e dell’ambiente urbano,
compreso l’assetto territoriale in ambito urbano e rurale,
la tutela dei creditori, la salvaguardia della sana amministrazione
della giustizia, la sicurezza stradale, la tutela della
proprietà intellettuale, gli obiettivi di politica culturale,
compresa la salvaguardia della libertà di espressione dei
vari elementi presenti nella società e, in particolare, dei
valori sociali, culturali, religiosi e filosofici, la necessità di
assicurare un elevato livello di istruzione, il mantenimento
del pluralismo della stampa e la politica di promozione
della lingua nazionale, la conservazione del patrimonio
nazionale storico e artistico, e la politica veterinaria.
(41) Il concetto di «ordine pubblico», come interpretato dalla
Corte di giustizia, comprende la protezione contro una
minaccia effettiva e sufficientemente grave per uno degli
interessi fondamentali della collettività e può includere, in
particolare, questioni legate alla dignità umana, alla tutela
dei minori e degli adulti vulnerabili ed al benessere degli
animali. Analogamente, la nozione di pubblica sicurezza
comprende le questioni di incolumità pubblica.
(42) Le norme relative alle procedure amministrative non
dovrebbero mirare ad armonizzare le procedure amministrative,
ma a sopprimere regimi di autorizzazione, procedure
e formalità eccessivamente onerosi che ostacolano la
libertà di stabilimento e la creazione di nuove società di
servizi che ne derivano.
(1) GU L 124 del 20.5.2003, pag. 1.
(2) GU L 158 del 30.4.2004, pag. 77.
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/41
(43) Una delle principali difficoltà incontrate, in particolare
dalle PMI, nell’accesso alle attività di servizi e nel loro esercizio
è rappresentato dalla complessità, dalla lunghezza e
dall’incertezza giuridica delle procedure amministrative.
Per questa ragione, sul modello di alcune iniziative in
materia di modernizzazione delle buone pratiche amministrative
avviate a livello comunitario e nazionale, è necessario
stabilire principi di semplificazione amministrativa,
in particolare mediante la limitazione dell’obbligo di autorizzazione
preliminare ai casi in cui essa è indispensabile
e l’introduzione del principio della tacita autorizzazione
da parte delle autorità competenti allo scadere di un determinato
termine. Tale azione di modernizzazione, pur
mantenendo gli obblighi di trasparenza e di aggiornamento
delle informazioni relative agli operatori, ha il fine
di eliminare i ritardi, i costi e gli effetti dissuasivi che derivano,
ad esempio, da procedure non necessarie o eccessivamente
complesse e onerose, dalla duplicazione delle
procedure, dalle complicazioni burocratiche nella presentazione
di documenti, dall’abuso di potere da parte delle
autorità competenti, dai termini di risposta non precisati
o eccessivamente lunghi, dalla validità limitata dell’autorizzazione
rilasciata o da costi e sanzioni sproporzionati.
Tali pratiche hanno effetti dissuasivi particolarmente rilevanti
nel caso dei prestatori che intendono sviluppare le
loro attività in altri Stati membri e che avvertono l’esigenza
di una modernizzazione coordinata in un mercato
interno allargato a venticinque Stati membri.
(44) Gli Stati membri dovrebbero introdurre, se del caso, formulari
armonizzati a livello comunitario, definiti dalla
Commissione, equipollenti ai certificati, agli attestati o ad
eventuali altri documenti in materia di stabilimento.
(45) Per valutare la necessità di semplificare le procedure e le
formalità gli Stati membri dovrebbero poter in particolare
tener conto della necessità, del numero, degli eventuali
doppioni, dei costi, della chiarezza e dell’accessibilità di
tali procedure e formalità nonché dei ritardi e delle difficoltà
pratiche cui potrebbero dar luogo per il prestatore
in questione.
(46) Per agevolare l’accesso alle attività di servizi e il loro esercizio
nel mercato interno, è necessario fissare l’obiettivo,
comune a tutti gli Stati membri, di una semplificazione
amministrativa e prevedere disposizioni riguardanti, in
particolare, gli sportelli unici, il diritto all’informazione, le
procedure per via elettronica e la definizione di un quadro
per i regimi di autorizzazione. Altre misure adottate a
livello nazionale per raggiungere quest’obiettivo potrebbero
consistere nel ridurre il numero delle procedure e
formalità applicabili alle attività di servizi, limitandole a
quelle indispensabili per conseguire un obiettivo di interesse
generale e che non rappresentano, per contenuto o
finalità, dei doppioni.
(47) Ai fini della semplificazione amministrativa, è opportuno
evitare di imporre in maniera generale requisiti formali,
quali la presentazione di documenti originali, di copie
autenticate o di una traduzione autenticata, tranne qualora
ciò sia giustificato obiettivamente da un motivo imperativo
di interesse generale, come la tutela dei lavoratori,
la sanità pubblica, la protezione dell’ambiente o la protezione
dei consumatori. Occorre inoltre garantire che
un’autorizzazione dia normalmente accesso ad un’attività
di servizi, o al suo esercizio, su tutto il territorio nazionale
a meno che un motivo imperativo di interesse generale
non giustifichi obiettivamente un’autorizzazione
specifica per ogni stabilimento, ad esempio nel caso di
ogni insediamento di grandi centri commerciali, o un’autorizzazione
limitata ad una parte specifica del territorio
nazionale.
(48) Al fine di semplificare ulteriormente le procedure amministrative
è opportuno fare in modo che ogni prestatore
abbia un interlocutore unico tramite il quale espletare tutte
le procedure e formalità (in prosieguo: sportello unico). Il
numero degli sportelli unici per Stato membro può variare
secondo le competenze regionali o locali o in funzione
delle attività interessate. La creazione degli sportelli unici,
infatti, non dovrebbe interferire nella divisione dei compiti
tra le autorità competenti in seno ad ogni sistema
nazionale. Quando la competenza spetta a diverse autorità
a livello regionale o locale, una di esse può assumersi
il ruolo di sportello unico e coordinare le attività con le
altre autorità. Gli sportelli unici possono essere costituiti
non soltanto da autorità amministrative ma anche da
camere di commercio e dell’artigianato ovvero da organismi
o ordini professionali o enti privati ai quali uno Stato
membro ha deciso di affidare questa funzione. Gli sportelli
unici sono destinati a svolgere un ruolo importante
di assistenza al prestatore sia come autorità direttamente
competente a rilasciare i documenti necessari per accedere
ad un’attività di servizio sia come intermediario tra il
prestatore e le autorità direttamente competenti.
(49) La tassa che può essere riscossa dagli sportelli unici
dovrebbe essere proporzionale al costo delle procedure e
formalità espletate. Ciò non dovrebbe impedire che gli
Stati membri affidino allo sportello unico la riscossione di
altri oneri amministrativi come quelli degli organi di
controllo.
(50) È necessario che i prestatori e i destinatari abbiano un agevole
accesso a taluni tipi di informazione. Ciascuno Stato
membro dovrebbe determinare le modalità con le quali
fornire informazioni a prestatori e destinatari nell’ambito
della presente direttiva. In particolare, gli Stati membri
possono ottemperare all’obbligo di garantire che le informazioni
pertinenti siano facilmente accessibili ai prestatori
e destinatari consentendo al pubblico l’accesso a tali
informazioni attraverso un sito web. Le informazioni
dovrebbero essere comunicate in modo chiaro e univoco.
L 376/42 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
(51) L’informazione fornita a prestatori e destinatari dovrebbe
includere, in particolare, informazioni relative alle procedure
e alle formalità, ai dati delle autorità competenti, alle
condizioni di accesso ai registri pubblici e alle banche dati
pubbliche nonché informazioni concernenti le possibilità
di ricorso disponibili e gli estremi delle associazioni e delle
organizzazioni presso le quali i prestatori o i destinatari
possono ricevere assistenza pratica. L’obbligo delle autorità
competenti di assistere prestatori e destinatari non
comprende l’assistenza giuridica per singoli casi. Tuttavia,
dovrebbero essere fornite informazioni generali sulla
maniera in cui i requisiti sono normalmente interpretati o
applicati. Spetta del pari agli Stati membri dirimere questioni
quali la responsabilità in caso di comunicazione di
informazioni errate o fuorvianti.
(52) La realizzazione in tempi ragionevolmente brevi di un
sistema di procedure e di formalità espletate per via elettronica
costituirà la condicio sine qua non della semplificazione
amministrativa nel settore delle attività di servizi,
a beneficio dei prestatori, dei destinatari e delle autorità
competenti. Per ottemperare all’obbligo vigente in relazione
ai risultati, può rivelarsi necessario adattare le legislazioni
e le altre regolamentazioni nazionali applicabili ai
servizi. Tale obbligo non osta a che gli Stati membri
offrano, oltre a mezzi elettronici, altri strumenti per espletare
tali procedure e formalità. Il fatto che tali procedure e
formalità debbano poter essere espletate a distanza
richiede, in particolare, che gli Stati membri provvedano
affinché ciò possa avvenire a livello transfrontaliero.
Restano escluse da tale obbligo le procedure o le formalità
che, per loro natura, non possono essere espletate a
distanza. Inoltre, ciò non interferisce con la legislazione
degli Stati membri sull’uso delle lingue.
(53) Ai fini del rilascio di licenze per talune attività di servizi
l’autorità competente può richiedere un colloquio con il
richiedente al fine di valutarne l’integrità personale e l’idoneità
a svolgere l’attività in questione. In questi casi, l’espletamento
delle formalità per via elettronica potrebbe non
essere appropriato.
(54) La possibilità di avere accesso ad un’attività di servizi
dovrebbe essere subordinata al rilascio di un’autorizzazione
da parte delle autorità competenti soltanto se ciò è
conforme ai principi di non discriminazione, di necessità
e di proporzionalità. Ciò significa, in particolare, che l’imposizione
di un’autorizzazione dovrebbe essere ammissibile
soltanto nei casi in cui un controllo a posteriori non
sarebbe efficace a causa dell’impossibilità di constatare a
posteriori le carenze dei servizi interessati e tenuto debito
conto dei rischi e dei pericoli che potrebbero risultare dall’assenza
di un controllo a priori. Queste disposizioni della
direttiva non possono tuttavia giustificare regimi di autorizzazione
che sono vietati da altri atti comunitari, quali
la direttiva 1999/93/CE del 13 dicembre 1999 del Parlamento
europeo e del Consiglio relativa ad un quadro
comunitario per le firme elettroniche (1) o la direttiva
2000/31/CE dell’8 giugno 2000 del Parlamento europeo
e del Consiglio relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi
della società dell’informazione, in particolare il commercio
elettronico, nel mercato interno («direttiva sul
commercio elettronico») (2). I risultati del processo di valutazione
reciproca consentiranno di determinare a livello
comunitario i tipi di attività per le quali i regimi di autorizzazione
dovrebbero essere soppressi.
(55) La presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicata la
facoltà degli Stati membri di revocare successivamente le
autorizzazioni, quando non sussistono più le condizioni
per il loro rilascio.
(56) Conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia,
la sanità pubblica, la tutela dei consumatori, la salute
degli animali e la protezione dell’ambiente urbano costituiscono
motivi imperativi di interesse generale. Tali
motivi imperativi possono giustificare l’applicazione di
regimi di autorizzazione e altre restrizioni. Tuttavia, tali
regimi di autorizzazione o restrizioni non dovrebbero
discriminare in base alla nazionalità. Inoltre, dovrebbero
essere sempre rispettati i principi di necessità e
proporzionalità.{mospagebreak}
(57) Le disposizioni della presente direttiva relative ai regimi
di autorizzazione dovrebbero riguardare i casi in cui l’accesso
ad un’attività di servizio o il suo esercizio da parte
di operatori richieda la decisione di un’autorità competente.
Ciò non riguarda né le decisioni delle autorità competenti
relative all’istituzione di un ente pubblico o privato
per la prestazione di un servizio particolare, né la conclusione
di contratti da parte delle autorità competenti per la
prestazione di un servizio particolare, che è disciplinata
dalle norme sugli appalti pubblici, poiché la presente direttiva
non si occupa di tali norme.
(58) Per agevolare l’accesso alle attività di servizi e il loro esercizio
è importante valutare i regimi di autorizzazione e la
relativa motivazione e redigere una relazione al riguardo.
Quest’obbligo di relazione riguarda solo l’esistenza dei
regimi di autorizzazione e non i criteri e le condizioni di
rilascio dell’autorizzazione stessa.
(1) GU L 13 del 19.1.2000, pag. 12.
(2) GU L 178 del 17.7.2000, pag. 1.
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/43
(59) L’autorizzazione dovrebbe di regola consentire al prestatore
di avere accesso all’attività di servizio o di esercitare
tale attività in tutto il territorio nazionale, a meno che un
limite territoriale sia giustificato da un motivo imperativo
di interesse generale. Ad esempio, la protezione dell’ambiente
può giustificare la necessità di ottenere una singola
autorizzazione per ciascuna installazione sul territorio
nazionale. Tale disposizione non dovrebbe pregiudicare le
competenze regionali o locali per la concessione di autorizzazioni
all’interno degli Stati membri.
(60) La presente direttiva, e in particolare le disposizioni concernenti
i regimi di autorizzazione e la portata territoriale
di un’autorizzazione, non pregiudica la ripartizione delle
competenze regionali o locali all’interno di uno Stato
membro, compresa l’autonomia regionale e locale e l’impiego
di lingue ufficiali.
(61) La disposizione relativa al divieto di duplicazione delle
condizioni di rilascio dell’autorizzazione non dovrebbe
ostare a che gli Stati membri applichino le proprie condizioni
specificate nel regime di autorizzazione. Essa
dovrebbe prescrivere solo che le autorità competenti, nell’esaminare
se le condizioni siano soddisfatte dal richiedente,
prendano in considerazione le condizioni
equivalenti già soddisfatte dal richiedente in un altro Stato
membro. Questa disposizione non dovrebbe prescrivere
che siano applicate le condizioni di rilascio dell’autorizzazione
previste dal regime di autorizzazione di un altro
Stato membro.
(62) Nel caso in cui il numero di autorizzazioni disponibili per
una determinata attività sia limitato per via della scarsità
delle risorse naturali o delle capacità tecniche, è opportuno
prevedere una procedura di selezione tra diversi candidati
potenziali, al fine di sviluppare, tramite la libera
concorrenza, la qualità e le condizioni di offerta di servizi
a disposizione degli utenti. Tale procedura dovrebbe offrire
garanzie di trasparenza e di imparzialità e l’autorizzazione
così rilasciata non dovrebbe avere una durata eccessiva,
non dovrebbe poter essere rinnovata automaticamente o
conferire vantaggi al prestatore uscente. In particolare, la
durata dell’autorizzazione concessa dovrebbe essere fissata
in modo da non restringere o limitare la libera concorrenza
al di là di quanto è necessario per garantire l’ammortamento
degli investimenti e la remunerazione equa
dei capitali investiti. La presente disposizione non
dovrebbe ostare a che gli Stati membri limitino il numero
di autorizzazioni per ragioni diverse dalla scarsità delle
risorse naturali o delle capacità tecniche. Le autorizzazioni
in questione dovrebbero comunque ottemperare alle altre
disposizioni della presente direttiva relative ai regimi di
autorizzazione.
(63) Qualora non siano previsti regimi diversi, in mancanza di
risposta entro un determinato termine, l’autorizzazione si
dovrebbe considerare rilasciata. Per determinate attività
possono tuttavia essere previsti regimi diversi se ciò è
obiettivamente giustificato da motivi imperativi di interesse
generale, ivi compresi interessi legittimi di terzi. Tali
regimi potrebbero comprendere norme nazionali secondo
cui, in mancanza di risposta da parte dell’autorità competente,
la domanda si considera respinta; tale rifiuto è impugnabile
di fronte alle giurisdizioni competenti.
(64) Al fine della creazione di un vero mercato interno dei servizi
è necessario sopprimere le restrizioni alla libertà di
stabilimento e alla libera circolazione dei servizi ancora
presenti nella legislazione di taluni Stati membri e incompatibili,
rispettivamente, con gli articoli 43 e 49 del trattato.
