Avvocati Part Time

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Avvocati Part Time

Un militare o appartenente a Forze dell'Ordine può essere praticante avvocato?

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(dalla newsletter di deontologia forense del CNF del 2 gennaio 2013)

Per consolidato orientamento di questo CNF l’iscrizione nel registro dei praticanti ovvero lo svolgimento della pratica forense è incompatibile con lo status di appartenente alle forze dell’ordine.
Nel caso di specie la risposta è nello stesso quesito così come posto. Infatti, l’appartenente a corpo militare, quale l’Aeronautica Militare, a prescindere dalle funzioni e/o mansioni svolte nell’ambito del rapporto, può assumere la qualifica di pubblico ufficiale e, quindi, su di lui può gravare l’obbligo di denunzia. Ciò trova conferma nella previsione di cui all’art. 7 bis del d.l. n. 92/2008, che ha previsto la possibilità di conferire agli appartenenti alle forze militari, in casi di necessità, le qualifiche e funzioni di pubblico ufficiale e di ufficiale di pubblica sicurezza, equiparandoli di fatto alle forze dell’ordine.
Anche a prescindere da una tale considerazione l’incompatibilità sussisterebbe, comunque, in ragione del vincolo di subordinazione gerarchica che caratterizza certamente i corpi militari, indipendentemente dal grado e dalle specifiche mansioni e/o funzioni prettamente amministrative svolte, incompatibile con l’indipendenza, segretezza e riservatezza che devono caratterizzare anche l’attività del praticante/tirocinante avvocato .
Per quanto esposto la tutela dei fondamentali doveri di segreto professionale e di fedeltà al cliente impongono di negare l’iscrizione dell’appartenente alle forze dell’ordine nel registro dei praticanti/tirocinanti.

Consiglio Nazionale Forense (rel. Morlino), parere del 17 luglio 2013, n. 87

Quesito n. 292, COA di Napoli

 

Corte EDU su "base legale" della prevedibilità delle sanzioni penali e art. 7 CEDU

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( dalla newsletter n. 42 di www.europeanrights.eu )


Fabio Maria Ferrari “Overruling giurisprudenziali delle Corti nazionali e prevedibilità delle modalità esecutive della pena: la Grande Camera, nel caso Rio Prada, amplia il perimetro di applicazione dell'art. 7 della CEDU”.

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Responsabilità dello Stato per omesso rinvio obbligatorio alla Corte di giustizia (art. 267 TFUE)

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Per approfondire la questione della responsabilità dello Stato-giudice a seguito della violazione dell'obbligo di rinvio alla Corte di giustizia, leggi, sul sito dell'associazione dei costituzionalisti, l'articolo di Giovanni Zampetti "Rinvio pregiudiziale di interpretazione obbligatorio e giudice amministrativo: natura giuridica, portata dell’obbligo ex art. 267, par. 3, Tfue e conseguenze della sua mancata osservanza (riflessioni a partire da Cons. Stato, sez. VI, n. 1244 del 5 marzo 2012 e Corte giust., C-136/12, del 18 luglio 2013)".
Questo il sommario:
1. La funzione del rinvio pregiudiziale di interpretazione e la ratio dell’obbligo ex art. 267, par. 3, Tfue: il giudice amministrativo di ultima istanza.
2. L’ordinanza del Consiglio di Stato n. 1244 del 5 marzo 2012 sulla portata dell’obbligo di rinvio pregiudiziale e la sentenza della Corte di giustizia, C-136/12, del 18 luglio 2013: le preclusioni processuali interne, la rilevanza della questione interpretativa e il problema della violazione dell’obbligo di rinvio.
3. Il potere di valutazione della rilevanza e del grado di chiarezza della norma di diritto dell’Unione da parte del giudice nazionale a fronte della responsabilità extracontrattuale dello Stato-giudice. Cenni sui possibili rimedi alla omissione del rinvio pregiudiziale obbligatorio.
4. Considerazioni conclusive.

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‘Employment Equality Directive’: può servire alle avvocatesse part time (e aspiranti tali)

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Le donne dipendenti pubblici a part time ridotto, in quanto discriminate in maniera indiretta nell'accesso all'avvocatura, e le avvocatesse che volessero accedere ad un impiego pubblico a part time ridotto e nel contempo continuare a svolgere la professione forense, in quanto discriminate in maniera indiretta nell'accesso all'impiego pubblico a part time ridotto, possono invocare (anche provocando una pocedura di infrazione a causa della sproporzionata incompatibilità prevista dalla l. 339/03 e dall'art. 18, lettera d, della legge di riforma forense n. 247/12) a propria tutela la Council Directive 2000/78/EC of 27 November 2000 establishing a general framework for equal treatment in employment and occupation (‘Employment Equality Directive’.

A supporto delle loro giuste rivendicazioni di accesso al lavoro potranno trovare utile il Rapporto della Commissione europea, del 17 gennaio 2014, "Joint Report on the application of Council Directive 2000/43/EC of 29 June 2000 implementing the principle of equal treatment between persons irrespective of racial or ethnic origin (‘Racial Equality Directive’) and of Council Directive 2000/78/EC of 27 November 2000 establishig a general framework for equal treatment in employment and occupation (‘Employment Equality Directive’)". Link al Report dall'ottimo sito www.marinacastellaneta.it

Interessante pure il documento di lavoro allegato al Report, che raccoglie anche la giurisprudenza della Corte di giustizia in materia di normativa antidiscriminazione. Vi si legge, tra l'altro, in tema di discriminazione indiretta delle donne, realizzata attraverso ostacoli frapposti al loro lavoro a part time (sia professionale che da impoiegato): "Indirect discrimination occurs where a seemingly neutral provision, criterion or practice still puts you at a particular disadvantage compared to others because you are, for example, older, disabled or homosexual. This concerns measures which may look neutral and unproblematic at first sight but nevertheless have a discriminatory effect on a particular group of people. An employer’s refusal to hire persons who cover their head or face may appear neutral, but it will mainly affect Muslims and may therefore qualify as indirect discrimination based on religion or belief. It does not matter whether the discrimination was intentional or not. Often statistical information is useful to demonstrate indirect discrimination: for example when considering whether rules that are unfavourable for part-time workers indirectly discriminate against women, the fact that most part-time workers are women must be borne in mind." Link dall'ottimo sito www.marinacastellaneta.it

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Un manuale (aggiornato al 2014) dalla Corte EDU sul principio di non discriminazione

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L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e la Corte europea dei diritti dell’uomo hanno recentemente pubblicato un manuale di diritto europeo della non discriminazione.

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Un pò di sincerità è pericolosa, molta sincerità è assolutamente esiziale (O. Wilde)