Avvocati Part Time

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Avvocati Part Time

C.O.A. di Bologna su avvocato co.co.co.

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Il Consiglio dell'ordine degli avvocati di Bologna adottò, nel lontano 2002, una interessante delibera di rango regolamentare sulla questione della compatibità dell'iscrizione all'albo di avvocato legato da contratto co.co.co. ad un ente privatizzato. Il Consiglio ha deciso che la compatibilità o incompatibilità vadano dichiarate a seguito d'esame della fattispecie concreta, valutando soprattutto la durata del rapporto, l'oggetto e l'organizzazione del lavoro.
Leggi di seguito la delibera, tratta dal sito del C.O.A. di Bologna ...

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OK a iscrizione dell'abogado svizzero all'albo avvocati stabiliti => NON DISCRIMINARE GLI ITALIANI

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(vedi anche la newsletter di deontologia forense del CNF del 29 maggio 2013)

La sentenza del 27 febbraio 2013, n. 19, del Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Pasqualin), ha statuito che, in forza della legge 15 novembre 2000, n. 364 (con cui l’Italia ha ratificato e dato esecuzione all’Accordo di Lussemburgo del 21 giugno 1999 tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione svizzera, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone), l’abogado che sia cittadino elvetico  è legittimato a valersi dei diritti conferiti dalla Direttiva 98/5/CE, attuata con il d.lgs. n. 96/2001, sebbene privo di cittadinanza italiana o di altra nazione comunitaria. Nel caso di specie, il Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Macerata aveva disposto la cancellazione dell’abogado dalla sezione speciale dell’Albo, perché ritenuto privo dei requisiti di cui all’art. 17, comma 1, nn. 1), 2) e 3) del r.d.l. n. 1578/1933, in quanto svizzero senza cittadinanza italiana o comunque comunitaria. Avverso tale provvedimento, il professionista proponeva impugnazione al CNF, che -in applicazione del principio di cui alla riportata massima- ha accolto il ricorso.
FONDAMENTALE APPARE LA LEGGE FEDERALE SVIZZERA SULLA LIBERA CIRCOLAZIONE DEGLI AVVOCATI.

SE NON SI PUO IMPEDIRE AL CITTADINO SVIZZERO DI ISCRIVERSI ALL'ALBO DEGLI AVVOCATI IN ITALIA, NON SI VEDE COME (in considerazione soprattutto dell'art. 53 della l. 234/12) SIA TOLLERABILE NEGARE L'ISCRIZIONE A UN CITTADINO ITALIANO.

LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA 19/12 DEL CNF (cliccando su "leggi tutto")...

 

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Parlamentari avvocati: assenteismo e redditi extra-parlamentari

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Image Ricordo alcuni dati di uno studio realizzato qualche anno fa, tra gli altri, da Tommaso Nannicini, docente all'Università Bocconi (furono anticipati a Firenze durante la presentazione della quarta edizione di Eunomiamaster, svoltasi poi dal 23 gennaio 2009). L'analisi dei dati sull'attività dei parlamentari, divisi per professione precedente, rivela che le categorie professionali leader nella graduatoria dell'assenteismo sono anche quelle che percepiscono un reddito extraparlamentare più elevato. La classifica dei redditi di qualche anno fa era guidata dagli avvocati (che peraltro, quanto alla percentuale di assenze, si attestavano al 37%) con 113.500 euro annui, i professori guadagnavano 109.300 annui, gli imprenditori 106.000 euro annui, i militari 82.800 euro annui. La ricerca era basata su una banca dati di parlamentari dal 1987 al 2008 (ma si estendeva anche ai sindaci, esaminando una banca dati riferita al periodo dal 1993 al 2007). Ebbene, secondo me, non c'è nulla di scandaloso e nemmeno è scandaloso che i parlamentari facciano anche l'avvocato (o altre professioni) mentre sono parlamentari, ma non si devono inventare incompatibilità a limitare il diritto di lavorare di chi non ha il "potere del parlamentare" (penso soprattutto ai dipendenti pubblici e privati, soprattutto a part time ridotto).
(per un commento scrivimi all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e aderisci ai social network www.concorrenzaeavvocatura.ning.comwww.vicedirigenti.ning.com )

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C.N.F.: le norme su incompatibilità sono "di stretta interpretazione"

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(da www.servizi-legali.it )

Il C.N.F., con parere 93/2005, confermò il principio che "le ipotesi di incompatibilità devono essere di stretta interpretazione, posto che pongono sostanziali limitazioni ai diritti dei singoli". Leggi di seguito il parere del C.N.F. ...