Le restrizioni da vietare incidono in modo particolare
sul mercato interno dei servizi e dovrebbero essere al più
presto eliminate in modo sistematico.
(65) La libertà di stabilimento è basata, in particolare, sul principio
della parità di trattamento che non soltanto comporta
il divieto di ogni forma di discriminazione fondata
sulla cittadinanza, ma anche qualsiasi forma di discriminazione
indiretta basata su criteri diversi ma tali da portare
di fatto allo stesso risultato. L’accesso ad un’attività di
servizi o il suo esercizio in uno Stato membro, a titolo
principale come a titolo secondario, non dovrebbero
quindi essere subordinati a criteri quali il luogo di stabilimento,
di residenza, di domicilio o di prestazione principale
dell’attività. Tali criteri non dovrebbero contemplare
tuttavia i requisiti secondo cui è obbligatoria la presenza
di un prestatore o di un suo dipendente o rappresentante
nell’esercizio della sua attività se ciò è giustificato da motivi
imperativi di interesse pubblico. Uno Stato membro non
dovrebbe inoltre limitare la capacità giuridica e la capacità
processuale delle società costituite conformemente alla
legislazione di un altro Stato membro sul cui territorio
queste hanno lo stabilimento principale. Inoltre, uno Stato
membro non dovrebbe poter prevedere forme di vantaggio
per prestatori che abbiano un legame particolare con
un contesto socioeconomico nazionale o locale, né limitare
in funzione del luogo di stabilimento del prestatore
la facoltà di quest’ultimo di acquisire, usare o alienare
diritti e beni o di accedere alle diverse forme di credito e
di alloggio, nella misura in cui queste facoltà sono utili
all’accesso alla sua attività o all’esercizio effettivo della
stessa.
(66) L’accesso a, o l’esercizio di, un’attività di servizi sul territorio
di uno Stato membro non dovrebbe essere soggetto
ad una prova economica. Il divieto di richiedere una dimostrazione
della capacità economica come condizione per
la concessione di un’autorizzazione riguarda le prove economiche
in quanto tali e non gli altri requisiti giustificati
obiettivamente da motivi imperativi di interesse generale,
come la tutela dell’ambiente urbano, la politica sociale e
gli obiettivi in materia di sanità pubblica. Tale divieto
dovrebbe lasciare impregiudicato l’esercizio delle competenze
delle autorità preposte all’applicazione del diritto
della concorrenza.
L 376/44 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
(67) Per quanto concerne le assicurazioni o le garanzie finanziarie,
il divieto di prevedere requisiti dovrebbe riguardare
solo l’obbligo che le assicurazioni o le garanzie finanziarie
prescritte provengano da un’istituzione finanziaria stabilita
nello Stato membro in questione.
(68) Per quanto concerne la precedente iscrizione in un registro,
il divieto di imporre requisiti dovrebbe riguardare
solo l’obbligo per il prestatore di essere stato iscritto per
un determinato periodo in un registro dello Stato membro
in questione prima dello stabilimento.
(69) Al fine di coordinare la modernizzazione delle norme e
regolamentazioni nazionali in modo coerente con le esigenze
del mercato interno, è necessario valutare taluni
requisiti nazionali non discriminatori che, per le loro caratteristiche
proprie, potrebbero sensibilmente limitare, se
non addirittura impedire, l’accesso a un’attività o il suo
esercizio nell’ambito della libertà di stabilimento. Tale processo
di valutazione dovrebbe essere limitato alla compatibilità
di detti requisiti con i criteri già stabiliti dalla Corte
di giustizia in materia di libertà di stabilimento. Esso non
riguarda l’applicazione del diritto comunitario della concorrenza.
Detti requisiti, qualora siano discriminatori o
non giustificati obiettivamente da motivi imperativi di
interesse generale o sproporzionati, devono essere soppressi
o modificati. L’esito di tale valutazione sarà diverso
a seconda della natura delle attività e dell’interesse generale
considerati. In particolare, conformemente alla giurisprudenza
della Corte di giustizia, tali requisiti potrebbero
essere pienamente giustificati quando perseguono obiettivi
di politica sociale.
(70) Ai fini della presente direttiva e fatto salvo l’articolo 16
del trattato, possono essere considerati servizi d’interesse
economico generale soltanto i servizi la cui fornitura costituisca
adempimento di una specifica missione d’interesse
pubblico affidata al prestatore dallo Stato membro interessato.
Tale affidamento dovrebbe essere effettuato mediante
uno o più atti, la cui forma è stabilita da ciascuno Stato
membro, e precisare la natura di tale specifica missione.
(71) La procedura di valutazione reciproca prevista dalla presente
direttiva non dovrebbe pregiudicare la libertà degli
Stati membri di stabilire nei rispettivi ordinamenti giuridici
un elevato livello di tutela degli interessi generali, in
particolare per quanto riguarda gli obiettivi di politica
sociale. Inoltre, è necessario che il processo di valutazione
reciproca tenga pienamente conto delle specificità dei servizi
di interesse economico generale e delle funzioni particolari
a essi assegnate. Tali specificità possono giustificare
talune restrizioni alla libertà di stabilimento, soprattutto
quando tali restrizioni mirino alla protezione della sanità
pubblica e ad obiettivi di politica sociale e qualora soddisfino
le condizioni di cui all’articolo 15, paragrafo 3, lettere
a), b) e c). Ad esempio, per quanto riguarda l’obbligo
di assumere una specifica forma giuridica al fine di prestare
determinati servizi in campo sociale, la Corte di giustizia
ha già riconosciuto che può essere giustificato
imporre al prestatore il requisito di non avere scopo di
lucro.
(72) I servizi d’interesse economico generale sono correlati a
compiti importanti relativi alla coesione sociale e territoriale.
La realizzazione di tali compiti non dovrebbe essere
ostacolata dal processo di valutazione previsto dalla presente
direttiva. Tale processo non dovrebbe incidere sui
requisiti necessari per la realizzazione dei compiti in questione
mentre occorre al contempo esaminare la questione
delle restrizioni ingiustificate alla libertà di stabilimento.
(73) Fra i requisiti da prendere in esame figurano i regimi
nazionali che, per motivi diversi da quelli relativi alle qualifiche
professionali, riservano a prestatori particolari l’accesso
a talune attività. Tali requisiti comprendono gli
obblighi che impongono al prestatore di avere un determinato
status giuridico, in particolare di essere una persona
giuridica, una società di persone, un’organizzazione
senza scopo di lucro o una società di proprietà di sole persone
fisiche, e gli obblighi in materia di partecipazione
azionaria in una società, in particolare l’obbligo di disporre
di un capitale minimo per determinate attività di servizi
oppure di avere una particolare qualifica per detenere capitale
in determinate società o per gestirle. La valutazione
della compatibilità delle tariffe obbligatorie minime e/o
massime con la libertà di stabilimento riguarda soltanto
le tariffe specificamente imposte dalle autorità competenti
per la prestazione di determinati servizi e non, ad esempio,
le norme generali in materia di determinazione dei
prezzi, ad esempio per la locazione di immobili.
(74) Il processo di valutazione reciproca implica che nel
periodo di recepimento gli Stati membri debbano procedere
ad un esame («screening») della loro legislazione per
determinare l’eventuale presenza dei summenzionati requisiti
nel loro ordinamento giuridico e, prima dello scadere
del periodo di recepimento, debbano elaborare una relazione
sui risultati di tale esame. Ogni relazione sarà trasmessa
a tutti gli altri Stati membri e a tutte le parti
interessate. Gli Stati membri disporranno allora di sei mesi
per trasmettere le loro osservazioni in materia. Entro
l’anno successivo alla data di recepimento della presente
direttiva, la Commissione elaborerà una relazione di sintesi
corredandola, se del caso, di proposte riguardanti ulteriori
iniziative. Se necessario, la Commissione assisterà gli
Stati membri nella definizione di una metodologia
comune, con la loro collaborazione.
(75) Il fatto che la presente direttiva specifichi un certo numero
di requisiti che gli Stati membri devono sopprimere o valutare
nel corso del periodo di recepimento lascia impregiudicate
le procedure di infrazione che possono essere
avviate nei confronti di uno Stato membro che ha mancato
di ottemperare agli obblighi derivanti dagli articoli 43
o 49 del trattato.
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/45
(76) La presente direttiva non riguarda l’applicazione degli articoli
28, 29 e 30 del trattato relativi alla libera circolazione
delle merci. Le restrizioni vietate in forza della disposizione
sulla libera prestazione di servizi riguardano i requisiti
applicabili all’accesso alle attività di servizi o al loro
esercizio e non quelli applicabili alle merci in quanto tali.
(77) Quando un operatore si sposta in un altro Stato membro
per esercitarvi un’attività di servizi occorre distinguere le
situazioni che rientrano nella libertà di stabilimento da
quelle coperte, a motivo del carattere temporaneo dell’attività
considerata, dalla libera circolazione dei servizi. Per
quanto concerne la distinzione tra la libertà di stabilimento
e la libera circolazione dei servizi, secondo la giurisprudenza
della Corte di giustizia l’elemento chiave è lo
stabilimento o meno dell’operatore nello Stato membro in
cui presta il servizio in questione. Se l’operatore è stabilito
nello Stato membro in cui presta i suoi servizi, rientra
nel campo di applicazione della libertà di stabilimento. Se
invece non è stabilito nello Stato membro in cui viene fornito
il servizio, le sue attività sono oggetto della libera circolazione
dei servizi. Secondo la giurisprudenza costante
della Corte di giustizia, occorre valutare il carattere temporaneo
delle attività considerate non solo in funzione
della durata della prestazione, ma anche in funzione della
sua regolarità, periodicità o continuità. Il carattere temporaneo
della prestazione non dovrebbe in ogni caso escludere
che il prestatore possa dotarsi, nello Stato membro
in cui è fornito il servizio, di una determinata infrastruttura,
come un ufficio o uno studio, nella misura in cui tale
infrastruttura è necessaria per l’esecuzione della prestazione
in questione.
(78) Al fine di garantire la realizzazione efficace della libera circolazione
dei servizi e di garantire ai destinatari e ai prestatori
la possibilità di beneficiare e di fornire servizi
nell’insieme della Comunità senza l’ostacolo delle frontiere,
è opportuno chiarire in che misura possono essere
imposti gli obblighi previsti dalla legislazione dello Stato
membro in cui viene prestato il servizio. È necessario prevedere
che la disposizione sulla libera prestazione di servizi
non impedisce allo Stato membro nel quale viene
prestato il servizio di applicare, in conformità dei principi
di cui all’articolo 16, paragrafo 1, lettere da a) a c), i propri
requisiti specifici per motivi di ordine pubblico o di
pubblica sicurezza o per la tutela della salute pubblica o
dell’ambiente.
(79) La Corte di giustizia ha costantemente ritenuto che uno
Stato membro conserva il diritto di adottare misure atte
ad impedire ai prestatori di trarre profitto abusivamente
dai principi del mercato interno. Gli abusi commessi da
un prestatore dovrebbero essere stabiliti caso per caso.
(80) È necessario provvedere affinché i prestatori possano prendere
con sé attrezzature che sono parte integrante della
prestazione del loro servizio allorché si spostano per prestare
servizi in un altro Stato membro. In particolare, è
importante evitare le fattispecie in cui sarebbe impossibile
prestare il servizio in quanto manca l’attrezzatura, le situazioni
in cui i prestatori sostengono costi aggiuntivi, ad
esempio perché affittano o acquistano attrezzature diverse
rispetto a quelle che utilizzano abitualmente ovvero perché
debbono modificare significativamente, rispetto alle
loro abitudini, il modo in cui svolgono la loro attività.
(81) La nozione di attrezzatura non si riferisce ad oggetti materiali
che sono forniti dal prestatore al cliente o che diventano
parte integrante di un oggetto materiale in esito
all’attività di servizi, come i materiali edilizi o i pezzi di
ricambio, o che sono consumati o abbandonati in loco nel
corso delle prestazioni di servizi, come i carburanti, gli
esplosivi, i fuochi d’artificio, i pesticidi, i veleni o i
medicinali.
(82) Le disposizioni della presente direttiva non dovrebbero
pregiudicare l’applicazione da parte di uno Stato membro
di norme in materia di condizioni di occupazione. Le
norme derivanti da disposizioni legislative, regolamentari
o amministrative dovrebbero, conformemente al trattato,
essere giustificate da ragioni attinenti alla tutela dei lavoratori,
non discriminatorie, necessarie e proporzionate,
secondo l’interpretazione della Corte di giustizia, nonché
conformi ad altre normative comunitarie pertinenti.
(83) Occorre prevedere che si possa derogare alla disposizione
sulla libera prestazione di servizi soltanto nei settori
oggetto di deroghe. Tali deroghe sono necessarie per tener
conto del grado di integrazione del mercato interno o di
talune norme comunitarie relative ai servizi che prevedono
che un prestatore sia soggetto ad una legislazione
diversa da quella dello Stato membro di stabilimento. Inoltre,
a titolo eccezionale, dovrebbero altresì essere prese
misure nei confronti di un prestatore in taluni casi specifici
e a determinate condizioni sostanziali e procedurali
rigorose. Inoltre, le restrizioni alla libera circolazione dei
servizi dovrebbero essere consentite, in via eccezionale,
soltanto se conformi ai diritti fondamentali che, fanno
parte integrante dei principi generali di diritto sanciti nell’ordinamento
giuridico della Comunità.
(84) La deroga alla disposizione sulla libera prestazione di servizi
relativa ai servizi postali dovrebbe applicarsi sia alle
attività riservate al prestatore del servizio universale che
ad altri servizi postali.
L 376/46 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
(85) La deroga alla disposizione sulla libera prestazione di servizi
relativa al recupero giudiziario dei crediti e il riferimento
ad un eventuale futuro strumento di
armonizzazione riguardano soltanto l’accesso ad attività
che consistono, in particolare, nel promuovere dinanzi ad
un giudice azioni connesse al recupero di crediti, nonché
il loro esercizio.
(86) La presente direttiva non concerne le condizioni di lavoro
e di occupazione che, in conformità della direttiva
96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
16 dicembre 1996 relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito
di una prestazione di servizi (1), si applicano ai
lavoratori distaccati per prestare un servizio nel territorio
di un altro Stato membro. In tali casi, la direttiva 96/71/CE
prevede che i prestatori debbano conformarsi alle condizioni
di lavoro e di occupazione applicabili, in alcuni settori
elencati, nello Stato membro in cui viene prestato il
servizio. Tali condizioni sono: periodi massimi di lavoro
e periodi minimi di riposo, durata minima delle ferie
annuali retribuite, tariffe minime salariali, comprese le
tariffe per lavoro straordinario, condizioni di cessione temporanea
dei lavoratori, in particolare la tutela dei lavoratori
ceduti da imprese di lavoro interinale, salute, sicurezza
e igiene sul lavoro, provvedimenti di tutela riguardo alle
condizioni di lavoro e di occupazione di gestanti, puerpere,
bambini e giovani, parità di trattamento tra uomo e
donna nonché altre disposizioni in materia di non discriminazione.
Ciò riguarda non solo le condizioni di lavoro
e occupazione stabilite per legge, ma anche quelle stabilite
in contratti collettivi o sentenze arbitrali, che siano
ufficialmente dichiarati o siano di fatto universalmente
applicabili ai sensi della direttiva 96/71/CE. La presente
direttiva, inoltre, non dovrebbe impedire agli Stati membri
di applicare condizioni di lavoro e di occupazione a
materie diverse da quelle elencate nell’articolo 3, paragrafo
1, della direttiva 96/71/CE per motivi di ordine
pubblico.
