Avvocati Part Time

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Avvocati Part Time

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Leggo sul numero 4 del 2007 di Rassegna Forense (rivista trimestrale del C.N.F.) due sentenze sconcertanti che danno doppia giustificazione al titolo di questo mio articoletto: NO COMMENT. La sentenza Cass. Civ., I sez., 6/7/2007, n. 15299, e la sentenza Cass. SS.UU., 16/11/2007, n. 23728. Mi astengo da commenti che paiono superflui. Riporto di seguito le massime. Cass. 15299/2007 afferma che "Il divieto posto dall'art. 26, comma 3, del r.d.l. 1578/1983 a coloro che siano stati magistrati dell'ordine giudiziario, di svolgere la professione di procuratore davanti alla stessa autorità giudiziaria presso la quale abbiano esercitato negli ultimi tre anni le loro funzioni se non sia trascorso almeno un biennio dalla cessazione delle stesse, doveva ritenersi limitato, secondo l'esplicito richiamo della norma, alle sole funzioni attribuite al procuratore legale e tra tali funzioni non rientrava la sottoscrizione del ricorso per cassazione, riservata sia dal r.d.l. 1578/1933, sia successivamente dagli artt. 82 e 365 cpc, agli avvocati iscritti nell'albo speciale (di cui all'art. 33 del r.d.l. 1578/1933), nè la norma poteva applicarsi per analogia trattandosi di una norma eccezionale. Unificate le professioni di avvocato e procuratore dalla legge 48/1997, deriva che il divieto continua ad applicarsi alle sole funzioni riservate in precedenza ai procuratori legali". (Nella specie la S.C. ha ritenuto infondata l'eccezione di inammissibilità formulata dalla resistente essendo il ricorso sottoscritto dal ricorrente personalmente, nella sua qualità di avvocato cassazionista, già magistrato con funzione di consigliere presso la Corte di Cassazione entro il biennio).
Cass. Sez. Unite,  n. 23728/2007 afferma che "La previsione dell'art. 38 r.d.l. 1578/1933 di una fattispecie disciplinare a forma libera non si pone in contrasto con l'art. 25 Cost. per la mancata definizione di tutti i comportamenti lesivi del decoro e della dignità professionale forense e della sanzione per ciascuno applicabile in quanto la detta previsione è integrata, ai fini della certezza dell'incolpazione, dal rinvio a concetti diffusi e generalmente condivisi dalla collettività in cui il professionista forense e il giudice disciplinare operano. Pertanto nel procedimento disciplinare il contraddittorio è garantito da una chiara contestazione dei fatti addebitati, non avendo peraltro alcun rilievo l'omessa o erronea indicazione delle norme violate. Il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero riconosciuto dall'art. 21 Cost. incontra i limiti posti dall'ordinamento a tutela dei diritti e delle libertà altrui aventi uguale proptezione e deve essere coordinato con altri interessi di rango pubblicistico e costituzionale tutelati  da leggi speciali quali quelli connessi all'ordinamento della professione di avvocato. Pertanto è deontologicamente rilevante il comportamento dell'avvocato che nella prefazione di un libro esprima un giudizio di inattendibilità di una soluzione giudiziaria, offendendo la reputazione del magistrato che aveva condotto il giudizio".
 
Non mi permetto di accusare la Cassazione di  corporativismo ma il rischio di corporativismo, anche per i giudici (e non solo per gli avvocati) esiste. Giustifica dunque la seguente vignetta.  
 

U.E. chiude procedura deficit ma raccomanda: liberalizzare le professioni e via la riforma forense

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Il 29/5/2013 la Commissione europea, all'atto di chiudere la procedura per eccessivo deficit dell'Italia, ha rivolto all'Italia una "Raccomandazione del Consiglio sul programma nazionale di riforma 2013 dell'Italia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità dell'Italia 2012-2017" (SWD 2013 362 final). Tra le raccomandazioni ( http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/nd/csr2013_italy_it.pdf ) che ha rivolto all'Italia, una in particolare riguarda l'accesso alla professione forense: al punto sei delle raccomandazioni si legge: "... eliminare le restrizioni che sussistono nei servizi professionali e promuovere l’accesso al mercato".

