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Cass. 7818/2014: danno per demansionamento non è "in re ipsa" ma OK a prove per presunzioni semplici

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 La Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 3 aprile 2014, n. 7818, afferma che "il diritto al risarcimento del danno non patriminiale, in tutti icasi in cui è ritenuto risarcibile, non può prescindere dalla allegazione da parte del richiedente degli elementi di fatto dai quali desumere l'esistenze e l'entità del pregiudizio".

Ha, tra l'altro, affermato che: "Pur dovendosi rilevare che per quanto attiene alla prova del danno, le SS.UU del 2008 (n. 26972), richiamate dalla stessa Corte territoriale, hanno ammesso che essa possa fornirsi anche per presunzioni semplici, deve, tuttavia, escludersi che il danno,sia “in re ipsa” (nello stesso senso Cass. SU n. 6572 del 24 marzo 2006),dovendo essere dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento, assumendo peraltro precipuo rilievo la prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi, che solo dall’interessato possono essere dedotti, si possa, attraverso un prudente apprezzamento, coerentemente risalire al fatto ignoto, ossia all’esistenza del danno, facendo ricorso, ai sensi dell’art. 115 c.p.c., a quelle nozioni generali derivanti dall’esperienza, delle quali ci si serve nel ragionamento presuntivo e nella valutazione delle prova."

LEGGI DI SEGUITO UNO STRALCIO DALLA SENTENZA 7818/2014 DELLA CASSAZIONE ...

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"IL TEMPO COME BENE DELLA VITA" di Roberto Caponigro

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 Su www.giustizia-amministrativa.it trovi un interessante articolo di Roberto Caponigro dal titolo "IL TEMPO COME BENE DELLA VITA". Questo l'indice: "1. Premessa – 2. Il tempo nell’azione amministrativa – 2.1 La durata del procedimento – 2.2 L’attività amministrativa obbligatoria – 2.3 La responsabilità pubblica da mero ritardo – 3. Il tempo nel processo amministrativo – 3.1 Il tempo come misura del danno e l’esigenza di tempestività del giudizio – 3.2 Il rilievo del tempo nell’interesse al ricorso – 3.3 Il dominus del ricorso ed i tempi del processo - 4. Conclusioni."

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Cassazione 13043/2014 sul restituzione somme a cliente da professionista non abilitato

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La Cassazione, in sentenza 13043/2014, depositata il 10 giugno 2014, scrive: "... in difetto della prova concernente la esatta individuazione dell'attività "protetta", richiedente, cioè, l'iscrizione in apposito albo professionale, il giudice di appello è ricorso, come si desume in motivazione, ad un calcolo approssimativo e probabilistico, non potendosi presumere che tutto il lavoro svolto dalla ... fosse contra legem. La sentenza impugnata ha, infatti, affermato che, stante la prevalenza dello svolgimento di attività non protettaespletata dalla ... ed avendo la stessa percepito i compensi forfettariamente, appariva equo limitare le somme da restituire al venti per cento di quelle riconosciute dal Tribunale, dovendosi discriminare,  "rispetto all'attività svolta, quali atti afferissero alla competenza di un professionista abilitato e quali, invece, alla normale attività generica" ... Tale liquidazione equitativa, rimessa al potere discrezionale del giudice di merito, non è suscettibile di sindacato in sede di legittimità, avendo detta motivazione della decisione dato adeguatamente conto del processo logico attraverso il quale si è pervenuti alla liquidazione stessa, nè è ravvisabile un vizio di extrapetizione per il ricorso al critario equitativo, rientrando nel potere ufficioso del giudice l'esercizio di detto potere discrezionale, espressione del più generale potere di cui all'art. 115 cpc (vedi Cass. n. 21103/2013; n. 4047/2013). Tale potere concernente la determinazione del quantum dovuto si distingue, infatti, da quello di emettere la decisione secondo equità ex art. 114 cpc, ipotesi richiedente la concorde richiesta delle parti (Cass. n. 2148/2000; n. 21103/2013).