(87) La presente direttiva non riguarda inoltre le condizioni di
lavoro e di occupazione qualora il lavoratore che presta
un servizio transfrontaliero sia assunto nello Stato membro
in cui è fornita la prestazione. La presente direttiva
non dovrebbe incidere neppure sul diritto degli Stati membri
in cui viene prestato il servizio di determinare l’esistenza
di un rapporto di lavoro e la distinzione tra
lavoratori autonomi e lavoratori subordinati, compresi i
«falsi lavoratori autonomi». A tale proposito, la caratteristica
essenziale di un rapporto di lavoro ai sensi dell’articolo
39 del trattato dovrebbe essere il fatto che per un
determinato periodo di tempo una persona fornisce servizi
per conto e sotto la direzione di un’altra persona in
cambio di una remunerazione; qualsiasi attività che una
persona svolge al di fuori di un rapporto subordinato deve
essere classificata come attività svolta a titolo autonomo
ai sensi degli articoli 43 e 49 del trattato.
(88) La disposizione sulla libera prestazione di servizi non
dovrebbe applicarsi nei casi in cui, in conformità del diritto
comunitario, un’attività sia riservata in uno Stato membro
ad una professione specifica, ad esempio qualora sia
previsto l’esercizio esclusivo della consulenza giuridica da
parte degli avvocati.
(89) La deroga alla disposizione sulla libera prestazione di servizi
per quanto riguarda questioni inerenti all’immatricolazione
di veicoli presi in leasing in uno Stato membro
diverso da quello in cui vengono utilizzati risulta dalla giurisprudenza
della Corte di giustizia, la quale ha riconosciuto
che uno Stato membro possa assoggettare a tale
obbligo, a condizioni commisurate, i veicoli utilizzati sul
suo territorio. Tale esclusione non riguarda il noleggio a
titolo occasionale o temporaneo.
(90) Le relazioni contrattuali tra il prestatore e il cliente nonché
tra il datore di lavoro e il dipendente non sono soggette
alla presente direttiva. La legge applicabile alle
obbligazioni contrattuali ed extracontrattuali del prestatore
è determinata dalle norme di diritto internazionale
privato.
(91) Occorre lasciare agli Stati membri la possibilità di assumere
nei confronti di un prestatore stabilito in un altro
Stato membro, in via eccezionale, misure che derogano
alla disposizione sulla libera prestazione di servizi per
motivi attinenti alla sicurezza dei servizi. Tuttavia tale possibilità
dovrebbe essere utilizzata solo in assenza di un’armonizzazione
comunitaria.
(92) Le restrizioni alla libera circolazione dei servizi contrarie
alla presente direttiva possono scaturire non solo da
misure assunte nei confronti dei prestatori, ma anche dai
numerosi ostacoli alla fruizione di servizi da parte dei
destinatari e in particolare da parte dei consumatori. La
presente direttiva cita, a titolo di esempio, determinati tipi
di restrizioni applicate ad un destinatario che desidera
fruire di un servizio fornito da un prestatore stabilito in
un altro Stato membro. Vi figurano altresì le fattispecie in
cui i destinatari di un servizio sottostanno all’obbligo di
ottenere un’autorizzazione dalle proprie autorità competenti
o di presentare una dichiarazione presso di esse per
poter fruire di un servizio di un prestatore stabilito in un
altro Stato membro. Ciò non riguarda i regimi generali di
autorizzazione che si applicano anche alla fruizione di un
servizio fornito da un prestatore stabilito nello stesso Stato
membro. (1) GU L 18 del 21.1.1997, pag. 1.
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/47
(93) La nozione di aiuti finanziari previsti per la fruizione di
un particolare servizio non dovrebbe applicarsi né ai
regimi di aiuti concessi dagli Stati membri, in particolare
nel settore sociale o nel settore culturale, che sono contemplati
da norme comunitarie in materia di concorrenza,
né all’assistenza finanziaria generale non connessa alla
fruizione di un particolare servizio, ad esempio le borse
di studio o i prestiti a studenti.
(94) Conformemente alle disposizioni del trattato in materia di
libera circolazione dei servizi, le discriminazioni fondate
sulla cittadinanza o sulla residenza, a livello nazionale o
locale, del destinatario sono vietate. Tali discriminazioni
potrebbero assumere la forma di un obbligo, imposto soltanto
ai cittadini di un altro Stato membro, di fornire
documenti originali, copie autenticate, un certificato di cittadinanza
o traduzioni ufficiali di documenti per poter
fruire di un servizio o di condizioni o tariffe più vantaggiose.
Tuttavia, il divieto di applicare requisiti discriminatori
non dovrebbe ostare a che possano essere riservati a
taluni destinatari determinati vantaggi, soprattutto tariffari,
se ciò avviene in base a criteri oggettivi e legittimi.
(95) Il principio di non discriminazione nel mercato interno
implica che l’accesso di un destinatario, in particolare di
un consumatore, a un servizio offerto al pubblico non
possa essere negato o reso più difficile in base al criterio
della nazionalità o del luogo di residenza del destinatario
contenuto nelle condizioni generali a disposizione del
pubblico. Ciò non impedisce di prevedere, in queste condizioni
generali, tariffe e condizioni variabili per la prestazione
di un servizio se direttamente giustificate da fattori
oggettivi che possono variare da paese a paese, quali i costi
supplementari derivanti dalla distanza, le caratteristiche
tecniche della prestazione, le diverse condizioni del mercato,
come una domanda maggiore o minore influenzata
dalla stagionalità, i periodi di ferie diversi negli Stati membri
e i prezzi diversi della concorrenza, o i rischi aggiuntivi
in relazione a normative diverse da quelle dello Stato
membro di stabilimento. Ciò non implica neanche che la
mancata prestazione di un servizio ad un consumatore
perché non si detengono i diritti di proprietà intellettuale
richiesti in un particolare territorio costituisca una discriminazione
illegittima.
(96) Tra i mezzi con i quali il prestatore può rendere facilmente
accessibili al destinatario le informazioni che è
tenuto a fornire è opportuno prevedere la comunicazione
del suo indirizzo di posta elettronica, compreso il suo sito
web. Inoltre, le informazioni che il prestatore ha l’obbligo
di rendere disponibili nella documentazione con cui illustra
in modo dettagliato i suoi servizi non dovrebbero consistere
in comunicazioni commerciali di carattere generale
come la pubblicità, ma piuttosto in una descrizione dettagliata
dei servizi proposti, anche tramite documenti presentati
su un sito web.
(97) Occorre prevedere nella presente direttiva delle norme
relative all’alta qualità dei servizi, che soddisfino in particolare
requisiti di informazione e trasparenza. Tali norme
dovrebbero applicarsi sia nel caso di prestazioni di servizi
transfrontalieri tra Stati membri, sia nel caso di servizi
offerti da un prestatore all’interno dello Stato membro in
cui egli è stabilito senza imporre inutili oneri alle piccole
e medie imprese. Esse non dovrebbero impedire in nessun
caso agli Stati membri di applicare, conformemente
alla presente direttiva e ad altre norme comunitarie, requisiti
di qualità supplementari o diversi.
(98) Gli operatori che prestano servizi che presentano un
rischio diretto e particolare per la salute o la sicurezza o
un rischio finanziario per il destinatario o terzi dovrebbero
in linea di principio essere coperti da un’adeguata
assicurazione di responsabilità professionale o da un’altra
forma di garanzia equivalente o comparabile; ciò implica,
in particolare, che di norma tale operatore dovrebbe avere
un’adeguata copertura assicurativa per i servizi che fornisce
in uno o più Stati membri diversi dallo Stato membro
di stabilimento.
(99) L’assicurazione o garanzia dovrebbe essere adeguata alla
natura e alla portata del rischio. I prestatori dovrebbero
disporre pertanto di una copertura transfrontaliera solo se
effettivamente prestano servizi in altri Stati membri. Gli
Stati membri non dovrebbero stabilire norme più particolareggiate
in materia di copertura assicurativa e fissare ad
esempio soglie minime per il capitale assicurato o limiti
per le esclusioni dalla copertura assicurativa. I prestatori e
le imprese di assicurazione dovrebbero mantenersi flessibili
in modo da negoziare polizze assicurative mirate in
funzione della natura e della portata esatte del rischio.
Inoltre, non è necessario stabilire per legge l’obbligo di
contrarre un’assicurazione adeguata. Dovrebbe essere sufficiente
che l’obbligo di assicurazione faccia parte delle
regole deontologiche stabilite dagli ordini o organismi professionali.
Infine, le imprese di assicurazione non dovrebbero
essere sottoposte all’obbligo di fornire una copertura
assicurativa.
(100) Occorre sopprimere i divieti totali in materia di comunicazioni
commerciali per le professioni regolamentate,
revocando non i divieti relativi al contenuto di una comunicazione
commerciale bensì quei divieti che, in generale
e per una determinata professione, proibiscono una o più
forme di comunicazione commerciale, ad esempio il
divieto assoluto di pubblicità in un determinato o in determinati
mezzi di comunicazione. Per quanto riguarda il
contenuto e le modalità delle comunicazioni commerciali,
occorre incoraggiare gli operatori del settore ad elaborare,
nel rispetto del diritto comunitario, codici di condotta a
livello comunitario.
L 376/48 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
(101) È necessario ed è nell’interesse dei destinatari, in particolare
dei consumatori, assicurare che i prestatori abbiano
la possibilità di fornire servizi multidisciplinari e che le
restrizioni a questo riguardo siano limitate a quanto necessario
per assicurare l’imparzialità nonché l’indipendenza e
l’integrità delle professioni regolamentate. Ciò lascia
impregiudicati le restrizioni o i divieti relativi all’esercizio
di particolari attività intesi ad assicurare l’indipendenza nei
casi in cui uno Stato membro affida ad un prestatore un
particolare compito, segnatamente nel settore dello sviluppo
urbano e non dovrebbe incidere sull’applicazione
delle norme in materia di concorrenza.
(102) Al fine di migliorare la trasparenza e di favorire valutazioni
fondate su criteri comparabili per quanto riguarda
la qualità dei servizi offerti e forniti ai destinatari, è importante
che le informazioni sul significato dei marchi di qualità
e di altri segni distintivi relativi a tali servizi siano
facilmente accessibili. L’obbligo di trasparenza riveste particolare
importanza in settori quali il turismo, in particolare
il settore alberghiero, per i quali il ricorso a sistemi di
classificazione è generalizzato. Inoltre, occorre analizzare
in che misura la normalizzazione europea può contribuire
a favorire la compatibilità e la qualità dei servizi. Le norme
europee sono elaborate dagli organismi europei di normalizzazione,
ossia il Comitato europeo di normazione
(CEN), il Comitato europeo di normalizzazione elettronica
(CENELEC) e l’Istituto europeo per le norme di telecomunicazione
(ETSI). Se necessario, la Commissione può, conformemente
alle procedure previste dalla direttiva
98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
22 giugno 1998, che prevede una procedura d’informazione
nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche
e delle regole relative ai servizi della società
dell’informazione (1), affidare un mandato per l’elaborazione
di specifiche norme europee.
(103) Per risolvere potenziali problemi di esecuzione delle decisioni
giudiziarie, è opportuno prevedere che gli Stati membri
riconoscano garanzie equivalenti costituite presso
istituzioni o organismi quali banche, assicuratori o altri
prestatori di servizi finanziari stabiliti in un altro Stato
membro.{mospagebreak}
(104) Lo sviluppo di una rete di autorità degli Stati membri preposte
alla tutela dei consumatori, oggetto del regolamento
(CE) n. 2006/2004, è complementare alla cooperazione
prevista nella presente direttiva. L’applicazione della legislazione
in materia di tutela dei consumatori alle situazioni
transfrontaliere, in particolare in relazione alle nuove
pratiche di marketing e di vendita, come pure la necessità
di eliminare alcuni ostacoli specifici alla cooperazione in
questo settore, richiedono un maggior grado di cooperazione
fra Stati membri. In questo settore occorre in particolare
provvedere affinché gli Stati membri impongano
agli operatori di cessare sul loro territorio le pratiche
illegali a scapito dei consumatori di un altro Stato
membro.
(105) La cooperazione amministrativa è essenziale ai fini del corretto
funzionamento del mercato interno dei servizi. La
mancanza di cooperazione tra gli Stati membri comporta
la proliferazione delle norme applicabili ai prestatori o la
duplicazione dei controlli sulle attività transfrontaliere e
può essere sfruttata da operatori disonesti per evitare le
verifiche o eludere le norme nazionali applicabili ai servizi.
È dunque essenziale prevedere in capo agli Stati membri
obblighi chiari e giuridicamente vincolanti di effettiva
cooperazione.
(106) Ai fini del capo relativo alla cooperazione amministrativa,
con il termine «controllo» si dovrebbe fare riferimento ad
attività quali il controllo e l’accertamento dei fatti, la soluzione
di problemi, l’esecuzione e l’irrogazione di sanzioni
e le successive attività di follow-up.
(107) In circostanze normali la mutua assistenza dovrebbe essere
attuata direttamente tra le autorità competenti. I punti di
contatto designati dagli Stati membri dovrebbero essere
chiamati a facilitare tale processo solo se insorgono difficoltà,
ad esempio se occorre assistenza per individuare
l’autorità competente.
(108) Taluni obblighi di mutua assistenza dovrebbero applicarsi
a tutte le questioni contemplate dalla presente direttiva,
comprese quelle relative ai casi in cui un prestatore si stabilisce
in un altro Stato membro. Altri obblighi di mutua
assistenza dovrebbero applicarsi soltanto nei casi di prestazione
di servizi transfrontalieri nei quali si applica la
disposizione sulla libera prestazione di servizi. Un’ulteriore
serie di obblighi dovrebbe applicarsi in tutti i casi di prestazione
di servizi transfrontalieri, compresi i settori non
coperti dalla disposizione sulla libera prestazione di servizi.
La prestazione di servizi transfrontalieri dovrebbe
comprendere i casi di servizi prestati a distanza e quelli in
cui il destinatario si reca nello Stato membro di stabilimento
del prestatore per fruire degli stessi.
(109) Nel caso dello spostamento del prestatore in uno Stato
membro diverso dallo Stato membro di stabilimento, è
opportuno prevedere tra questi due Stati membri un’assistenza
reciproca che consenta al primo di procedere a verifiche,
ispezioni e indagini su richiesta dello Stato membro
di stabilimento o di effettuare di propria iniziativa tali verifiche
se si tratta esclusivamente di constatazioni fattuali.
(110) Non dovrebbe essere possibile agli Stati membri aggirare
le norme stabilite nella presente direttiva, compresa la
disposizione sulla libera prestazione di servizi, effettuando
controlli, ispezioni o indagini che siano discriminatorie o
sproporzionate.
(1) GU L 204 del 21.7.1998, pag. 37. Direttiva modificata da ultimo dall’atto
di adesione del 2003.
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/49
(111) Le disposizioni della presente direttiva riguardanti lo scambio
di informazioni sull’onorabilità dei prestatori dovrebbero
lasciare impregiudicate le iniziative nel settore della
cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale, in
particolare in materia di scambio di informazioni tra autorità
degli Stati membri preposte all’applicazione della legge
e di casellari giudiziari.
(112) La cooperazione tra Stati membri richiede un sistema elettronico
di informazione che funzioni correttamente per
consentire alle autorità competenti di individuare agevolmente
i loro interlocutori negli altri Stati membri e comunicare
in modo efficiente.
(113) Occorre disporre che gli Stati membri, in collaborazione
con la Commissione, incoraggino le parti interessate ad
elaborare codici di condotta a livello comunitario finalizzati,
in particolare, a promuovere la qualità dei servizi e
tenendo conto delle caratteristiche specifiche di ciascuna
professione. I codici di condotta devono rispettare il diritto
comunitario e in particolare il diritto della concorrenza.
Essi non dovrebbero essere incompatibili con le norme di
deontologia professionale giuridicamente vincolanti negli
Stati membri.
(114) Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare l’elaborazione
di codici di condotta a livello comunitario, specialmente
da parte di ordini, organismi o associazioni professionali.