La riportata raccomandazione va letta assieme alla considerazione n. 17 del medesimo documento per cui: ... occorre spingere oltre la riforma delle professioni regolamentate per superare le restrizioni sussistenti, così come è necessario salvaguardare i principi fondamentali della riforma difendendoli da eventuali battute d'arresto, risultanti in particolare dalla riforma delle professioni legali>>.

Il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, commentando la notizia ha detto in Parlamento che bisogna finirla coll'andazzo precedente del "dire di fare le riforme e far finta di farle".

 

Ha dato 18 mesi al Governo. Cominci, dunque, col proporre la abrogazione immediata della legge 247/12 c.d. legge di riforma forense , la quale fu soatanzialmente "imposta" come ultimo atto della precedente legislatura dalla lobby degli avvocati contrari ad una regolazione decisamente pro-concorrenziale della professione di avvocato. Peraltro è certo che la suddetta legge di pseudoriforma forense non potrebbe mai arrivare ad essere attuata in concreto, attraverso i ben 34 regolamenti attuativi (in gran parte governativi) che essa stessa prevede e che ne condizionano l'operativià. Essi, a tacer d'altro, incapperebbero tutti, negli strali dell'Autorità antitrust che, di certo, dopo le raccomandazioni pro-concorrenziali della U.E. all'Italia del 29 maggio 2013, sarà vigile e combattiva.

 Quanto poi alla attuale sostanziale inoperatività della legge di pseudoriforma forense, vedasi la sentenza delle SS.UU. Civili della Cassazione n. 11833/2013 (depositata il 16 maggio 2013), la quale, a pag. 19, qualifica la l. 247/12 come <> e ulteriormente chiarisce:  .

 E quanto alle molte evidenti incostituzionalità della l. 247/12 approfondisci qui.

 

... UN MIO INVITO: per far meglio valere il tuo diritto al libero lavoro intellettuale, aderisci e invita altri ad aderire al social network www.concorrenzaeavvocatura.ning.com e aderisci al gruppo aperto "concorrenzaeavvocatura" su facebook (contano già centinaia di adesioni). Unisciti ai tanti che rivendicano una vera libertà di lavoro intellettuale per gli outsiders e, finalmente, il superamento del corporativismo nelle professioni ! ...

 

Senza riferimenti banali al nostro lavoro ...

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Non sembri irriverente citare in un luogo di riflessione sul lavoro, quale è questo sito internet, e senza riferimenti banali e riduttivi al nostro lavoro, una frase di Paolo VI. Scriveva Paolo VI nella Populorum progressio nel marzo del 1967: "Ogni uomo è chiamato a uno sviluppo, perchè ogni vita è vocazione. Fin dalla nascita, è dato a tutti in germe un insieme di attitudini e di qualità da far fruttificare. Aiutato, e talvolta impedito, da coloro che lo educano e lo circondano, ciascuno rimane, quali che siano le influenze che si esercitano su di lui, l'artefice della sua riuscita o del suo fallimento: col solo sforzo della sua intelligenza e della sua volontà, ogni uomo può crescere in umanità, valere di più, essere di più".

 

Oziare!

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Strana gente gli avvocati part time: non si sa bene se vogliono lavorare il doppio o la metà. Per gente del genere è molto utile una lettura provocatoria specie quando, per un periodo di ferie o un'astensione dalle udienze per protestare contro la mediaconciliazione, una tale lettura ha più possibilità di fruttificare.
Leggano, dunque, gli avvocati part time il libro di Tom Hodgkinson "L'ozio come stile di vita", edizioni BUR, Biblioteca Universale Rizzoli. Tra l'altro si avrà qualche argomento in più per replicare agli eccessi dell'etica del lavoro che censura gli avvocati "mezzotempisti", gli impiegati pubblici fannulloni e, ovviamente, in massimo grado, chi riveste nel contempo le due qualifiche.

 

quando la democrazia era vera ...

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... Pericle sosteneva che l'attendere ai propri affari non impediva ai cittadini ateniesi di promuovere il bene pubblico.

Poi la democrezia "cambiò" e successe questo:

 


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Le generalizzazioni intellettuali sono sempre interessanti, ma le generalizzazioni in fatto di morale sono prive di ogni significato (O. Wilde)