Come ricorda Cass. 4047/2013, è stato ripetutamente affermato dalla Cassazione:
"- che il ricorso del giudice, ai sensi dell'art. 432 c.p.c., alla liquidazione equitativa della prestazione dovuta implica un giudizio di merito censurabile in sede di legittimità solo per insussistenza dei presupposti o per vizio di motivazione;
- che l'art. 432 c.p.c. che consente al giudice di procedere alla liquidazione equitativa, pur non derogando al principio dell'onere della prova sancito dall'art. 2967 c.c., trova applicazione allorchè il diritto sia certo ma sia impossibile oppure oggettivamente difficile la determinazione della somma dovuta alla stregua degli elementi acquisiti al processo;
- che il giudice è tenuto a dare congrua ragione del processo logico attraverso il quale perviene sia alla liquidazione equitativa che alla determinazione del quantum debeatur, indicando i criteri assunti alla base della decisione
."
Ebbene, anche nella fattispecie che ci occupa, la Corte territoriale è pervenuta alla decisione impugnata attraverso un percorso argomentativo coerente, immune da vizi ed adeguatamente motivato, onde le censure del Ministero ricorrente sono prive di fondamento.
Si ricordi pure che, secondo la sentenza della Cassazione, Sez. lavoro, n. 50 del 7/1/2009, "quando è certo il diritto alla prestazione spettante al lavoratore, ma non sia possibile determinare la somma dovuta, sicché il giudice la liquida equitativamente ai sensi dell'art. 432 cod. proc. civ., l'esercizio di tale potere discrezionale non è suscettibile di sindacato in sede di legittimità, purché la motivazione della decisione dia adeguatamente conto del processo logico attraverso il quale si è pervenuti alla liquidazione, indicando i criteri assunti a base del procedimento valutativo."

LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE N. 4047/2013 ...

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Bonito 6/6/2001

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Il 4/6/2001 l'On. Francesco Bonito presentò il progetto di legge che sarebbe poi diventato l. 339/03.

La sentenza della Corte costituzionale 189/01 porta la data 4-11 giugno 2001.

Coincidenze

 

La Corte di giustizia sdogana gli abogados stabiliti in Italia: non abusano del diritto UE

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La Corte di giustizia dell'Unione europea (Grande Sezione, Presidente Skouris ), con sentenza del 17 luglio 2014 (cause Torresi riunite C-58/13 e C-59/13 aventi ad oggetto le domande di pronuncia pregiudiziale proposte alla Corte, ai sensi dell'articolo 267 TFUE, dal Consiglio Nazionale Forense), ha stabilito:


1) che il Consiglio Nazionale Forense soddisfa i requisiti di indipendenza e di imparzialità che caratterizzano una giurisdizione ai sensi dell'articolo 267 del Trattato per il Funzionamento dell'Unione Europea (l'articolo 267 TFUE consente solo ai soggetti qualificabili "giurisdizioni" la possibilità di proporre quesiti pregiudiziali alla Corte di giustizia);


2) che non c'è abuso del diritto dell'Unione da parte dei cittadini di uno Stato membro (come il cittadino italiano laureatosi in Italia e iscrittosi in un albo forense spagnolo come "abogado") che, allo scopo di beneficiare di una normativa più favorevole, abbia acquisito un titolo professionale in un altro Stato membro, diverso da quello in cui risiede.

LEGGI DI SEGUITO (CLICCANDO SU "LEGGI TUTTO") LA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DEL 17 LUGLIO 2014 SULLE CAUSE RIUNITE C-58/13 E C-59/13 (ho sottolineato i passaggi salienti).

INVECE, CLICCA QUI PER COMINCIARE AD APPROFONDIRE, IN LINEA CON LE CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE NILS WAHL (IN VISTA DI UN PROSSIMO INTERVENTO DELLA CORTE EDU E FORSE DELLA CORTE COSTITUZIONLE SULLA SCIA DELLA SENTENZA 120/2014) LA SPINOSA QUESTIONE DELLA CARENZA DI TERZIETA'  DEL CNF. TALE QUESTIONE VIENE AMPIAMENTE ANALIZZATA  DALL'AVVOCATO GENERALE WAHL AI PUNTI DA 19 A 81 DELLE SUE CONCLUSIONI, PROPONENDOSI ALLA CORTE DI CONSENTIRE AL CNF DI PROPORRE QUESTIONI PREGIUDIZIALI EX ART. 267 TFUE MA, NEL CONTEMPO, TRACCIANDO LA STRADA PER UNA SERRATA CRITICA ALLA LEGITTIMITA' DEL CNF-GIUDICE SPECIALE IN RELAZIONE SIA ALL'ART. 6 CEDU, SIA IN RELAZIONE ALL'ART. 47 DELLA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA. Infatti, non sarà difficile, per usare le parole dell'Avvocato generale Wahl (punto 53 delle sue conclusioni), verificare se "nel diritto nazionale esistono disposizioni idonee a garantire l'indipendenza in senso stretto e l'imparzialità di tale organo e dei suoi componenti".

Ecco una vignetta sui rischi del corporativismo

ed ecco come la pensava Montesquieu

mentre tra i 12 punti elencati dal Governo Renzi per la riforma della giustizia si legge in tema di CSM (ma deve valere anche per il CNF: "chi giudica non nomina, chi nomina non giudica".

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Le generalizzazioni intellettuali sono sempre interessanti, ma le generalizzazioni in fatto di morale sono prive di ogni significato (O. Wilde)