Tali codici di condotta dovrebbero includere, a seconda
della natura specifica di ogni professione, norme per le
comunicazioni commerciali relative alle professioni regolamentate
e norme deontologiche delle professioni regolamentate
intese a garantire l’indipendenza, l’imparzialità
e il segreto professionale. Dovrebbero inoltre essere inserite
in tali codici di condotta le condizioni cui sono soggette
le attività degli agenti immobiliari. Gli Stati membri
dovrebbero adottare misure di accompagnamento per
incoraggiare gli ordini, gli organismi e le associazioni professionali
ad applicare a livello nazionale questi codici di
condotta adottati a livello comunitario.
(115) I codici di condotta a livello comunitario hanno lo scopo
di fissare regole di condotta minime sono complementari
ai requisiti di legge degli Stati membri. Essi non ostano, in
conformità del diritto comunitario, a che gli Stati membri
adottino con legge misure più rigorose, ovvero a che gli
organismi o ordini professionali nazionali prevedano una
maggiore tutela nei rispettivi codici nazionali di condotta.
(116) Poiché l’obiettivo della presente direttiva, vale a dire la soppressione
degli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori
negli Stati membri e alla libera prestazione dei
servizi fra Stati membri, non può essere realizzato in
misura sufficiente dagli Stati membri e può dunque, a
causa delle dimensioni dell’azione, essere realizzato meglio
a livello comunitario, la Comunità può intervenire in base
al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 del trattato.
La presente direttiva si limita a quanto è necessario
per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio
di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.
(117) Le misure necessarie per l’attuazione della presente direttiva
sono adottate secondo la decisione 1999/468/CE del
Consiglio del 28 giugno 1999 recante modalità per l’esercizio
delle competenze di esecuzione conferite alla
Commissione (1),
(118) Conformemente al paragrafo 34 dell’accordo interistituzionale
«Legiferare meglio» (2), gli Stati membri sono incoraggiati
a redigere e rendere pubblici, nell’interesse proprio
e della Comunità, prospetti indicanti, per quanto possibile,
la concordanza tra la direttiva e i provvedimenti di
recepimento,
HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:
CAPO I
DISPOSIZIONI GENERALI
Articolo 1
Oggetto
1. La presente direttiva stabilisce le disposizioni generali che
permettono di agevolare l’esercizio della libertà di stabilimento
dei prestatori nonché la libera circolazione dei servizi, assicurando
nel contempo un elevato livello di qualità dei servizi stessi.
2. La presente direttiva non riguarda la liberalizzazione dei
servizi d’interesse economico generale riservati a enti pubblici o
privati, né la privatizzazione di enti pubblici che forniscono
servizi.
3. La presente direttiva non riguarda né l’abolizione di monopoli
che forniscono servizi né gli aiuti concessi dagli Stati membri
cui si applicano le regole comunitarie di concorrenza.
La presente direttiva lascia impregiudicata la libertà, per gli Stati
membri, di definire, in conformità del diritto comunitario, quali
essi ritengano essere servizi d’interesse economico generale, in
che modo tali servizi debbano essere organizzati e finanziati, in
conformità delle regole sugli aiuti concessi dagli Stati, e a quali
obblighi specifici essi debbano essere soggetti.
4. La presente direttiva non pregiudica le misure adottate a
livello comunitario o nazionale, in conformità del diritto comunitario,
volte a tutelare o a promuovere la diversità culturale o
linguistica o il pluralismo dei media.
(1) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23. Decisione modificata dalla decisione
2006/512/CE (GU L 200 del 22.7.2006, pag. 11).
(2) GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.
L 376/50 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
5. La presente direttiva non incide sulla normativa degli Stati
membri in materia di diritto penale. Tuttavia gli Stati membri
non possono limitare la libertà di fornire servizi applicando
disposizioni di diritto penale che disciplinano specificamente o
influenzano l’accesso ad un’attività di servizi o l’esercizio della
stessa, aggirando le norme stabilite nella presente direttiva.
6. La presente direttiva non pregiudica la legislazione del
lavoro, segnatamente le disposizioni giuridiche o contrattuali che
disciplinano le condizioni di occupazione, le condizioni di lavoro,
compresa la salute e la sicurezza sul posto di lavoro, e il rapporto
tra datori di lavoro e lavoratori, che gli Stati membri applicano
in conformità del diritto nazionale che rispetta il diritto
comunitario. Parimenti, la presente direttiva non incide sulla normativa
degli Stati membri in materia di sicurezza sociale.
7. La presente direttiva non pregiudica l’esercizio dei diritti
fondamentali quali riconosciuti dagli Stati membri e dal diritto
comunitario, né il diritto di negoziare, concludere ed eseguire
accordi collettivi e di intraprendere azioni sindacali in conformità
del diritto e delle prassi nazionali che rispettano il diritto
comunitario.
Articolo 2
Campo di applicazione
1. La presente direttiva si applica ai servizi forniti da prestatori
stabiliti in uno Stato membro.
2. La presente direttiva non si applica alle attività seguenti:
a) i servizi non economici d’interesse generale;
b) i servizi finanziari quali l’attività bancaria, il credito, l’assicurazione
e la riassicurazione, le pensioni professionali o individuali,
i titoli, gli investimenti, i fondi, i servizi di pagamento
e quelli di consulenza nel settore degli investimenti, compresi
i servizi di cui all’allegato I della direttiva 2006/48/CE;
c) i servizi e le reti di comunicazione elettronica nonché le
risorse e i servizi associati in relazione alle materie disciplinate
dalle direttive 2002/19/CE, 2002/20/CE, 2002/21/CE,
2002/22/CE e 2002/58/CE;
d) i servizi nel settore dei trasporti, ivi compresi i servizi portuali,
che rientrano nell’ambito di applicazione del titolo V
del trattato CE;
e) i servizi delle agenzie di lavoro interinale;
f) i servizi sanitari, indipendentemente dal fatto che vengano
prestati o meno nel quadro di una struttura sanitaria e a prescindere
dalle loro modalità di organizzazione e di finanziamento
sul piano nazionale e dalla loro natura pubblica o
privata;
g) i servizi audiovisivi, ivi compresi i servizi cinematografici, a
prescindere dal modo di produzione, distribuzione e trasmissione,
e i servizi radiofonici;
h) le attività di azzardo che implicano una posta di valore pecuniario
in giochi di fortuna, comprese le lotterie, i giochi d’azzardo
nei casinò e le scommesse;
i) le attività connesse con l’esercizio di pubblici poteri di cui
all’articolo 45 del trattato;
j) i servizi sociali riguardanti gli alloggi popolari, l’assistenza
all’infanzia e il sostegno alle famiglie ed alle persone temporaneamente
o permanentemente in stato di bisogno, forniti
dallo Stato, da prestatori incaricati dallo Stato o da associazioni
caritative riconosciute come tali dallo Stato;
k) i servizi privati di sicurezza;
l) i servizi forniti da notai e ufficiali giudiziari nominati con
atto ufficiale della pubblica amministrazione.
3. La presente direttiva non si applica al settore fiscale.
Articolo 3
Relazione con le altre disposizioni del diritto comunitario
1. Se disposizioni della presente direttiva confliggono con
disposizioni di altri atti comunitari che disciplinano aspetti specifici
dell’accesso ad un’attività di servizi o del suo esercizio in
settori specifici o per professioni specifiche, le disposizioni di
questi altri atti comunitari prevalgono e si applicano a tali settori
o professioni specifiche. Tra tali atti comunitari rientrano:
a) la direttiva 96/71/CE;
b) il regolamento (CEE) n. 1408/71;
c) la direttiva 89/552/CEE del Consiglio del 3 ottobre 1989
relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative degli Stati membri
concernenti l’esercizio delle attività televisive (1);
d) la direttiva 2005/36/CE.
2. La presente direttiva non riguarda le norme di diritto internazionale
privato, in particolare quelle che disciplinano la legge
applicabile alle obbligazioni contrattuali ed extracontrattuali, ivi
comprese quelle che garantiscono che i consumatori beneficeranno
della tutela riconosciuta loro dalla normativa sulla protezione
dei consumatori vigente nel loro Stato membro.
(1) GU L 298 del 17.10.1989, pag. 23. Direttiva modificata dalla direttiva
97/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 202 del
30.7.1997, pag. 60).
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/51
3. Gli Stati membri applicano le disposizioni della presente
direttiva nel rispetto delle norme del trattato che disciplinano il
diritto di stabilimento e la libera circolazione dei servizi.
Articolo 4
Definizioni
Ai fini della presente direttiva si intende per:
1) «servizio»: qualsiasi attività economica non salariata di cui
all’articolo 50 del trattato fornita normalmente dietro
retribuzione;
2) «prestatore»: qualsiasi persona fisica, avente la cittadinanza
di uno Stato membro, o qualsiasi persona giuridica di cui
all’articolo 48 del trattato, stabilita in uno Stato membro,
che offre o fornisce un servizio;
3) «destinatario»: qualsiasi persona fisica che sia cittadino di uno
Stato membro o che goda di diritti conferitile da atti comunitari
o qualsiasi persona giuridica, di cui all’articolo 48 del
trattato, stabilita in uno Stato membro che, a scopo professionale
o per altri scopi, fruisce o intende fruire di un
servizio;
4) «Stato membro di stabilimento»: lo Stato membro nel cui
territorio è stabilito il prestatore del servizio considerato;
5) «stabilimento»: l’esercizio effettivo di un’attività economica
di cui all’articolo 43 del trattato a tempo indeterminato da
parte del prestatore, con un’infrastruttura stabile a partire
dalla quale viene effettivamente svolta l’attività di prestazione
di servizi;
6) «regime di autorizzazione»: qualsiasi procedura che obbliga
un prestatore o un destinatario a rivolgersi ad un’autorità
competente allo scopo di ottenere una decisione formale o
una decisione implicita relativa all’accesso ad un’attività di
servizio o al suo esercizio;
7) «requisito»: qualsiasi obbligo, divieto, condizione o limite stabilito
dalle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative
degli Stati membri o derivante dalla giurisprudenza,
dalle prassi amministrative, dalle regole degli organismi e
ordini professionali o dalle regole collettive di associazioni
o organizzazioni professionali adottate nell’esercizio della
propria autonomia giuridica; le norme stabilite dai contratti
collettivi negoziati dalle parti sociali non sono considerate
di per sé come requisiti ai sensi della presente direttiva;
8) «motivi imperativi d’interesse generale»: motivi riconosciuti
come tali dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, tra i
quali: l’ordine pubblico, la sicurezza pubblica, l’incolumità
pubblica, la sanità pubblica, il mantenimento dell’equilibrio
finanziario del sistema di sicurezza sociale, la tutela dei
consumatori, dei destinatari di servizi e dei lavoratori, l’equità
delle transazioni commerciali, la lotta alla frode, la tutela dell’ambiente,
incluso l’ambiente urbano, la salute degli animali,
la proprietà intellettuale, la conservazione del patrimonio
nazionale storico ed artistico, gli obiettivi di politica sociale
e di politica culturale;
9) «autorità competente»: qualsiasi organo o qualsiasi istituzione
responsabile, in uno Stato membro, del controllo o
della disciplina delle attività di servizi, in particolare le autorità
amministrative, ivi compresi gli organi giurisdizionali
che agiscono in tale veste, gli ordini professionali e le associazioni
o organismi professionali che, nell’ambito della propria
autonomia giuridica, disciplinano collettivamente
l’accesso alle attività di servizi o il loro esercizio;
10) «Stato membro nel quale è prestato il servizio»: lo Stato
membro in cui il servizio è fornito da un prestatore stabilito
in un altro Stato membro;
11) «professione regolamentata»: un’attività professionale o un
insieme di attività professionali ai sensi dell’articolo 3, paragrafo
1, lettera a), della direttiva 2005/36/CE;
12) «comunicazione commerciale»: qualsiasi forma di comunicazione
destinata a promuovere, direttamente o indirettamente,
beni, servizi, o l’immagine di un’impresa, di
un’organizzazione o di una persona che svolge un’attività
commerciale, industriale o artigianale o che esercita una professione
regolamentata. Non costituiscono, di per sé, comunicazioni
commerciali le informazioni seguenti:
a) le informazioni che permettono l’accesso diretto all’attività
dell’impresa, dell’organizzazione o della persona,
in particolare un nome di dominio o un indirizzo di
posta elettronica,
b) le comunicazioni relative ai beni, ai servizi o all’immagine
dell’impresa, dell’organizzazione o della persona
elaborate in modo indipendente, in particolare se fornite
in assenza di un corrispettivo economico.
CAPO II
SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA
Articolo 5
Semplificazione delle procedure
1. Gli Stati membri esaminano le procedure e le formalità relative
all’accesso ad un’attività di servizi ed al suo esercizio. Laddove
le procedure e formalità esaminate ai sensi del presente
paragrafo non sono sufficientemente semplici, gli Stati membri
le semplificano.
2. La Commissione può stabilire formulari armonizzati a
livello comunitario conformemente alla procedura di cui all’articolo
40, paragrafo 2. Tali formulari sono equivalenti ai certificati,
agli attestati e a tutti gli altri documenti richiesti ai prestatori.
L 376/52 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
3. Gli Stati membri che chiedono ad un prestatore o ad un
destinatario di fornire un certificato, un attestato o qualsiasi altro
documento comprovante il rispetto di un particolare requisito,
accettano i documenti rilasciati da un altro Stato membro che
abbiano finalità equivalenti o dai quali risulti che il requisito in
questione è rispettato. Essi non impongono la presentazione di
documenti rilasciati da un altro Stato membro sotto forma di originale,
di copia conforme o di traduzione autenticata salvo i casi
previsti da altre norme comunitarie o salvo le eccezioni giustificate
da motivi imperativi d’interesse generale, fra cui l’ordine pubblico
e la sicurezza.
Il primo comma non pregiudica il diritto degli Stati membri di
richiedere traduzioni non autenticate di documenti in una delle
loro lingue ufficiali.
4. Il paragrafo 3 non si applica ai documenti cui fanno
riferimento l’articolo 7, paragrafo 2 e l’articolo 50 della
direttiva 2005/36/CE, gli articoli 45, paragrafo 3, 46, 49 e 50
della direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 31 marzo 2004 relativa al coordinamento delle procedure
di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture
e di servizi (1), l’articolo 3, paragrafo 2 della direttiva 98/5/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 16 febbraio 1998 volta
a facilitare l’esercizio permanente della professione di avvocato
in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquistata
la qualifica (2), la direttiva 68/151/CEE del Consiglio del 9 marzo
1968, intesa a coordinare, per renderle equivalenti, le garanzie
che sono richieste negli Stati membri alle società a monte dell’articolo
58, secondo comma, del trattato per proteggere gli interessi
dei soci e dei terzi (3) e la undicesima direttiva 89/666/CEE
del Consiglio del 21 dicembre 1989 relativa alla pubblicità delle
succursali create in uno Stato membro da taluni tipi di società
soggette al diritto di un altro Stato (4).
Articolo 6
Sportello unico
1. Gli Stati membri provvedono affinché i prestatori possano
espletare le procedure e le formalità seguenti, mediante i punti
di contatto denominati sportelli unici:
a) tutte le procedure e le formalità necessarie per poter svolgere
le sue attività di servizi, in particolare le dichiarazioni,
notifiche o istanze necessarie ad ottenere l’autorizzazione
delle autorità competenti, ivi comprese le domande di inserimento
in registri, ruoli, banche dati, o di iscrizione ad organismi
o ordini ovvero associazioni professionali;
b) le domande di autorizzazione necessarie all’esercizio delle
sue attività di servizi.
2. L’istituzione degli sportelli unici non pregiudica la ripartizione
di funzioni e competenze tra le autorità all’interno dei
sistemi nazionali.