 

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Leggo sul numero 4 del 2007 di Rassegna Forense (rivista trimestrale del C.N.F.) due sentenze sconcertanti che danno doppia giustificazione al titolo di questo mio articoletto: NO COMMENT. La sentenza Cass. Civ., I sez., 6/7/2007, n. 15299, e la sentenza Cass. SS.UU., 16/11/2007, n. 23728. Mi astengo da commenti che paiono superflui. Riporto di seguito le massime. Cass. 15299/2007 afferma che "Il divieto posto dall'art. 26, comma 3, del r.d.l. 1578/1983 a coloro che siano stati magistrati dell'ordine giudiziario, di svolgere la professione di procuratore davanti alla stessa autorità giudiziaria presso la quale abbiano esercitato negli ultimi tre anni le loro funzioni se non sia trascorso almeno un biennio dalla cessazione delle stesse, doveva ritenersi limitato, secondo l'esplicito richiamo della norma, alle sole funzioni attribuite al procuratore legale e tra tali funzioni non rientrava la sottoscrizione del ricorso per cassazione, riservata sia dal r.d.l. 1578/1933, sia successivamente dagli artt. 82 e 365 cpc, agli avvocati iscritti nell'albo speciale (di cui all'art. 33 del r.d.l. 1578/1933), nè la norma poteva applicarsi per analogia trattandosi di una norma eccezionale. Unificate le professioni di avvocato e procuratore dalla legge 48/1997, deriva che il divieto continua ad applicarsi alle sole funzioni riservate in precedenza ai procuratori legali". (Nella specie la S.C. ha ritenuto infondata l'eccezione di inammissibilità formulata dalla resistente essendo il ricorso sottoscritto dal ricorrente personalmente, nella sua qualità di avvocato cassazionista, già magistrato con funzione di consigliere presso la Corte di Cassazione entro il biennio).
Cass. Sez. Unite,  n. 23728/2007 afferma che "La previsione dell'art. 38 r.d.l. 1578/1933 di una fattispecie disciplinare a forma libera non si pone in contrasto con l'art. 25 Cost. per la mancata definizione di tutti i comportamenti lesivi del decoro e della dignità professionale forense e della sanzione per ciascuno applicabile in quanto la detta previsione è integrata, ai fini della certezza dell'incolpazione, dal rinvio a concetti diffusi e generalmente condivisi dalla collettività in cui il professionista forense e il giudice disciplinare operano. Pertanto nel procedimento disciplinare il contraddittorio è garantito da una chiara contestazione dei fatti addebitati, non avendo peraltro alcun rilievo l'omessa o erronea indicazione delle norme violate. Il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero riconosciuto dall'art. 21 Cost. incontra i limiti posti dall'ordinamento a tutela dei diritti e delle libertà altrui aventi uguale proptezione e deve essere coordinato con altri interessi di rango pubblicistico e costituzionale tutelati  da leggi speciali quali quelli connessi all'ordinamento della professione di avvocato. Pertanto è deontologicamente rilevante il comportamento dell'avvocato che nella prefazione di un libro esprima un giudizio di inattendibilità di una soluzione giudiziaria, offendendo la reputazione del magistrato che aveva condotto il giudizio".
 
Non mi permetto di accusare la Cassazione di  corporativismo ma il rischio di corporativismo, anche per i giudici (e non solo per gli avvocati) esiste. Giustifica dunque la seguente vignetta.  
 


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Non sono certo di ben sapere cosa sia il pessimismo (O. Wilde)