Articolo 7
Diritto all’informazione
1. Gli Stati membri provvedono affinché per il tramite degli
sportelli unici i prestatori e i destinatari possano agevolmente
prendere conoscenza delle informazioni seguenti:
a) i requisiti applicabili ai prestatori stabiliti sul territorio di
uno Stato membro, in particolare quelli relativi alle procedure
e alle formalità da espletare per accedere alle attività di
servizi ed esercitarle;
b) i dati necessari per entrare direttamente in contatto con le
autorità competenti, compresi quelli delle autorità competenti
in materia di esercizio delle attività di servizi;
c) i mezzi e le condizioni di accesso alle banche dati e ai registri
pubblici relativi ai prestatori ed ai servizi;
d) i mezzi di ricorso esistenti in genere in caso di controversie
tra le autorità competenti ed il prestatore o il destinatario, o
tra un prestatore ed un destinatario, o tra prestatori;
e) i dati di associazioni o organizzazioni diverse dalle autorità
competenti presso le quali i prestatori o i destinatari possono
ottenere assistenza pratica.
2. Gli Stati membri provvedono affinché i prestatori e i destinatari
possano beneficiare, su richiesta, dell’assistenza delle autorità
competenti, che consiste nel fornire informazioni sul modo
in cui i requisiti di cui al paragrafo 1, lettera a), vengono generalmente
interpretati ed applicati. Ove opportuno, tale assistenza
include una semplice guida esplicativa. L’informazione è fornita
in un linguaggio semplice e comprensibile.
3. Gli Stati membri provvedono affinché le informazioni e
l’assistenza di cui ai paragrafi 1 e 2 siano fornite in modo chiaro
e non ambiguo, siano facilmente accessibili a distanza e per via
elettronica e siano aggiornate.
4. Gli Stati membri provvedono affinché gli sportelli unici e
le autorità competenti rispondano con la massima sollecitudine
alle domande di informazioni o alle richieste di assistenza di cui
ai paragrafi 1 e 2 e, in caso di richiesta irregolare o infondata, ne
informino senza indugio il richiedente.
(1) GU L 134 del 30.4.2004, pag. 114. Direttiva modificata da ultimo
dal regolamento (CE) n. 2083/2005 della Commissione (GU L 333
del 20.12.2005, pag. 28).
(2) GU L 77 del 14.3.1998, pag. 36. Direttiva modificata dall’Atto di adesione
del 2003.
(3) GU L 65 del 14.3.1968, pag. 8. Direttiva modificata da ultimo dalla
direttiva 2003/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
(GU L 221 del 4.9.2003, pag. 13).
(4) GU L 395 del 30.12.1989, pag. 36.
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/53
5. Gli Stati membri e la Commissione adottano misure di
accompagnamento volte ad incoraggiare gli sportelli unici a rendere
accessibili le informazioni di cui al presente articolo in altre
lingue comunitarie. Ciò non pregiudica la legislazione degli Stati
membri in materia di impiego delle lingue.
6. L’obbligo, per le autorità competenti, di assistere i prestatori
e i destinatari non impone a tali autorità di prestare consulenza
legale in singoli casi ma riguarda soltanto un’informazione
generale sul modo in cui i requisiti sono di norma interpretati e
applicati.
Articolo 8
Procedure per via elettronica
1. Gli Stati membri provvedono affinché le procedure e le formalità
relative all’accesso ad un’attività di servizio e al suo esercizio
possano essere espletate con facilità, a distanza e per via
elettronica, mediante lo sportello unico e le autorità competenti.
2. Il paragrafo 1 non riguarda i controlli del luogo in cui il
servizio è prestato o delle attrezzature utilizzate dal prestatore, o
l’esame fisico dell’idoneità o dell’integrità personale di quest’ultimo
o del suo personale responsabile.
3. La Commissione adotta, secondo la procedura di cui all’articolo
40, paragrafo 2, le modalità d’applicazione del paragrafo 1
del presente articolo al fine di agevolare l’interoperabilità dei
sistemi di informazione e l’uso di procedure per via elettronica
fra Stati membri, tenendo conto di standard comuni stabiliti a
livello comunitario.
CAPO III
LIBERTÀ DI STABILIMENTO DEI PRESTATORI
SEZIONE 1
Autorizzazioni
Articolo 9
Regimi di autorizzazione
1. Gli Stati membri possono subordinare l’accesso ad un’attività
di servizio e il suo esercizio ad un regime di autorizzazione
soltanto se sono soddisfatte le condizioni seguenti:
a) il regime di autorizzazione non è discriminatorio nei confronti
del prestatore;
b) la necessità di un regime di autorizzazione è giustificata da
un motivo imperativo di interesse generale;
c) l’obiettivo perseguito non può essere conseguito tramite una
misura meno restrittiva, in particolare in quanto un controllo
a posteriori interverrebbe troppo tardi per avere reale
efficacia.
2. Nella relazione prevista all’articolo 39, paragrafo 1, gli Stati
membri indicano i propri regimi di autorizzazione e ne motivano
la conformità al paragrafo 1 del presente articolo.
3. Le disposizioni della presente sezione non si applicano agli
aspetti dei regimi di autorizzazione che sono disciplinati direttamente
o indirettamente da altri strumenti comunitari.
Articolo 10
Condizioni di rilascio dell’autorizzazione
1. I regimi di autorizzazione devono basarsi su criteri che
inquadrino l’esercizio del potere di valutazione da parte delle
autorità competenti affinché tale potere non sia utilizzato in
modo arbitrario.
2. I criteri di cui al paragrafo 1 devono essere:
a) non discriminatori;
b) giustificati da un motivo imperativo di interesse generale;
c) commisurati all’obiettivo di interesse generale;
d) chiari e inequivocabili;
e) oggettivi;
f) resi pubblici preventivamente;
g) trasparenti e accessibili.
3. Le condizioni di rilascio dell’autorizzazione relativa ad un
nuovo stabilimento non rappresentano un doppione di requisiti
e controlli equivalenti o sostanzialmente comparabili, quanto a
finalità, a quelli ai quali il prestatore è già assoggettato in un altro
Stato membro o nello stesso Stato membro. I punti di contatto
di cui all’articolo 28, paragrafo 2 e il prestatore assistono l’autorità
competente fornendo le informazioni necessarie in merito a
questi requisiti.
4. L’autorizzazione permette al prestatore di accedere all’attività
di servizi o di esercitarla su tutto il territorio nazionale, anche
mediante l’apertura di rappresentanze, succursali, filiali o uffici,
tranne nei casi in cui la necessità di un’autorizzazione specifica
o di una limitazione dell’autorizzazione ad una determinata parte
del territorio per ogni stabilimento sia giustificata da un motivo
imperativo di interesse generale.
5. L’autorizzazione è concessa non appena da un adeguato
esame risulti che le condizioni stabilite per ottenere l’autorizzazione
sono soddisfatte.
L 376/54 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
6. Salvo nel caso del rilascio di un’autorizzazione, qualsiasi
decisione delle autorità competenti, ivi compreso il diniego o il
ritiro di un’autorizzazione deve essere motivata, e poter essere
oggetto di un ricorso dinanzi a un tribunale o ad un’altra istanza
di appello.{mospagebreak}
7. Il presente articolo non mette in discussione la ripartizione
di competenze, a livello locale o regionale, delle autorità degli
Stati membri che concedono tale autorizzazione.
Articolo 11
Durata di validità dell’autorizzazione
1. L’autorizzazione rilasciata al prestatore non ha durata limitata,
ad eccezione dei casi seguenti:
a) l’autorizzazione prevede il rinnovo automatico o è esclusivamente
soggetta al costante rispetto dei requisiti;
b) il numero di autorizzazioni disponibili è limitato da un
motivo imperativo di interesse generale;
o
c) una durata limitata è giustificata da un motivo imperativo
di interesse generale.
2. Il paragrafo 1 non riguarda il termine massimo entro il
quale il prestatore deve effettivamente cominciare la sua attività
dopo aver ricevuto l’autorizzazione.
3. Gli Stati membri assoggettano un prestatore all’obbligo di
informare lo sportello unico competente di cui all’articolo 6 dei
seguenti cambiamenti:
a) l’apertura di filiali le cui attività rientrano nel campo di applicazione
del regime di autorizzazione;
b) i cambiamenti della sua situazione che comportino il venir
meno del rispetto delle condizioni di autorizzazione.
4. Il presente articolo non pregiudica la facoltà degli Stati
membri di revocare le autorizzazioni qualora non siano più
rispettate le condizioni di autorizzazione.
Articolo 12
Selezione tra diversi candidati
1. Qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una
determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse
naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri
applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali,
che presenti garanzie di imparzialità e di trasparenza e preveda,
in particolare, un’adeguata pubblicità dell’avvio della procedura
e del suo svolgimento e completamento.
2. Nei casi di cui al paragrafo 1 l’autorizzazione è rilasciata
per una durata limitata adeguata e non può prevedere la procedura
di rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore
uscente o a persone che con tale prestatore abbiano
particolari legami.
3. Fatti salvi il paragrafo 1 e gli articoli 9 e 10, gli Stati membri
possono tener conto, nello stabilire le regole della procedura
di selezione, di considerazioni di salute pubblica, di obiettivi di
politica sociale, della salute e della sicurezza dei lavoratori dipendenti
ed autonomi, della protezione dell’ambiente, della salvaguardia
del patrimonio culturale e di altri motivi imperativi
d’interesse generale conformi al diritto comunitario.
Articolo 13
Procedure di autorizzazione
1. Le procedure e le formalità di autorizzazione devono essere
chiare, rese pubbliche preventivamente e tali da garantire ai
richiedenti che la loro domanda sarà trattata con obiettività e
imparzialità.
2. Le procedure e le formalità di autorizzazione non sono dissuasive
e non complicano o ritardano indebitamente la prestazione
del servizio. Esse devono essere facilmente accessibili e gli
oneri che ne possono derivare per i richiedenti devono essere
ragionevoli e commisurati ai costi delle procedure di autorizzazione
e non essere superiori ai costi delle procedure.
3. Le procedure e le formalità di autorizzazione sono tali da
garantire ai richiedenti che la loro domanda sia trattata con la
massima sollecitudine e, in ogni modo, entro un termine di risposta
ragionevole prestabilito e reso pubblico preventivamente. Il
termine decorre solo dal momento in cui viene presentata tutta
la documentazione. Qualora giustificato dalla complessità della
questione il termine può essere prorogato una volta dall’autorità
competente per un periodo limitato La proroga e la sua durata
deve essere debitamente motivata e notificata al richiedente prima
della scadenza del periodo iniziale.
4. In mancanza di risposta entro il termine stabilito o prorogato
conformemente al paragrafo 3 l’autorizzazione si considera
rilasciata. Può tuttavia essere previsto un regime diverso se giustificato
da un motivo imperativo di interesse generale, incluso
un interesse legittimo di terzi.
5. Ogni domanda di autorizzazione è oggetto di una ricevuta
inviata con la massima sollecitudine. La ricevuta deve contenere
le informazioni seguenti:
a) il termine di cui al paragrafo 3;
b) i mezzi di ricorso previsti;
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/55
c) laddove applicabile, la menzione che, in mancanza di risposta
entro il termine previsto, l’autorizzazione è considerata
come concessa.
6. Qualora la domanda sia incompleta, i richiedenti sono
informati quanto prima della necessità di presentare ulteriori
documenti, nonché degli eventuali effetti sul termine di risposta
di cui al paragrafo 3.
7. Qualora una domanda sia respinta in quanto non rispetta
le procedure o le formalità necessarie, i richiedenti devono
esserne informati il più presto possibile.
SEZIONE 2
Requisiti vietati o soggetti a valutazione
Articolo 14
Requisiti vietati
Gli Stati membri non subordinano l’accesso ad un’attività di servizi
o il suo esercizio sul loro territorio al rispetto dei requisiti
seguenti:
1) requisiti discriminatori fondati direttamente o indirettamente
sulla cittadinanza o, per quanto riguarda le società, sull’ubicazione
della sede legale, in particolare:
a) il requisito della cittadinanza per il prestatore, il suo personale,
i detentori di capitale sociale o i membri degli
organi di direzione e vigilanza;
b) il requisito della residenza sul loro territorio per il prestatore,
il suo personale, i detentori di capitale sociale o
i membri degli organi di direzione e vigilanza;
2) il divieto di avere stabilimenti in più di uno Stato membro
o di essere iscritti nei registri o ruoli di organismi, ordini o
associazioni professionali di diversi Stati membri;
3) restrizioni della libertà, per il prestatore, di scegliere tra essere
stabilito a titolo principale o secondario, in particolare l’obbligo
per il prestatore, di avere lo stabilimento principale sul
loro territorio o restrizioni alla libertà di scegliere tra essere
stabilito in forma di rappresentanza, succursale o filiale;
4) condizioni di reciprocità con lo Stato membro nel quale il
prestatore ha già uno stabilimento, salvo quelle previste in
atti comunitari riguardanti l’energia;
5) l’applicazione caso per caso di una verifica di natura economica
che subordina il rilascio dell’autorizzazione alla prova
dell’esistenza di un bisogno economico o di una domanda
di mercato, o alla valutazione degli effetti economici potenziali
o effettivi dell’attività o alla valutazione dell’adeguatezza
dell’attività rispetto agli obiettivi di programmazione economica
stabiliti dall’autorità competente; tale divieto non concerne
i requisiti di programmazione che non perseguono
obiettivi economici, ma che sono dettati da motivi imperativi
d’interesse generale;
6) il coinvolgimento diretto o indiretto di operatori concorrenti,
anche in seno agli organi consultivi, ai fini del rilascio
di autorizzazioni o ai fini dell’adozione di altre decisioni delle
autorità competenti, ad eccezione degli organismi o ordini e
delle associazioni professionali o di altre organizzazioni che
agiscono in qualità di autorità competente; tale divieto non
riguarda la consultazione di organismi quali le camere di
commercio o le parti sociali su questioni diverse dalle singole
domande di autorizzazione né la consultazione del
grande pubblico;
7) l’obbligo di presentare, individualmente o con altri, una
garanzia finanziaria o di sottoscrivere un’assicurazione
presso un prestatore o presso un organismo stabilito sul territorio
degli Stati membri in questione. Ciò non pregiudica
la facoltà, per gli Stati membri, di esigere un’assicurazione o
garanzie finanziarie in quanto tali come pure i requisiti relativi
alla partecipazione a un fondo collettivo di indennizzo,
ad esempio per i membri di organismi o ordini o di organizzazioni
professionali;
8) l’obbligo di essere già stato iscritto per un determinato
periodo nei registri degli Stati membri in questione o di aver
in precedenza esercitato l’attività sul loro territorio per un
determinato periodo.
Articolo 15
Requisiti da valutare
1. Gli Stati membri verificano se il loro ordinamento giuridico
prevede i requisiti di cui al paragrafo 2 e provvedono affinché
tali requisiti siano conformi alle condizioni di cui al
paragrafo 3. Gli Stati membri adattano le loro disposizioni legislative,
regolamentari o amministrative per renderle conformi a
tali condizioni.
2. Gli Stati membri verificano se il loro ordinamento giuridico
subordina l’accesso a un’attività di servizi o il suo esercizio
al rispetto dei requisiti non discriminatori seguenti:
a) restrizioni quantitative o territoriali sotto forma, in particolare,
di restrizioni fissate in funzione della popolazione o di
una distanza geografica minima tra prestatori;
b) requisiti che impongono al prestatore di avere un determinato
statuto giuridico;
c) obblighi relativi alla detenzione del capitale di una società;
L 376/56 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
d) requisiti diversi da quelli relativi alle questioni disciplinate
dalla direttiva 2005/36/CE o da quelli previsti in altre norme
comunitarie, che riservano l’accesso alle attività di servizi in
questione a prestatori particolari a motivo della natura specifica
dell’attività;
e) il divieto di disporre di più stabilimenti sullo stesso territorio
nazionale;
f) requisiti che stabiliscono un numero minimo di dipendenti;
g) tariffe obbligatorie minime e/o massime che il prestatore
deve rispettare;
h) l’obbligo per il prestatore di fornire, insieme al suo servizio,
altri servizi specifici.
3. Gli Stati membri verificano che i requisiti di cui al paragrafo
2 soddisfino le condizioni seguenti:
a) non discriminazione: i requisiti non devono essere direttamente
o indirettamente discriminatori in funzione della cittadinanza
o, per quanto riguarda le società, dell’ubicazione
della sede legale;
b) necessità: i requisiti sono giustificati da un motivo imperativo
di interesse generale;
c) proporzionalità: i requisiti devono essere tali da garantire la
realizzazione dell’obiettivo perseguito; essi non devono
andare al di là di quanto è necessario per raggiungere tale
obiettivo; inoltre non deve essere possibile sostituire questi
requisiti con altre misure meno restrittive che permettono
di conseguire lo stesso risultato.
4. I paragrafi 1, 2 e 3 si applicano alla legislazione riguardante
i servizi d’interesse economico generale solo in quanto la
loro applicazione non osti all’adempimento, in linea di diritto o
di fatto, della specifica missione loro affidata.
5. Nella relazione di valutazione reciproca di cui all’articolo
39, paragrafo 1, gli Stati membri precisano quanto segue:
a) i requisiti che intendono mantenere e le ragioni per le quali
ritengono che tali requisiti siano conformi alle condizioni di
cui al paragrafo 3;
b) i requisiti che sono stati soppressi o attenuati.
6. A decorrere dal 28 dicembre 2006 gli Stati membri possono
introdurre nuovi requisiti quali quelli indicati al paragrafo 2
soltanto quando essi sono conformi alle condizioni di cui al
paragrafo 3.
7. Gli Stati membri notificano alla Commissione, in fase di
progetto, le nuove disposizioni legislative, regolamentari e amministrative
che prevedono i requisiti di cui al paragrafo 6, specificandone
le motivazioni. La Commissione comunica tali
disposizioni agli altri Stati membri. La notifica non osta a che gli
Stati membri adottino le disposizioni in questione.
Entro un termine di tre mesi a decorrere dalla notifica, la Commissione
esamina la compatibilità di queste nuove disposizioni
con il diritto comunitario e adotta, all’occorrenza, una decisione
per chiedere allo Stato membro interessato di astenersi dall’adottarle
o di sopprimerle.
Con la notifica di un progetto di disposizione di diritto interno
ai sensi della direttiva 98/34/CE si soddisfa al tempo stesso l’obbligo
di notifica previsto dalla presente direttiva.
CAPO IV
LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI
SEZIONE 1
Libera prestazione di servizi e deroghe relative
Articolo 16
Libera prestazione di servizi
1. Gli Stati membri rispettano il diritto dei prestatori di fornire
un servizio in uno Stato membro diverso da quello in cui
sono stabiliti.
Lo Stato membro in cui il servizio viene prestato assicura il libero
accesso a un’attività di servizi e il libero esercizio della medesima
sul proprio territorio.
Gli Stati membri non possono subordinare l’accesso a un’attività
di servizi o l’esercizio della medesima sul proprio territorio a
requisiti che non rispettino i seguenti principi:
a) non discriminazione: i requisiti non possono essere direttamente
o indirettamente discriminatori sulla base della nazionalità
o, nel caso di persone giuridiche, della sede,
b) necessità: i requisiti devono essere giustificati da ragioni di
ordine pubblico, di pubblica sicurezza, di sanità pubblica o
di tutela dell’ambiente,
c) proporzionalità: i requisiti sono tali da garantire il raggiungimento
dell’obiettivo perseguito e non vanno al di là di
quanto è necessario per raggiungere tale obiettivo.
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/57
2. Gli Stati membri non possono restringere la libera circolazione
dei servizi forniti da un prestatore stabilito in un altro Stato
membro, in particolare, imponendo i requisiti seguenti:
a) l’obbligo per il prestatore di essere stabilito sul loro territorio;
b) l’obbligo per il prestatore di ottenere un’autorizzazione dalle
autorità competenti, compresa l’iscrizione in un registro o a
un ordine professionale sul loro territorio, salvo i casi previsti
dalla presente direttiva o da altri strumenti di diritto
comunitario;
c) il divieto imposto al prestatore di dotarsi sul loro territorio
di una determinata forma o tipo di infrastruttura, inclusi
uffici o uno studio, necessaria all’esecuzione delle prestazioni
in questione;
d) l’applicazione di un regime contrattuale particolare tra il prestatore
e il destinatario che impedisca o limiti la prestazione
di servizi a titolo indipendente;
e) l’obbligo per il prestatore di essere in possesso di un documento
di identità specifico per l’esercizio di un’attività di servizi
rilasciato dalle loro autorità competenti;
f) i requisiti, a eccezione di quelli in materia di salute e di sicurezza
sul posto di lavoro, relativi all’uso di attrezzature e di
materiali che costituiscono parte integrante della prestazione
del servizio;
g) le restrizioni alla libera circolazione dei servizi di cui
all’articolo 19.
3. Allo Stato membro in cui il prestatore si reca non può
essere impedito di imporre requisiti relativi alla prestazione di
un’attività di servizi qualora siano giustificati da motivi di ordine
pubblico, di pubblica sicurezza, di sanità pubblica o tutela dell’ambiente,
e in conformità del paragrafo 1. Allo stesso modo, a
quello Stato membro non può essere impedito di applicare, conformemente
al diritto comunitario, le proprie norme in materia
di condizioni di occupazione, comprese le norme che figurano
negli accordi collettivi.
4. Entro il 28 dicembre 2011 e previa consultazione degli Stati
membri e delle parti sociali a livello comunitario, la Commissione
trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione
sull’applicazione del presente articolo, in cui esamina la
necessità di proporre misure di armonizzazione per le attività di
servizi che rientrano nel campo d’applicazione della presente
direttiva.
Articolo 17
Ulteriori deroghe alla libera prestazione di servizi
L’articolo 16 non si applica:
1) ai servizi di interesse economico generale forniti in un altro
Stato membro, fra cui:
a) nel settore postale, i servizi contemplati dalla direttiva
97/67/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
15 dicembre 1997, concernente regole comuni per lo
sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari
e il miglioramento della qualità del servizio (1);
b) nel settore dell’energia elettrica, i servizi contemplati
dalla direttiva 2003/54/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2003 relativa a norme comuni
per il mercato interno dell’energia elettrica (2);
c) nel settore del gas, i servizi contemplati dalla
direttiva 2003/55/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 26 giugno 2003 relativa a norme comuni per
il mercato interno del gas naturale (3);
d) i servizi di distribuzione e fornitura idriche e i servizi di
gestione delle acque reflue;
e) il trattamento dei rifiuti;
2) alle materie disciplinate dalla direttiva 96/71/CE;
3) alle materie disciplinate dalla direttiva 95/46/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa
alla tutela delle persone fisiche con riguardo al
trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione
di tali dati (4);
4) alle materie disciplinate dalla direttiva 77/249/CEE del Consiglio,
del 22 marzo 1977, intesa a facilitare l’esercizio effettivo
della libera prestazione di servizi da parte degli
avvocati (5);
5) alle attività di recupero giudiziario dei crediti;
(1) GU L 15 del 21.1.1998, pag. 14. Direttiva modificata da ultimo dal
regolamento (CE) n. 1882/2003 (GU L 284 del 31.10.2003, pag. 1)
(2) GU L 176 del 15.7.2003, pag. 37. Direttiva modificata da ultimo
dalla decisione 2006/653/CE della Commissione (GU L 270 del
29.9.2006, pag. 72).
(3) GU L 176 del 15.7.2003, pag. 57.
(4) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31. Direttiva modificata da ultimo
dal regolamento (CE) n. 1882/2003.
(5) GU L 78 del 26.3.1977, pag. 17. Direttiva modificata da ultimo dall’Atto
di adesione del 2003.
L 376/58 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
6) alle materie disciplinate dal titolo II della direttiva
2005/36/CE, compresi i requisiti negli Stati membri dove il
servizio è prestato che riservano un’attività ad una particolare
professione;
7) alle materie disciplinate dal regolamento (CEE) 1408/71;
8) per quanto riguarda le formalità amministrative relative alla
libera circolazione delle persone ed alla loro residenza, alle
questioni disciplinate dalle disposizioni della direttiva
2004/38/CE, che stabiliscono le formalità amministrative a
carico dei beneficiari da espletare presso le autorità competenti
dello Stato membro in cui è prestato il servizio;
9) per quanto riguarda i cittadini di paesi terzi che si spostano
in un altro Stato membro nell’ambito di una prestazione di
servizi, alla possibilità per gli Stati membri di imporre l’obbligo
di un visto o di un permesso di soggiorno ai cittadini
di paesi terzi che non godono del regime di riconoscimento
reciproco di cui all’articolo 21 della convenzione di applicazione
dell’accordo di Schengen, del 14 giugno 1985, relativo
all’eliminazione graduale dei controlli alle frontiere
comuni (1), o alla possibilità di imporre ai cittadini di paesi
terzi l’obbligo di presentarsi alle autorità competenti dello
Stato membro in cui è prestato il servizio al momento del
loro ingresso o successivamente;
10) per quanto riguarda le spedizioni di rifiuti, le materie disciplinate
dal regolamento (CEE) n. 259/93 del Consiglio, del
1o febbraio 1993, relativo alla sorveglianza e al controllo
delle spedizioni di rifiuti all’interno della Comunità europea,
nonché in entrata e in uscita dal suo territorio (2);
11) ai diritti d’autore e diritti connessi, ai diritti di cui alla direttiva
87/54/CEE del Consiglio, del 16 dicembre 1986, sulla
tutela giuridica delle topografie di prodotti a semiconduttori
(3) e alla direttiva 96/9/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio dell’11 marzo 1996 relativa alla tutela giuridica
delle banche di dati (4) nonché ai diritti di proprietà
industriale;
12) agli atti per i quali la legge richiede l’intervento di un notaio;
13) alle materie disciplinate dalla direttiva 2006/43/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, sulla
revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati (5);
14) all’immatricolazione dei veicoli presi in leasing in un altro
Stato membro;
15) alle disposizioni riguardanti obblighi contrattuali e non contrattuali,
compresa la forma dei contratti, determinate in
virtù delle norme di diritto internazionale privato.
Articolo 18
Deroghe per casi individuali
1. In deroga all’articolo 16 e a titolo eccezionale, uno Stato
membro può prendere nei confronti di un prestatore stabilito in
un altro Stato membro misure relative alla sicurezza dei servizi.
2. Le misure di cui al paragrafo 1 possono essere assunte
esclusivamente nel rispetto della procedura di mutua assistenza
prevista all’articolo 35 e se sono soddisfatte le condizioni
seguenti:
a) le disposizioni nazionali a norma delle quali sono assunte le
misure non hanno fatto oggetto di un’armonizzazione
comunitaria riguardante il settore della sicurezza dei servizi;
b) le misure proteggono maggiormente il destinatario rispetto
a quelle che adotterebbe lo Stato membro di stabilimento in
conformità delle sue disposizioni nazionali;
c) lo Stato membro di stabilimento non ha adottato alcuna
misura o ha adottato misure insufficienti rispetto a quelle di
cui all’articolo 35, paragrafo 2;
d) le misure sono proporzionate.
3. I paragrafi 1 e 2 lasciano impregiudicate le disposizioni che
garantiscono la libertà di prestazione dei servizi o che permettono
deroghe a detta libertà, previste in atti comunitari.
SEZIONE 2
Diritti dei destinatari di servizi
Articolo 19
Restrizioni vietate
Gli Stati membri non possono imporre al destinatario requisiti
che limitano l’utilizzazione di un servizio fornito da un prestatore
stabilito in un altro Stato membro, in particolare i requisiti
seguenti:
a) l’obbligo di ottenere un’autorizzazione dalle loro autorità
competenti o quello di presentare una dichiarazione presso
di esse;
(1) GU L 239 del 22.9.2000, pag. 19. Convenzione modificata da ultimo
dal regolamento (CE) n. 1160/2005 del Parlamento europeo e del
Consiglio (GU L 191 del 22.7.2005, pag. 18).
(2) GU L 30 del 6.2.1993, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo
dal regolamento della Commissione (CE) n. 2557/2001 (GU L 349
del 31.12.2001, pag. 1).
(3) GU L 24 del 27.1.1987, pag. 36.
(4) GU L 77 del 27.3.1996, pag. 20.
(5) GU L 157 del 9.6.2006, pag. 87.
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/59
b) limiti discriminatori alla concessione di aiuti finanziari a
causa del fatto che il prestatore è stabilito in un altro Stato
membro o in ragione del luogo in cui il servizio è prestato.
Articolo 20
Non discriminazione
1. Gli Stati membri provvedono affinché al destinatario non
vengano imposti requisiti discriminatori fondati sulla sua nazionalità
o sul suo luogo di residenza.
2. Gli Stati membri provvedono affinché le condizioni generali
di accesso a un servizio che il prestatore mette a disposizione
del grande pubblico non contengano condizioni
discriminatorie basate sulla nazionalità o sul luogo di residenza
del destinatario, ferma restando la possibilità di prevedere condizioni
d’accesso differenti allorché queste sono direttamente giustificate
da criteri oggettivi.
Articolo 21
Assistenza ai destinatari
1. Gli Stati membri provvedono affinché i destinatari possano
ottenere nello Stato membro in cui risiedono le seguenti
informazioni:
a) informazioni generali sui requisiti applicati negli altri Stati
membri in materia di accesso alle attività di servizi e al loro
esercizio, in particolare quelli connessi con la tutela dei
consumatori;
b) informazioni generali sui mezzi di ricorso esperibili in caso
di controversia tra un prestatore e un destinatario;
c) i dati delle associazioni o organizzazioni, compresi gli sportelli
della rete dei centri europei dei consumatori, presso le
quali i prestatori o i destinatari possono ottenere assistenza
pratica.
Se del caso, la consulenza delle autorità competenti include una
semplice guida esplicativa. Le informazioni e l’assistenza sono
fornite in modo chiaro e univoco, sono facilmente accessibili a
distanza anche per via elettronica e sono tenute aggiornate.
2. Gli Stati membri possono affidare il compito di cui al paragrafo
1 agli sportelli unici o ad altri organismi quali i punti di
contatto della rete dei centri europei dei consumatori, le associazioni
di consumatori o i centri Euro Info.
Gli Stati membri comunicano i nomi e gli indirizzi degli organismi
designati alla Commissione, che li trasmette a tutti gli Stati
membri.
3. In ottemperanza delle disposizioni dei paragrafi 1 e 2, l’organismo
interpellato dal destinatario si rivolge, se necessario,
all’organismo pertinente dello Stato membro interessato. Quest’ultimo
comunica con la massima sollecitudine le informazioni
richieste all’organismo richiedente, che le trasmette al destinatario.
Gli Stati membri provvedono affinché tali organismi si assistano
reciprocamente e si adoperino per instaurare forme efficaci
di cooperazione. Gli Stati membri, in collaborazione con la Commissione,
adottano le modalità pratiche necessarie all’attuazione
del paragrafo 1.
4. La Commissione adotta, conformemente alla procedura di
cui all’articolo 40, paragrafo 2, le misure d’applicazione dei paragrafi
1, 2 e 3 del presente articolo, precisando le modalità tecniche
degli scambi di informazioni fra organismi di Stati membri
diversi e, in particolare, l’interoperabilità dei sistemi di informazione,
tenendo conto delle norme comuni.
CAPO V
QUALITÀ DEI SERVIZI
Articolo 22
Informazioni sui prestatori e sui loro servizi
1. Gli Stati membri provvedono affinché i prestatori mettano
a disposizione del destinatario le informazioni seguenti:
a) il nome del prestatore, il suo status e forma giuridica, l’indirizzo
postale al quale il prestatore è stabilito e tutti i dati
necessari per entrare rapidamente in contatto e comunicare
con il prestatore direttamente e, se del caso, per via
elettronica;
b) ove il prestatore sia iscritto in un registro commerciale o
altro registro pubblico analogo, la denominazione di tale
registro ed il numero di immatricolazione del prestatore o
mezzi equivalenti atti ad identificarlo in tale registro;
c) ove l’attività sia assoggettata ad un regime di autorizzazione,
i dati dell’autorità competente o dello sportello unico;
d) ove il prestatore eserciti un’attività soggetta all’IVA, il numero
di identificazione di cui all’articolo 22, paragrafo 1, della
sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio
1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli
Stati membri relative alle imposte sulla cifra d’affari - Sistema
comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile
uniforme (1);
(1) GU L 145 del 13.6.1977, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo dalla
direttiva 2006/18/CE (GU L 51 del 22.2.2006, pag. 12).
L 376/60 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
e) per quanto riguarda le professioni regolamentate, gli ordini
professionali o gli organismi affini presso i quali il prestatore
è iscritto, la qualifica professionale e lo Stato membro
nel quale è stata acquisita;
f) le eventuali clausole e condizioni generali applicate dal
prestatore;
g) l’esistenza di eventuali clausole contrattuali utilizzate dal prestatore
relative alla legge applicabile al contratto e/o alla giurisdizione
competente;
h) l’esistenza di un’eventuale garanzia post vendita, non imposta
dalla legge;
i) il prezzo del servizio, laddove esso è predefinito dal prestatore
per un determinato tipo di servizio;
j) le principali caratteristiche del servizio, se non già apparenti
dal contesto;
k) l’assicurazione o le garanzie di cui all’articolo 23, paragrafo
1, in particolare il nome e l’indirizzo dell’assicuratore
o del garante e la copertura geografica.
2. Gli Stati membri provvedono affinché le informazioni di
cui al paragrafo 1, a scelta del prestatore:
a) siano comunicate dal prestatore di propria iniziativa;
b) siano facilmente accessibili al destinatario sul luogo della prestazione
del servizio o di stipula del contratto;
c) siano facilmente accessibili al destinatario per via elettronica
tramite un indirizzo comunicato dal prestatore;
d) figurino in tutti i documenti informativi che il prestatore fornisce
al destinatario per presentare dettagliatamente il servizio
offerto.
3. Gli Stati membri provvedono affinché i prestatori, su richiesta
del destinatario, comunichino le seguenti informazioni
supplementari:
a) ove non vi sia un prezzo predefinito dal prestatore per un
determinato tipo di servizio, il costo del servizio o, se non è
possibile indicare un prezzo esatto, il metodo di calcolo del
prezzo per permettere al destinatario di verificarlo, o un preventivo
sufficientemente dettagliato;
b) per quanto riguarda le professioni regolamentate, un riferimento
alle regole professionali in vigore nello Stato membro
di stabilimento e ai mezzi per prenderne visione;
c) informazioni sulle loro attività multidisciplinari e sulle associazioni
che sono direttamente collegate al servizio in questione,
nonché sulle misure assunte per evitare conflitti di
interesse. Dette informazioni sono inserite in ogni documento
informativo nel quale i prestatori danno una descrizione
dettagliata dei loro servizi;
d) gli eventuali codici di condotta ai quali il prestatore è assoggettato,
nonché l’indirizzo al quale tali codici possono essere
consultati per via elettronica, con un’indicazione delle versioni
linguistiche disponibili;
e) se un prestatore è assoggettato a un codice di condotta o è
membro di un’associazione commerciale o di un organismo
o ordine professionale che prevede il ricorso ad un meccanismo
extragiudiziale di risoluzione delle controversie, informazioni
a questo riguardo. Il prestatore specifica in che
modo è possibile reperire informazioni dettagliate sulle
caratteristiche e le condizioni di ricorso a meccanismi extragiudiziali
di risoluzione delle controversie.
4. Gli Stati membri provvedono affinché le informazioni che
il prestatore è tenuto a fornire in conformità del presente capo
siano rese disponibili o comunicate in modo chiaro e senza ambiguità
nonché in tempo utile prima della stipula del contratto o,
in assenza di contratto scritto, prima che il servizio sia prestato.
5. I requisiti in materia di informazione di cui al presente capo
si aggiungono ai requisiti già previsti dal diritto comunitario e
non ostano a che gli Stati membri impongano requisiti supplementari
in materia di informazioni ai prestatori stabiliti sul loro
territorio.
6. La Commissione può, conformemente alla procedura di cui
all’articolo 40, paragrafo 2, precisare il contenuto delle informazioni
di cui ai paragrafi 1 e 3 del presente articolo in funzione
della specificità di talune attività e può precisare le modalità pratiche
di applicazione del paragrafo 2 del presente articolo.
Articolo 23
Assicurazioni e garanzie in caso di responsabilità
professionale
1. Gli Stati membri possono provvedere affinché i prestatori i
cui servizi presentano un rischio diretto e particolare per la salute
o per la sicurezza del destinatario o di un terzo o per la sicurezza
finanziaria del destinatario sottoscrivano un’assicurazione
di responsabilità professionale commisurata alla natura e alla portata
del rischio o forniscano una garanzia o prevedano altre
disposizioni analoghe equivalenti o essenzialmente comparabili
quanto a finalità.{mospagebreak}
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/61
2. Quando un prestatore si stabilisce sul loro territorio, gli
Stati membri non possono imporgli un’assicurazione di responsabilità
professionale o una garanzia se è già coperto da una
garanzia equivalente o essenzialmente comparabile, quanto a
finalità e copertura fornita in termini di rischio o capitale assicurati
o massimale della garanzia, nonché eventuali esclusioni dalla
copertura, in un altro Stato membro in cui è già stabilito. Qualora
l’equivalenza sia solo parziale, gli Stati membri possono esigere
una garanzia complementare per gli aspetti non ancora
coperti.
Quando uno Stato membro richiede ai prestatori di servizi stabiliti
sul suo territorio di sottoscrivere un’assicurazione di responsabilità
professionale o altra garanzia, detto Stato membro accetta
quale prova sufficiente un attestato dell’esistenza di tale assicurazione
rilasciato da istituti di credito e assicuratori stabiliti in un
altro Stato membro.
3. I paragrafi 1 e 2 non incidono sull’applicabilità dei regimi
di assicurazione o di garanzia professionale previsti in altri strumenti
comunitari.
4. Nell’ambito dell’applicazione del paragrafo 1, la Commissione
può stabilire un elenco dei servizi che presentano le caratteristiche
di cui al paragrafo 1 del presente articolo secondo la
procedura di regolamentazione di cui all’articolo 40, paragrafo 2.
La Commissione può inoltre adottare misure intese a emendare
elementi non essenziali della presente direttiva integrandola con
la fissazione di criteri comuni per definire il carattere appropriato,
in funzione della natura e della portata del rischio, dell’assicurazione
o delle garanzie precisate al paragrafo 1 del presente
articolo secondo la procedura di cui all’articolo 40, paragrafo 3.
5. Ai fini del presente articolo, per
— «rischio diretto e particolare» s’intende un rischio derivante
direttamente dalla prestazione del servizio;
— «salute e sicurezza» s’intende, in relazione a un destinatario
o a terzi, la prevenzione del decesso o di gravi danni
corporali;
— «sicurezza finanziaria» s’intende, in relazione a un destinatario,
la prevenzione di perdite significative di denaro o del
valore di un bene;
— «assicurazione di responsabilità professionale» s’intende l’assicurazione
sottoscritta da un prestatore con riguardo alle
potenziali responsabilità nei confronti dei destinatari e, se
del caso, di terzi, derivanti dalla prestazione del servizio.
Articolo 24
Comunicazioni commerciali emananti dalle professioni
regolamentate
1. Gli Stati membri sopprimono tutti i divieti totali in materia
di comunicazioni commerciali per le professioni
regolamentate.
2. Gli Stati membri provvedono affinché le comunicazioni
commerciali che emanano dalle professioni regolamentate ottemperino
alle regole professionali, in conformità del diritto comunitario,
riguardanti, in particolare, l’indipendenza, la dignità e
l’integrità della professione nonché il segreto professionale, nel
rispetto della specificità di ciascuna professione. Le regole professionali
in materia di comunicazioni commerciali sono non discriminatorie,
giustificate da motivi imperativi di interesse generale
e proporzionate.
Articolo 25
Attività multidisciplinari
1. Gli Stati membri provvedono affinché i prestatori non siano
assoggettati a requisiti che li obblighino ad esercitare esclusivamente
una determinata attività specifica o che limitino l’esercizio,
congiunto o in associazione, di attività diverse.
Tuttavia, tali requisiti possono essere imposti ai prestatori
seguenti:
a) le professioni regolamentate, nella misura in cui ciò sia giustificato
per garantire il rispetto di norme di deontologia
diverse in ragione della specificità di ciascuna professione,
di cui è necessario garantire l’indipendenza e l’imparzialità;
b) i prestatori che forniscono servizi di certificazione, di omologazione,
di controllo, prova o collaudo tecnici, nella misura
in cui ciò sia giustificato per assicurarne l’indipendenza e
l’imparzialità.
2. Quando le attività multidisciplinari tra i prestatori di cui al
paragrafo 1, lettere a) e b) sono autorizzate, gli Stati membri
provvedono affinché:
a) siano evitati i conflitti di interesse e le incompatibilità tra
determinate attività;
b) siano garantite l’indipendenza e l’imparzialità che talune attività
richiedono;
c) le regole di deontologia professionale e di condotta relative
alle diverse attività siano compatibili tra loro, soprattutto in
materia di segreto professionale.
3. Nella relazione di cui all’articolo 39, paragrafo 1, gli Stati
membri precisano i prestatori soggetti ai requisiti di cui al paragrafo
1 del presente articolo, il contenuto dei requisiti e le ragioni
per le quali li ritengono giustificati.
L 376/62 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
Articolo 26
Politica in materia di qualità dei servizi
1. Gli Stati membri, in collaborazione con la Commissione,
adottano misure di accompagnamento volte ad incoraggiare i
prestatori a garantire, su base volontaria, la qualità dei servizi, in
particolare:
a) facendo certificare o valutare le loro attività da organismi
indipendenti o accreditati;
b) elaborando una carta di qualità propria o aderendo alle carte
o ai marchi di qualità messi a punto da organismi e ordini
professionali a livello comunitario.
2. Gli Stati membri provvedono affinché le informazioni sul
significato di taluni marchi e sui criteri di attribuzione dei marchi
e di altri attestati di qualità relativi ai servizi siano facilmente
accessibili ai prestatori e ai destinatari.
3. Gli Stati membri, in collaborazione con la Commissione,
adottano misure di accompagnamento volte ad incoraggiare gli
ordini professionali, le camere di commercio e artigianato e le
associazioni dei consumatori negli Stati membri a collaborare a
livello comunitario per promuovere la qualità dei servizi, in particolare
facilitando il riconoscimento della qualità dei prestatori.
4. Gli Stati membri, in collaborazione con la Commissione,
adottano misure di accompagnamento volte ad incoraggiare lo
sviluppo della comunicazione critica, in particolare da parte delle
associazioni dei consumatori, relativa alle qualità e ai difetti dei
servizi, in particolare lo sviluppo a livello comunitario di prove
o collaudi comparativi e della comunicazione dei loro risultati.
5. Gli Stati membri, in collaborazione con la Commissione,
incoraggiano lo sviluppo di norme volontarie europee intese ad
agevolare la compatibilità fra servizi forniti da prestatori di Stati
membri diversi, l’informazione del destinatario e la qualità dei
servizi.
Articolo 27
Risoluzione delle controversie
1. Gli Stati membri adottano i provvedimenti generali necessari
affinché i prestatori forniscano i propri dati, in particolare
un indirizzo postale, un numero di fax o un indirizzo di posta
elettronica e un numero telefonico ai quali tutti i destinatari, compresi
quelli residenti in un altro Stato membro, possono presentare
un reclamo o chiedere informazioni sul servizio fornito. I
prestatori forniscono il loro domicilio legale se questo non coincide
con il loro indirizzo abituale per la corrispondenza.
Gli Stati membri adottano i provvedimenti generali necessari
affinché i prestatori rispondano ai reclami di cui al primo comma
con la massima sollecitudine e diano prova di buona volontà per
trovare soluzioni soddisfacenti.
2. Gli Stati membri adottano i provvedimenti generali necessari
affinché i prestatori siano tenuti a provare che gli obblighi
di informazione previsti dalla presente direttiva sono rispettati e
che le informazioni sono esatte.
3. Qualora per ottemperare ad una decisione giudiziaria sia
necessaria una garanzia finanziaria, gli Stati membri riconoscono
le garanzie equivalenti costituite presso un istituto di credito o
un assicuratore stabilito in un altro Stato membro. L’istituto di
credito deve essere autorizzato in uno Stato membro ai sensi
della direttiva 2006/48/CE e l’assicuratore autorizzato, come
appropriato, ai sensi della prima direttiva 73/239/CEE del Consiglio,
del 24 luglio 1973, recante coordinamento delle disposizioni
legislative, regolamentari e amministrative in materia di
accesso e di esercizio dell’assicurazione diretta diversa dall’assicurazione
sulla vita (1) in materia di accesso e di esercizio dell’assicurazione
diretta diversa dall’assicurazione sulla vita e della
direttiva 2002/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
5 novembre 2002, relativa all’assicurazione sulla vita (2).
4. Gli Stati membri adottano i provvedimenti generali necessari
affinché i prestatori, soggetti ad un codice di condotta o
membri di un’associazione o di un organismo professionale che
prevede il ricorso ad un meccanismo di regolamentazione extragiudiziario,
ne informino il destinatario facendone menzione in
tutti i documenti che presentano in modo dettagliato uno dei
loro servizi e indichino in che modo è possibile reperire informazioni
dettagliate sulle caratteristiche e le condizioni di ricorso a
tale meccanismo.
CAPO VI
COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA
Articolo 28
Mutua assistenza - Obblighi generali
1. Gli Stati membri si prestano assistenza reciproca e si adoperano
per instaurare forme di collaborazione efficaci onde
garantire il controllo dei prestatori e dei loro servizi.
2. Ai fini del presente capo, gli Stati membri designano uno
o più punti di contatto comunicandone i dati agli altri Stati membri
e alla Commissione. La Commissione pubblica e aggiorna
regolarmente l’elenco dei punti di contatto.
(1) GU L 228 del 16.8.1973, pag. 3. Direttiva modificata da ultimo dalla
direttiva 2005/68/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
(GU L 323 del 9.12.2005, pag. 1).
(2) GU L 345 del 19.12.2002, pag. 1. Direttiva modificata da ultimo
dalla direttiva 2005/68/CE.
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/63
3. Le richieste di informazioni e le richieste di effettuare verifiche,
ispezioni e indagini a titolo del presente capo sono debitamente
motivate, in particolare specificando la ragione della
richiesta. Le informazioni scambiate sono utilizzate solo in relazione
alla questione per cui sono state richieste.
4. Qualora ricevano una richiesta di assistenza dalle autorità
competenti di un altro Stato membro, gli Stati membri provvedono
affinché i prestatori stabiliti sul loro territorio comunichino
alle loro autorità competenti tutte le informazioni necessarie al
controllo delle loro attività in conformità della legislazione
nazionale.
5. Qualora insorgano difficoltà nel soddisfare una richiesta di
informazioni o nell’effettuare verifiche, ispezioni o indagini, gli
Stati membri in causa avvertono sollecitamente lo Stato membro
richiedente al fine di trovare una soluzione.
6. Gli Stati membri forniscono al più presto e per via elettronica
le informazioni richieste da altri Stati membri o dalla
Commissione.
7. Gli Stati membri provvedono affinché i registri nei quali i
prestatori sono iscritti e che possono essere consultati dalle autorità
competenti sul loro territorio siano altresì consultabili, alle
stesse condizioni, dalle competenti autorità omologhe degli altri
Stati membri.
8. Gli Stati membri comunicano alla Commissione informazioni
su casi in cui altri Stati membri non assolvono ai loro obblighi
di mutua assistenza. Laddove necessario, la Commissione
prende misure appropriate, comprese quelle di cui all’articolo
226 del trattato, per assicurare che gli Stati membri in questione
assolvano ai loro obblighi di mutua assistenza. La
Commissione informa periodicamente gli Stati membri circa il
funzionamento delle disposizioni relative alla mutua assistenza.
Articolo 29
Mutua assistenza - Obblighi generali per lo Stato membro
di stabilimento
1. Per quanto riguarda i prestatori che forniscono servizi in
un altro Stato membro, lo Stato membro di stabilimento fornisce
le informazioni sui prestatori stabiliti sul suo territorio richieste
da un altro Stato membro, in particolare la conferma del loro
stabilimento sul suo territorio e del fatto che, a quanto gli risulta,
essi non vi esercitano attività in modo illegale.
2. Lo Stato membro di stabilimento procede alle verifiche,
ispezioni e indagini richieste da un altro Stato membro e informa
quest’ultimo dei risultati e, se del caso, dei provvedimenti presi.
In tale contesto le autorità competenti intervengono nei limiti
delle competenze loro attribuite nei rispettivi Stati membri. Le
autorità competenti possono decidere le misure più appropriate
da assumere, caso per caso, per soddisfare la richiesta di un altro
Stato membro.
3. Qualora venga a conoscenza di comportamenti o atti precisi
di un prestatore stabilito sul suo territorio che presta servizi
in altri Stati membri che, a sua conoscenza, possano causare
grave pregiudizio alla salute o alla sicurezza delle persone o
all’ambiente, lo Stato membro di stabilimento ne informa al più
presto gli altri Stati membri e la Commissione.
Articolo 30
Controllo da parte dello Stato membro di stabilimento in
caso di spostamento temporaneo del prestatore in un altro
Stato membro
1. Nei casi non contemplati dall’articolo 31, paragrafo 1, lo
Stato membro di stabilimento controlla il rispetto dei suoi requisiti
in conformità dei poteri di sorveglianza previsti dal suo ordinamento
nazionale, in particolare mediante misure di controllo
sul luogo di stabilimento del prestatore.
2. Lo Stato membro di stabilimento non può omettere di
adottare misure di controllo o di esecuzione sul proprio territorio
per il motivo che il servizio è stato prestato o ha causato
danni in un altro Stato membro.
3. L’obbligo di cui al paragrafo 1 non comporta il dovere per
lo Stato membro di stabilimento di effettuare verifiche e controlli
fattuali nel territorio dello Stato membro in cui è prestato
il servizio. Tali verifiche e controlli sono effettuati dalle autorità
dello Stato membro in cui il prestatore svolge temporaneamente
la sua attività, su richiesta delle autorità dello Stato membro di
stabilimento, in conformità dell’articolo 31.
Articolo 31
Controllo da parte dello Stato membro in cui è prestato il
servizio in caso di spostamento temporaneo del prestatore
1. Per quanto riguarda i requisiti nazionali che possono essere
imposti in base all’articolo 16 o 17, lo Stato membro in cui è
prestato il servizio è responsabile del controllo sull’attività del
prestatore sul suo territorio. In conformità del diritto comunitario,
lo Stato membro in cui è prestato il servizio:
a) adotta tutte le misure necessarie al fine di garantire che il
prestatore si conformi a tali requisiti per quanto riguarda
l’accesso a un’attività di servizi sul proprio territorio e il suo
esercizio;
L 376/64 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
b) procede alle verifiche, ispezioni e indagini necessarie per controllare
il servizio prestato.
2. Per quanto riguarda i requisiti diversi da quelli di cui al paragrafo
1, nel caso in cui un prestatore si sposti temporaneamente
in un altro Stato membro in cui non è stabilito per prestarvi un
servizio, le autorità competenti di tale Stato membro partecipano
al controllo del prestatore conformemente ai paragrafi 3 e 4.
3. Su richiesta dello Stato membro di stabilimento, le autorità
competenti dello Stato membro in cui è prestato il servizio procedono
alle verifiche, ispezioni e indagini necessarie per assicurare
un efficace controllo da parte dello Stato membro di
stabilimento, intervenendo nei limiti delle competenze loro attribuite
nel loro Stato membro. Le autorità competenti possono
decidere le misure più appropriate da assumere, caso per caso,
per soddisfare la richiesta dello Stato membro di stabilimento.
4. Di loro iniziativa, le autorità competenti dello Stato membro
in cui è prestato il servizio possono procedere a verifiche,
ispezioni e indagini sul posto, purché queste non siano discriminatorie,
non siano motivate dal fatto che il prestatore è stabilito
in un altro Stato membro e siano proporzionate.
Articolo 32
Meccanismo di allerta
1. Qualora uno Stato membro venga a conoscenza di circostanze
o fatti precisi gravi riguardanti un’attività di servizi che
potrebbero provocare un pregiudizio grave alla salute o alla sicurezza
delle persone o all’ambiente nel suo territorio o nel territorio
di altri Stati membri, ne informa al più presto lo Stato
membro di stabilimento, gli altri Stati membri interessati e la
Commissione.
2. La Commissione promuove la creazione di una rete europea
delle autorità degli Stati membri e vi partecipa, ai fini dell’applicazione
delle disposizioni del paragrafo 1.
3. La Commissione adotta e aggiorna regolarmente, conformemente
alla procedura di cui all’articolo 40, paragrafo 2, norme
dettagliate concernenti la gestione della rete di cui al paragrafo 2
del presente articolo.
Articolo 33
Informazioni sull’onorabilità dei prestatori
1. Gli Stati membri comunicano, su richiesta di un’autorità
competente di un altro Stato membro, conformemente al loro
diritto nazionale, le informazioni relative alle azioni disciplinari
o amministrative promosse o alle sanzioni penali irrogate e alle
decisioni relative all’insolvenza o alla bancarotta fraudolenta
assunte dalle loro autorità competenti nei confronti di un prestatore
che siano direttamente pertinenti alla competenza del prestatore
o alla sua affidabilità professionale. Lo Stato membro che
comunica tali informazioni ne informa il prestatore interessato.
Una richiesta effettuata a norma del primo comma deve essere
debitamente sostanziata, in particolare per quanto riguarda i
motivi della richiesta d’informazione.
2. Le sanzioni e le azioni di cui al paragrafo 1 sono comunicate
solo se è stata assunta una decisione definitiva. Riguardo alle
altre decisioni esecutorie di cui al paragrafo 1, lo Stato membro
che comunica le informazioni precisa se si tratta di una decisione
definitiva o se è stato presentato un ricorso contro la decisione
in causa, nel qual caso lo Stato membro in questione è
tenuto a indicare la data alla quale si prevede che sia pronunciata
la decisione sul ricorso.
Esso precisa inoltre le disposizioni di diritto interno conformemente
alle quali il prestatore è stato condannato o sanzionato.
3. Il paragrafo 1 e il paragrafo 2 devono essere applicati nel
rispetto delle regole in materia di comunicazione dei dati personali
e dei diritti garantiti nello Stato membro in questione alle
persone che subiscono condanne o sanzioni, anche da parte degli
organismi o ordini professionali. Ogni informazione in questione
che sia pubblica deve essere accessibile ai consumatori.
Articolo 34
Misure di accompagnamento
1. La Commissione, in collaborazione con gli Stati membri,
istituisce un sistema elettronico per lo scambio di informazioni
tra gli Stati membri tenendo conto dei sistemi di informazione
esistenti.
2. Gli Stati membri, con l’assistenza della Commissione, adottano
misure di accompagnamento per agevolare lo scambio di
funzionari incaricati di dare esecuzione alla mutua assistenza e
la formazione dei funzionari stessi, compresa la formazione linguistica
e quella informatica.
3. La Commissione valuta la necessità di istituire un programma
pluriennale per organizzare i pertinenti scambi di funzionari
e la formazione.
Articolo 35
Mutua assistenza in caso di deroghe caso per caso
1. Qualora uno Stato membro intenda assumere una misura
conformemente all’articolo 18, si applica la procedura di cui ai
paragrafi da 2 a 6 del presente articolo, senza pregiudizio delle
procedure giudiziarie, compresi i procedimenti e gli atti preliminari
compiuti nel quadro di un’indagine penale.
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/65
2. Lo Stato membro di cui al paragrafo 1 chiede allo Stato
membro di stabilimento di assumere misure nei confronti del
prestatore, fornendo tutte le informazioni pertinenti sul servizio
in causa e sulle circostanze della fattispecie.
Lo Stato membro di stabilimento verifica con la massima sollecitudine
se il prestatore esercita legalmente le sue attività e accerta
i fatti all’origine della richiesta. Esso comunica al più presto allo
Stato membro che ha presentato la richiesta le misure assunte o
previste o, se del caso, i motivi per i quali non è stata assunta
alcuna misura.
3. Dopo la comunicazione dello Stato membro di stabilimento
di cui al paragrafo 2, secondo comma, lo Stato membro
che ha presentato la richiesta notifica alla Commissione e allo
Stato membro di stabilimento la sua intenzione di prendere
misure, precisando le ragioni seguenti:
a) le ragioni per le quali ritiene che le misure assunte o previste
dallo Stato membro di stabilimento siano insufficienti;
b) le ragioni per le quali ritiene che le misure che prevede di
assumere rispettino le condizioni di cui all’articolo 18.
4. Le misure possono essere assunte solo allo scadere di quindici
giorni lavorativi a decorrere dalla notifica di cui al
paragrafo 3.
5. Senza pregiudizio della facoltà, per lo Stato membro che
ha presentato la richiesta, di assumere le misure in questione allo
scadere del termine di cui al paragrafo 4, la Commissione esamina
al più presto la compatibilità delle misure notificate con il
diritto comunitario.
Qualora giunga alla conclusione che la misura è incompatibile
con il diritto comunitario, la Commissione adotta una decisione
in cui chiede allo Stato membro interessato di astenersi dall’assumere
le misure proposte o di sospendere con urgenza le misure
assunte.
6. In caso di urgenza, lo Stato membro che intende assumere
una misura può derogare alle disposizioni dei paragrafi 2, 3 e 4.
In questo caso, le misure sono notificate con la massima sollecitudine
alla Commissione e allo Stato membro di stabilimento,
specificando i motivi che giustificano l’urgenza.
Articolo 36
Misure di esecuzione
Le misure intese a modificare gli elementi non essenziali del presente
capo integrandolo con la precisazione dei termini di cui
agli articoli 28 e 35 sono adottate secondo la procedura di cui
all’articolo 40, paragrafo 3.. La Commissione adotta inoltre le
modalità pratiche degli scambi di informazioni per via elettronica
fra Stati membri, e in particolare le disposizioni sull’interoperabilità
dei sistemi di informazione, secondo la procedura di
cui all’articolo 40, paragrafo 2.
CAPO VII
PROGRAMMA DI CONVERGENZA
Articolo 37
Codici di condotta a livello comunitario
1. Gli Stati membri, in collaborazione con la Commissione,
adottano misure di accompagnamento volte a incoraggiare l’elaborazione
di codici di condotta a livello comunitario, specialmente
da parte di ordini, organismi o associazioni professionali,
intesi ad agevolare la prestazione transfrontaliera di servizi o lo
stabilimento di un prestatore in un altro Stato membro, nel
rispetto del diritto comunitario.
2. Gli Stati membri provvedono affinché i codici di condotta
di cui al paragrafo 1 siano accessibili a distanza, per via
elettronica.
Articolo 38
Armonizzazione complementare
La Commissione esamina, entro il 28 dicembre 2010, la possibilità
di presentare proposte di misure d’armonizzazione sulle
seguenti questioni:
a) l’accesso alle attività di recupero giudiziario dei crediti;
b) i servizi privati di sicurezza e trasporto di denaro contante e
valori.
Articolo 39
Valutazione reciproca
1. Entro il 28 dicembre 2009, gli Stati membri presentano
una relazione alla Commissione contenente le informazioni di
cui alle seguenti disposizioni:
a) articolo 9, paragrafo 2, relativo ai regimi di autorizzazione;
b) articolo 15, paragrafo 5, relativo ai requisiti da valutare;
c) articolo 25, paragrafo 3, relativo alle attività
multidisciplinari.
L 376/66 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006
2. La Commissione trasmette le relazioni di cui al paragrafo 1
agli Stati membri che, entro un termine di sei mesi dalla ricezione,
comunicano le loro osservazioni su ciascuna relazione.
Entro lo stesso termine, la Commissione consulta le parti interessate
su tali relazioni.
3. La Commissione trasmette le relazioni e le osservazioni
degli Stati membri al comitato di cui all’articolo 40, paragrafo 1,
che può formulare osservazioni.
4. Alla luce delle osservazioni di cui ai paragrafi 2 e 3, la Commissione
presenta al Parlamento europeo e al Consiglio, entro il
28 dicembre 2010, una relazione di sintesi accompagnata, se del
caso, da proposte di iniziative supplementari.
5. Entro il 28 dicembre 2009, gli Stati membri presentano
alla Commissione una relazione sui requisiti nazionali la cui
applicazione potrebbe rientrare nell’articolo 16, paragrafo 1,
terzo comma e paragrafo 3, prima frase, specificando i motivi
per cui ritengono che l’applicazione di detti requisiti sia conforme
ai criteri di cui all’articolo 16, paragrafo 1, terzo comma e
all’articolo 16, paragrafo 3, prima frase.
Successivamente, gli Stati membri comunicano alla Commissione
le eventuali modifiche dei requisiti, inclusi i nuovi requisiti, di cui
sopra specificandone le motivazioni.
La Commissione comunica tali requisiti agli altri Stati membri.
La comunicazione non osta a che gli Stati membri adottino le
disposizioni in questione. La Commissione fornisce successivamente,
su base annuale, analisi e orientamenti in materia di applicazione
di tali disposizioni nel contesto della presente direttiva.
Articolo 40
Procedura di comitato
1. La Commissione è assistita da un comitato.
2. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si
applicano gli articoli 5 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo
conto delle disposizioni dell’articolo 8 di tale decisione. Il periodo
di cui all’articolo 5, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE è
fissato a tre mesi.
3. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo si
applicano l’articolo 5 bis, paragrafi da 1 a 4 e l’articolo 7 della
decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell’articolo
8 della stessa.
Articolo 41
Clausola di revisione
Entro il 28 dicembre 2011 e successivamente ogni tre anni, la
Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una
relazione completa sull’applicazione della presente direttiva. Conformemente
all’articolo 16, paragrafo 4, la relazione tratta in particolare
l’applicazione dell’articolo 16. Essa esamina inoltre se
siano necessarie ulteriori misure per le materie escluse dal campo
di applicazione della presente direttiva. La relazione è accompagnata,
se del caso, da proposte intese a modificare la presente
direttiva al fine di completare il mercato interno dei servizi.
Articolo 42
Modifica della direttiva 98/27/CE
Nell’allegato della direttiva 98/27/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 19 maggio 1998, relativa a provvedimenti inibitori
a tutela degli interessi dei consumatori (1), è aggiunto il
seguente punto:
«13. Direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato
interno (GU L 376 del 27.12.2006, pag. 36).».
Articolo 43
Protezione dei dati personali
L’attuazione e l’applicazione della presente direttiva e, in particolare,
delle disposizioni relative al controllo, ottemperano alle
norme sulla protezione dei dati personali di cui alle direttive
95/46/CE e 2002/58/CE.
CAPO VIII
DISPOSIZIONI FINALI
Articolo 44
Recepimento
1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi
alle disposizioni della presente direttiva entro il 28 dicembre
2009.
Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di
tali disposizioni.
Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono
un riferimento alla presente direttiva o sono corredate
di un siffatto riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Le
modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.
(1) GU L 166 dell’11.6.1998, pag. 51. Direttiva modificata da ultimo
dalla direttiva 2005/29/CE.
27.12.2006 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 376/67
2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo
delle disposizioni essenziali di diritto nazionale adottate nella
materia disciplinata dalla presente direttiva.
Articolo 45
Entrata in vigore
La presente direttiva entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione
nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Articolo 46
Destinatari
Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.
Fatto a Strasburgo, addì 12 dicembre 2006.
Per il Parlamento europeo
Il presidente
J. BORRELL FONTELLES
Per il Consiglio
Il presidente
M. PEKKARINEN
L 376/68 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 27.12.2006

 

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